Una vita in divisa, l’appartenenza ai Bersaglieri e il volontariato nella Croce Rossa di Orte
Stefano Stefanini
NewTuscia – ORTE – È scomparso recentemente a 86 anni il generale di Brigata Antonio Diglio, che ha scelto Orte come buon ritiro di questi ultimi anni.
Antonio Diglio era nato a Genova il 20 febbraio 1940, figlio di un pianista, maestro di musica, e di una casalinga.
Nel 1958, poco dopo aver conseguito il diploma, lascia la famiglia per entrare all’Accademia Militare di Modena, iniziando il percorso come Allievo Ufficiale nel corpo della Fanteria dell’Esercito Italiano. In quegli anni prende forma anche un’altra sua aspirazione: quella di entrare nell’Aeronautica. Sarà però la madre, preoccupata per i rischi legati ai voli militari, a dissuaderlo da quella scelta.
Dopo due anni a Modena, nel 1961, consegue il grado di Sottotenente e dopo due anni alla scuola di applicazione di Torino consegue il grado di Tenente; inizia così il servizio nei Bersaglieri, corpo al quale rimarrà profondamente legato per tutta la vita.
Negli anni successivi consegue il brevetto di paracadutista dopo un periodo di addestramento tra Pisa e Livorno, durante il quale effettua sette lanci.
È proprio durante il periodo trascorso a Pisa, nel 1964, che la sua vita prende una direzione inattesa anche sul piano personale. Conosce Bernadette, ballerina francese arrivata in Italia con una Compagnia teatrale impegnata in una tournée la cui direzione orchestrale era affidata al padre del giovane tenente dei Bersaglieri. Tra i due nasce rapidamente un sentimento profondo.
Dopo la nascita del primo dei tre figli e il matrimonio, la famiglia si trasferisce a Novara, dove il Tenente Antonio Diglio presta servizio presso le caserme Cavalli e Passalacqua.
Successivamente viene trasferito, con il grado di Capitano, a Bellinzago Novarese, al 28° Battaglione Bersaglieri “Oslavia”, dove, dopo alcuni anni alla guida della Prima Compagnia, diventa dapprima Maggiore e vice comandante di battaglione ed in seguito, da Tenente Colonnello, viene chiamato ad assumere il comando dell’intero Battaglione.
Sarà un incarico particolarmente importante per lui. Quel reparto resterà per sempre nei suoi ricordi e nel suo cuore, come una delle esperienze più significative della sua vita militare.

All’inizio degli anni Ottanta gli viene prospettata la possibilità di assumere il comando della Scuola Allievi Ufficiali di Modena. L’incarico sarà però affidato a un altro ufficiale e ad Antonio viene proposta una seconda possibilità: il comando del 77° Battaglione di Fanteria di Cesano.
Nel 1984, già con il grado di Tenente Colonnello, si trasferisce insieme alla moglie e ai figli a Cesano di Roma. Per tre anni assume il comando del 77° Battaglione, esperienza che rappresenterà un altro momento importante della sua carriera. Successivamente presta servizio presso lo Stato Maggiore dell’Esercito (SME) fino al 1989.
Quello stesso anno gli viene affidato un nuovo incarico importante ,il comando del Distretto Militare di Catania, ormai con il grado di Colonnello.
Nell’ottobre del 1989 si trasferisce quindi nuovamente con tutta la famiglia, questa volta a Catania, dove rimane per oltre due anni alla guida del Distretto Militare.
Terminato quell’incarico, prosegue il servizio presso il Comando della regione militare di Palermo, dove raggiunge il grado di Generale di Brigata.
Nel 1996 conclude la sua carriera militare e accede alla pensione, rimanendo per un periodo a disposizione dell’Amministrazione della Difesa per eventuali ulteriori esigenze di servizio.
Nel corso della sua carriera ha ricevuto numerosi riconoscimenti. Tra questi, il titolo accademico in Scienze Strategiche, riconosciuto sulla base del percorso di studi svolto presso l’Accademia Militare di Modena e la Scuola di Applicazione di Torino, oltre alla prestigiosa Medaglia Mauriziana conferitagli dal Ministero della Difesa.
Ma la fine della carriera militare non rappresenta per Antonio la fine dell’impegno e della partecipazione alla vita degli altri. Anche da pensionato infatti continua a mantenersi attivo dedicandosi al volontariato, prima presso la Croce Rossa e successivamente presso la Misericordia, entrambe con sede ad Orte.
È stato per la sua famiglia un punto di riferimento, un padre e un marito presente, attento alle necessità dei suoi cari e capace di assumersi fino in fondo le responsabilità di un capofamiglia.
Nel 2002 perde la sua amata moglie Bernadette, venuta a mancare all’inizio dell’estate. È una perdita profonda, che segna inevitabilmente una nuova fase della sua vita.
Negli anni successivi Antonio continua il suo percorso con la forza e la determinazione che lo hanno sempre contraddistinto, fino a quando, a seguito di un intervento chirurgico, una grave infezione acuta lo costringe ad affrontare un lungo e difficile periodo di cure e pesanti terapie antibiotiche post-operatorie, culminato con la sua scomparsa il 17 settembre 2026.
Ai suoi figli lascia un patrimonio fatto soprattutto di insegnamenti e di valori. Molti di questi sono profondamente influenzati dalla sua formazione militare, che Antonio ha sempre vissuto con convinzione e senso del dovere: la correttezza, l’onestà, il rispetto, il comportamento e il portamento, la puntualità, la determinazione e, soprattutto, la capacità di affrontare le difficoltà con forza e resilienza.
Antonio era un uomo intelligente, istruito e generoso, ma anche profondamente determinato e coerente con le proprie decisioni. Una persona dalla dialettica raffinata e fluente, capace di raccontare con grande vivacità gli episodi della propria vita, soprattutto quelli vissuti durante la lunga carriera militare.
I suoi racconti sapevano coinvolgere chi lo ascoltava. Alcuni erano avvincenti, altri sorprendenti, altri ancora esilaranti, spesso accompagnati da quella autoironia che gli permetteva di raccontare anche le situazioni più difficili con un sorriso.
Antonio continuerà a vivere nei racconti, negli insegnamenti e nei valori che ha lasciato a chi gli è stato vicino. E soprattutto continuerà a vivere nei suoi figli, nei suoi nipoti e in tutti coloro che lo hanno amato e conosciuto ad Orte.
















