Elfbar Pods invece dell’usa e getta: cosa cambia nel passaggio

Dopo qualche giorno la piccola sigaretta elettronica usa e getta è esaurita. Niente ricarica, niente riempimento: resta solo la strada del cestino, ed è proprio lì che comincia il problema. Batteria, elettronica e residui di liquido non vanno nell’indifferenziato. Chi svapa regolarmente accumula così, nel corso di un anno, una quantità sorprendente di rifiuti elettronici.

Un’alternativa sono i sistemi pod come gli Elfbar Pods, in cui si sostituisce solo una parte. Il principio è semplice, ma nella vita quotidiana comporta qualche cambiamento: dalla ricarica della batteria al corretto utilizzo delle cartucce, fino alla domanda su dove vadano, alla fine, i componenti esausti.

La batteria resta, la cartuccia cambia: come funziona una sigaretta elettronica a pod

Un sistema pod è composto da due parti: una batteria ricaricabile e una cartuccia a innesto, il pod, che contiene liquido e atomizzatore. Un esempio diffuso è la serie ELFA del marchio Elfbar, per la quale esistono sia cartucce preriempite sia gli Elfbar Pods vuoti, da riempire con un liquido a scelta. In entrambi i casi la batteria resta in uso e si cambia soltanto la cartuccia.

Per chi arriva dall’usa e getta, il funzionamento risulta familiare. Anche qui non c’è alcun pulsante: basta aspirare dal bocchino per attivare il dispositivo.

La differenza decisiva sta nella batteria. Si ricarica con un cavo USB-C e accompagna chi la usa per molte cartucce. Alla fine di ogni cartuccia, invece di un dispositivo intero, tra i rifiuti finisce solo un piccolo componente in plastica con l’atomizzatore.

Primi giorni con il nuovo dispositivo: cinque accorgimenti per evitare fastidi

La maggior parte dei dubbi iniziali riguarda i primi minuti con il nuovo dispositivo. Questi accorgimenti aiutano a partire con il piede giusto:

  • Caricare prima del primo tiro: I dispositivi nuovi sono spesso carichi solo in parte. Una ricarica completa all’inizio evita che la batteria si scarichi proprio quando si è fuori casa.
  • Togliere l’adesivo protettivo: Molte cartucce nuove hanno sul fondo un adesivo che impedisce un’attivazione accidentale nella confezione. Va rimosso prima dell’inserimento.
  • Inserire bene la cartuccia: Il pod si inserisce dall’alto finché non si sente che è in sede. Se resta storto, il dispositivo non produce vapore o ne produce poco.
  • Non forzare i pod preriempiti: Le cartucce preriempite non sono pensate per essere riempite di nuovo. Chi le apre con la forza rischia che il liquido fuoriesca sui contatti. Per il riempimento fai-da-te esistono apposite cartucce vuote.
  • Non lasciarlo al sole: Chi d’estate passa un pomeriggio sul Lago di Bolsena ritrova spesso l’auto rovente. Batteria e cartucce non vanno lasciate sul cruscotto: il calore danneggia la batteria e può far fuoriuscire il liquido.

Su gusto e intensità di nicotina, chi passa ai pod di solito non deve reimparare nulla. Le cartucce preriempite contengono in genere sali di nicotina, come avviene anche nei dispositivi usa e getta, e offrono gusti simili.

Svapare con meno rifiuti elettronici, ma non a impatto zero

Il vantaggio maggiore emerge alla fine dell’utilizzo. Con l’usa e getta, ogni volta finiscono nei rifiuti una batteria completa e tutta l’elettronica. Con il sistema pod la batteria resta in uso per settimane o mesi e si sostituisce solo la cartuccia. Il governo britannico ha motivato proprio così il divieto delle sigarette elettroniche usa e getta, in vigore da giugno 2025: i dispositivi vengono per lo più gettati anziché riciclati e le loro batterie al litio possono provocare incendi negli impianti di trattamento dei rifiuti.

Anche in Italia c’è molto da recuperare: secondo il sistema di gestione Erion, oggi viene raccolta solo circa una batteria portatile su tre. L’obiettivo dell’UE per il 2027 è del 63 per cento.

Rifiuti zero, comunque, non è possibile. Le cartucce vuote contengono residui di liquido e una piccola resistenza, e anche la batteria prima o poi arriva a fine vita. L’importante è che entrambe finiscano nei canali giusti. Chi riempie da sé le cartucce riduce ulteriormente i rifiuti, perché una cartuccia regge più riempimenti.

A Viterbo, dove portare vecchi dispositivi e batterie

Le sigarette elettroniche esauste rientrano tra i RAEE, più precisamente nel raggruppamento dei piccoli apparecchi. Non vanno né nell’indifferenziato né nei contenitori della raccolta differenziata. A Viterbo il Centro di Raccolta Comunale di Grotte Santo Stefano, in via Lucca 8, accetta apparecchi elettrici ed elettronici, pile e accumulatori.

Dal 31 marzo 2025 valgono orari di apertura modificati: martedì e giovedì dalle 7 alle 12.40, venerdì con orario continuato fino alle 18.20. Gli orari aggiornati sono pubblicati da Viterbo Ambiente. Possono accedere le utenze iscritte al ruolo TARI del Comune di Viterbo, esibendo un documento d’identità e l’ultimo avviso o pagamento TARI.

Per informazioni Viterbo Ambiente risponde allo 0761 253997 o al numero verde 800 814 848. Prima del conferimento conviene togliere un’eventuale cartuccia ancora inserita, così che il liquido non finisca nel contenitore di raccolta.

Un’altra possibilità è il ritiro «uno contro zero»: i negozi con una superficie di vendita di apparecchiature elettroniche superiore a 400 metri quadrati devono ritirare gratuitamente i piccoli RAEE fino a 25 centimetri, anche senza alcun acquisto.

Cartucce con il proprio liquido: come riempirle correttamente

Le cartucce vuote sono una via di mezzo tra il pod preriempito e il classico dispositivo con serbatoio. Nell’UE serbatoi e cartucce delle sigarette elettroniche possono contenere al massimo due millilitri, ed è anche la capienza degli Elfbar Pods vuoti della serie ELFA: il riempimento si fa quindi in un attimo. Il foro di riempimento è di solito chiuso da un piccolo tappino. Il flacone va appoggiato leggermente inclinato e la cartuccia non va riempita fino all’orlo: un piccolo spazio d’aria evita che, al momento dell’inserimento, il liquido venga spinto nel condotto dell’aria.

Dopo il primo riempimento il cotone dell’atomizzatore ha bisogno di qualche minuto per impregnarsi. Chi aspira subito rischia un tiro secco dal sapore di bruciato, che può danneggiare in modo permanente la resistenza. Anche in seguito conviene rabboccare prima che la cartuccia sia del tutto vuota.

Una cartuccia ricaricabile, però, non dura per sempre. Se il gusto cala sensibilmente o il vapore sa di bruciato, l’atomizzatore è esaurito e la cartuccia va sostituita. I liquidi molto densi, con un’alta percentuale di VG, possono mettere in difficoltà i piccoli atomizzatori dei sistemi pod e provocano più facilmente tiri secchi.