NewTuscia – VITERBO – Il tributarista-influencer Daniele Moretti è finito agli arresti domiciliari con braccialetto elettronico su disposizione del GIP di Roma, accusato dalla Guardia di Finanza di essere la mente dietro a una colossale frode fiscale da oltre 14 milioni di euro.
L’indagine ha svelato una complessa rete di cooperative “usa e getta” e un’incredibile doppia vita tra la finanza occulta dei Parioli e i social network.
Daniele Moretti, 51 anni, originario di Tarquinia e residente a Marina Velca, gestiva lo “Studio tributario Moretti & partners” con lussuose sedi a Roma (in viale Parioli), Milano e Viterbo. Sebbene nelle carte giudiziarie venisse indicato come commercialista, l’Ordine dei Dottori Commercialisti di Viterbo ha smentito categoricamente la sua iscrizione all’albo: Moretti operava di fatto come consulente tributario e finanziario non iscritto.
Nonostante questo, era diventato il punto di riferimento di un portfolio clienti vastissimo, che andava dai colossi della logistica e delle costruzioni fino alla ristorazione.
Il sistema fraudolento architettato da Moretti si basava sull’utilizzo strategico di cooperative di comodo. Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti il sistema si basava su: Falsa esternalizzazione. Lo studio mascherava oltre 2.500 lavoratori dipendenti facendoli figurare come soci di cooperative esterne; elusione dei contributi: in questo modo, le società clienti abbattevano fittiziamente il costo del lavoro, distaccando e sottopagando dipendenti che non ricevevano le tutele e i contributi dovuti; il buco fiscale: il giro di fatture false e compensazioni illecite ha permesso di sottrarre al fisco 14 milioni di euro, cifra interamente coperta da un decreto di sequestro preventivo eseguito sui beni di Moretti e dei suoi presunti complici (l’indagine conta altri 8 indagati).
A colpire gli investigatori e l’opinione pubblica è stata la stridente dicotomia della vita di Moretti. Sui social network, in particolare su Instagram, il consulente si comportava come un vero e proprio influencer del lusso: immortalava voli in elicottero, vacanze esclusive a Porto Rotondo, pomeriggi nei campi da golf e tramonti mozzafiato da un resort di sua proprietà in Kenya.
Con amara ironia, tra i vari progetti finanziati e sponsorizzati da Moretti figurava persino la produzione di un’opera cinematografica incentrata sui temi della povertà e del riscatto sociale, mentre parallelamente accumulava ricchezze illecite evadendo le tasse dello Stato.
L’operazione delle Fiamme Gialle ha bloccato il network criminale. Moretti dovrà ora rispondere di gravi reati tributari ed economico-finanziari. Le indagini proseguono per analizzare la clientela dello studio e stabilire il livello di consapevolezza delle aziende che beneficiavano dei suoi servizi per “abbattere” il carico fiscale.
L’inchiesta condotta dal 6° Nucleo Operativo Metropolitano della Guardia di Finanza di Roma ha fatto luce sui dettagli tecnici della maxi frode orchestrata da Daniele Moretti. Il sistema non si limitava a evadere le tasse, ma sfruttava un preciso schema societario per generare enormi profitti illeciti sulle spalle dei lavoratori e dello Stato.
- La creazione delle cooperative “apri e chiudi”: lo studio di Moretti costituiva una fitta rete di società cooperative esterne di comodo. Queste strutture nascevano con l’unico scopo di accollarsi la forza lavoro e venivano sistematicamente messe in liquidazione o fatte sparire non appena accumulavano ingenti debiti erariali e contributivi (da qui la definizione di coop “usa e getta”).
- Il falso distacco (esternalizzazione fittizia): quasi 2.500 lavoratori venivano formalmente assunti da queste cooperative, ma nei fatti venivano “prestati” e distaccati presso le aziende clienti (operanti soprattutto nei settori della logistica, delle costruzioni e della ristorazione). Questo distacco era totalmente fittizio, poiché i dipendenti continuavano a prestare servizio stabilmente per le aziende beneficiarie finali.
- L’azzeramento dei costi fiscali e contributivi: le cooperative emettevano fatture verso le imprese clienti per le prestazioni della manodopera. Le aziende clienti scaricavano i costi e abbattevano l’IVA. Al contempo, le cooperative fittizie compensavano i contributi previdenziali (INPS) e assistenziali (INAIL) dovuti per i lavoratori utilizzando crediti d’imposta inesistenti o semplicemente omettendo i versamenti, accumulando un buco milionario nei confronti del Fisco.
I lavoratori, ignari o costretti ad accettare, rimanevano privi di coperture contributive reali e subivano un forte danno sul fronte previdenziale.
I conti correnti e i “Cash Dog”: le Fiamme Gialle hanno bloccato tutte le disponibilità finanziarie e i conti bancari riferibili agli indagati e allo studio tributario. Durante le perquisizioni nelle abitazioni e negli uffici, i militari si sono avvalsi dei “cash dog”, unità cinofile specializzate nel fiutare le banconote nascoste; beni di lusso confiscati: il patrimonio aggredito include i simboli della ricchezza che l’influencer ostentava sui social: ville di pregio, quote societarie, auto di lusso e persino uno yacht; il resort in Kenya: sotto la lente degli investigatori è finito anche l’esclusivo resort di proprietà di Moretti situato in Kenya, per comprendere se parte dei 14 milioni di euro sottratti al fisco italiano sia stata riciclata all’estero per finanziare la struttura ricettiva o altre attività extraterritoriali.














