NewTuscia – FIRENZE – In merito ai tagli dei Fondi di Coesione dell’Unione Europea intervengono criticamente anche l’assessore regionale all’ambiente David Barontini e la Presidente della Commissione Politiche Europee e internazionali Irene Galletti, entrambi in missione a Bruxelles per la Settimana europea delle regioni e delle città.
«I tagli alle risorse per clima e ambiente e il superamento di LIFE come programma autonomo indeboliscono la capacità dell’Unione di affrontare le sfide ambientali. Sono a rischio biodiversità, ripristino degli ecosistemi, economia circolare, innovazione ambientale e bonifica dei siti contaminati, con interventi più lenti, maggiori costi per i bilanci regionali e locali e ritardi nel recupero delle aree. Potrebbero inoltre diminuire le risorse per l’adattamento climatico e la prevenzione di alluvioni, incendi e ondate di calore. L’integrazione dei fondi in strumenti più ampi rischia di rendere meno visibili le priorità ambientali e di aumentare la competizione per le risorse. La transizione ecologica richiede finanziamenti stabili, obiettivi verificabili e strumenti adeguati: ridurli allontanerebbe gli obiettivi europei dalla loro realizzazione sui territori» dichiara Barontini.
«Nel negoziato sul prossimo bilancio europeo ci sono scelte che rischiano di penalizzare direttamente le Regioni. La prima è la riserva di flessibilità del 25%, perché trattenere una quota così alta per eventuali emergenze significa rendere molto più difficile programmare investimenti pluriennali. La seconda riguarda il nuovo Fondo per la competitività: una parte crescente dei finanziamenti sarà assegnata attraverso bandi diretti, senza criteri di riequilibrio territoriale, dentro un sistema in cui parte avvantaggiato chi ha amministrazioni, imprese e strutture progettuali più forti, spesso nel Nord Europa. C’è poi una scelta politica molto netta: mentre coesione e agricoltura perdono peso nel bilancio europeo, il 53% del Fondo per la competitività (circa 131 miliardi di euro) viene indirizzata a sicurezza, difesa e spazio. Si spostano cioè risorse dalla riduzione dei divari territoriali e dagli investimenti nei territori verso il riarmo europeo, destinando a transizione pulita e decarbonizzazione appena l’11% del fondo e a salute, biotecnologie, agricoltura e bioeconomia circa il 9%. Il messaggio che arriva è difficile da equivocare: mentre famiglie, lavoratori e imprese fanno i conti con salari bassi, costi crescenti e difficoltà economiche profonde, l’Europa sceglie di convertirsi a un’economia di guerra» aggiunge Galletti.














