Massimo Blandini
Il 24 novembre 2026 ricorreranno i duecento anni dalla nascita di Carlo Collodi, lo scrittore fiorentino che ha regalato al mondo uno dei personaggi più amati della letteratura: Pinocchio. Un anniversario importante, che offre l’occasione per riscoprire non soltanto l’autore del celebre burattino, ma anche l’uomo, il giornalista e il patriota che attraversò da protagonista una stagione decisiva della storia italiana. Verrà ricordato alla Marco Polo, la Scuola Italiana di Sydney, una scuola di lingua e cultura italiana, che ha sede al numero 1 di Coolatai Crescent a Bossley Park, nel Nuovo Galles del Sud (Australia). Dietro lo pseudonimo di Carlo Collodi si nasconde Carlo Lorenzo Filippo Giovanni Lorenzini, nato a Firenze il 24 novembre 1826 in via Taddea, in una famiglia di modeste condizioni economiche. Il padre, Domenico, originario di Cortona (Arezzo), lavorava come cuoco, mentre la madre, Angiolina Orzali, era sarta e cameriera, ambedue al servizio dei marchesi Ginori. Angiolina era figlia del fattore, dei marchesi Garzoni Venturi, che amministrava il podere di Veneri, alle porte della località di Collodi, frazione di Pescia, in provincia di Pistoia, il cui nome ispirò lo pseudonimo adottato da Lorenzini. Durante la giovinezza studiò in seminario, ma scelse presto una strada diversa da quella ecclesiastica, dedicandosi alla politica, al giornalismo e alla scrittura. Erano anni in cui l’Italia cercava la propria unità e Collodi partecipò con convinzione a quel clima di speranza e cambiamento. Patriota risorgimentale, prese parte come volontario alla prima guerra d’indipendenza del 1848 e tornò a impegnarsi nel 1859, durante la seconda guerra d’indipendenza. Accanto all’impegno politico, coltivò una passione profonda per la stampa e per il dibattito pubblico. Nel 1853 fondò il quotidiano satirico Il Lampione, attraverso il quale osservava con ironia la società e la politica del tempo. La pubblicazione fu censurata dal governo toscano e riprese dopo l’Unità d’Italia, nel 1860. Collodi lavorò anche come funzionario pubblico e giornalista, occupandosi di politica, cultura e teatro. Aveva uno spirito brillante, amava gli spettacoli e sapeva cogliere, dietro le abitudini quotidiane, le contraddizioni della società. Fu soprattutto attraverso la scrittura, però, che riuscì a lasciare un segno destinato a durare. Prima di diventare famoso come autore per ragazzi, scrisse articoli, racconti e opere come Un romanzo in vapore, pubblicato nel 1856, I misteri di Firenze, del 1857, e Giannettino, uscito nel 1877. Il suo interesse per l’educazione e per il mondo dell’infanzia trovò la sua espressione più felice in Le avventure di Pinocchio. La storia apparve a puntate nel 1881 sul Giornale per i bambini, con il titolo La storia di un burattino, e venne pubblicata in volume nel 1883. Il successo del libro si è rivelato straordinario, andando ben oltre le aspettative del suo autore. Pinocchio è un burattino di legno che sogna di diventare un bambino vero. Curioso, impulsivo e spesso disobbediente, si lascia ingannare, commette errori e deve fare i conti con le conseguenze delle proprie scelte. Nel suo cammino incontra personaggi indimenticabili, dal Grillo Parlante alla Fata dai capelli turchini, fino al Gatto e alla Volpe. Ma il cuore della storia non è soltanto nelle sue avventure: è nella possibilità di cambiare, di riconoscere i propri sbagli e di imparare a essere responsabili. È questo, probabilmente, uno dei motivi per cui Pinocchio continua a parlare a lettori di ogni età. Non è un protagonista perfetto, e proprio per questo appare così vicino alle persone reali. Nel corso del tempo, il libro ha ispirato film, spettacoli teatrali, cartoni animati e traduzioni in numerose lingue, diventando un patrimonio della cultura mondiale. Collodi morì a Firenze il 26 ottobre 1890, senza poter assistere alla diffusione internazionale della sua opera. A due secoli dalla nascita, ricordarlo significa rendere omaggio a uno scrittore capace di trasformare una storia per bambini in un racconto universale sulla crescita, sulla libertà e sulla responsabilità. Il suo Pinocchio continua a far sorridere, commuovere e riflettere, ricordandoci che sbagliare fa parte del cammino e che diventare migliori richiede coraggio, pazienza e amore. Un’eredità preziosa, che merita di essere celebrata non soltanto per la fama raggiunta, ma soprattutto per la sua straordinaria capacità di restare viva nel cuore dei lettori.














