Stefano Stefanini
NewTuscia – ORTE – La Veglia di Preghiera Diocesana e memoria del Transito di san Francesco, presieduta da S.E. Mons. Marco Salvi, Vescovo di Civita Castellana si svolgera’ sabato 3 Ottobre alle ore 21.00 presso la Chiesa “francescana” di Sant’Antonio in Orte Scalo.
La celebrazione si inquadra nell’ Ottavo Centenario della morte di San Francesco d’Assisi, patrono d’Italia.
Il Parroco don Hilarion Mafula, con i confratelli della Fraternita’ dell’Ordine Francescano Secolare dei Santi Antonio e Bernardino di Orte ospiteranno le Comunita’ provenienti dalle parrocchie della Diocesi di Civita Castellana.
Verra’ celebrato e ricordato il momento dell’incontro di San Francesco con “sorella morte”, quando nei pressi della Porziuncola il 3 ottobre 1226 chiese di essere deposto sulla nuda terra, rivestito di un saio coperto di cenere, cantando il Salmo 141 e ascoltando la lettura del Vangelo di Giovanni.
La tradizione narra l’arrivo festoso di uno stormo di allodole sui tetti al momento del trapasso, nonostante l’ora del tramonto.
In questo contesto si colloca la memoria del passaggio di San Francesco a Orte nel 1209 e dell’ininterotta presenza dei suoi seguaci nella Citta’ sino ai giorni nostri, in particolare con il Parroco “costruttore” della Chiesa di sant’Antonio, Padre Geremia Subiaco.

La chiesa “Francescana” di Sant’Antonio in Orte Scalo
Le fonti biografiche attestano che Francesco, di ritorno da Roma, sostò ad Orte per quindici giorni, insieme ai suoi compagni. Secondo la tradizione, proprio in questo tempo egli rinnovò radicalmente la sua scelta di vita, stringendo simbolicamente un “patto matrimoniale” con Madonna Povertà:
“Quel luogo era deserto e non vi passava quasi nessuno. Erano felicissimi di non vedere e di non possedere alcuna cosa vana o dilettevole ai sensi. Cominciarono così a stringere un patto d’alleanza con la santa povertà e, nella grande consolazione di essere privi di tutto ciò che il mondo ama, si proponevano di vivere poveri per sempre e ovunque, come in quel momento.
E poiché, liberi da ogni preoccupazione terrena, trovavano piacere solo nelle consolazioni divine, deliberano irrevocabilmente di non sciogliersi mai, per nessuna tribolazione o tentazione, dall’abbraccio della povertà.” (cfr. Fonti Francescane, n.n. 378-381).
Rimane oggetto di studio e di ricerca trovare il luogo preciso del soggiorno di San Francesco in Orte: tra le ipotesi più accreditate vi sono San Nicolao, San Lorenzo e, con maggiore probabilità, l’area del colle di San Bernardino, presso l’antica necropoli.
Tommaso da Celano riferisce che Francesco e i suoi compagni si recavano in città per chiedere l’elemosina e custodivano, quanto non consumato, nei sepolcri circostanti, trasformando anche quel gesto in segno di gratitudine e fiducia nella Provvidenza.
Al di là delle ricostruzioni storiche, questo episodio assume un valore profondamente simbolico: quel “pane” custodito tra le tombe diventa immagine di una fede che attraversa il tempo e continua a nutrire il popolo di Dio, mostrando come il passaggio di Francesco abbia generato una fecondità spirituale duratura nella comunità di Orte.
Accanto alla memoria di Francesco, emergono infatti figure e presenze che testimoniano la continuità di questo cammino: dalle prime comunità francescane, ai santi e beati legati al territorio, fino al passaggio di grandi maestri della spiritualità come San Bonaventura e San Tommaso d’Aquino. Si ricordano inoltre, alcuni beati francescani il beato Teobaldo, beato Benigno Romano e il beato Giovanni: quel pane custodito nelle tombe continua a nutrire molti.
Infatti la tradizione si arricchisce ulteriormente con la presenza delle Clarisse, con il ricordo di San Bernardino da Siena — a cui è attribuito il dono del quadro della Madonna ancora oggi venerato nella processione dell’Assunta — e con la testimonianza di altri protagonisti della vita ecclesiale locale, tra cui il venerabile Giovanni Maria Tenderini, cappuccino e poi vescovo di Orte che più di una volta chiamò San Leonardo da Porto Maurizio a predicare nel nostro territorio.
Il legame con la spiritualità francescana, custodito nel tempo attraverso istituzioni e luoghi significativi, continua ancora oggi a rappresentare una fonte viva di “nutrimento” per la comunità cristiana nella sua interezza.
















