NewTuscia – ROMA – «Una ragazza di 16 anni ha subito una violenza sessuale mentre rientrava a casa dopo una serata tra amiche. L’altra ragazza che era con lei, anche lei minorenne, è stata costretta ad assistere alla violenza, dopo essere stata minacciata con un coltello. È una vicenda gravissima, che provoca dolore e indignazione. A loro va innanzitutto il mio pensiero e il chiaro sostegno al loro diritto di essere ascoltate, protette e accompagnate in un percorso », dichiara la consigliera regionale Alessandra Zeppieri.

«A sedici anni si dovrebbe poter tornare a casa liberamente, senza temere per la propria incolumità. Eppure, ancora oggi, alle ragazze viene continuamente chiesto di stare attente, di essere prudenti, di preoccuparsi della propria sicurezza. Si finisce così per trasferire sulle potenziali vittime la responsabilità di prevenire la violenza, come se fosse loro il compito di evitare comportamenti che nessuna persona dovrebbe mai subire.

Non possiamo accettare che la paura diventi una componente ordinaria della libertà femminile. Non dobbiamo insegnare alle ragazze a temere il mondo, ma costruire una società nella quale possano attraversarlo senza sentirsi costantemente in pericolo.

In vista del 25 novembre, Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne, è necessario ribadire che la solidarietà e la condanna non bastano. La violenza di genere richiede un impegno politico continuativo, politiche pubbliche adeguate e risorse certe. Non possiamo occuparcene soltanto quando un episodio drammatico conquista le cronache.

Come consigliera regionale, ritengo prioritario rafforzare la prevenzione e gli strumenti di contrasto alla violenza, investendo nell’educazione sessuo-affettiva e al consenso nelle scuole, nel sostegno ai centri antiviolenza, nei servizi territoriali e nei percorsi di ascolto e protezione per chi trova il coraggio di chiedere aiuto o denunciare. È altrettanto necessario intervenire sul piano culturale, mettendo in discussione quei modelli patriarcali che alimentano il possesso, il controllo e la sopraffazione.

La responsabilità delle istituzioni è trasformare l’indignazione in azioni concrete e durature. Le ragazze e le donne hanno diritto a vivere senza paura, senza dover limitare la propria libertà per proteggersi dalla violenza altrui.

Vogliamo che le nostre figlie siano libere, non semplicemente prudenti. È una responsabilità collettiva dalla quale nessuna istituzione può sottrarsi», conclude Zeppieri.