NewTuscia – VITERBO – Il decreto scuola approvato dal Consiglio dei ministri sull’inserimento degli alunni stranieri nelle classi solleva più interrogativi di quanti ne risolva. È questa, in sintesi, la posizione della Cisl Scuola, espressa dalla segretaria generale Ivana Barbacci in una dichiarazione all’ANSA, all’indomani dell’intervento del ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara sul provvedimento.
Il primo nodo riguarda il senso stesso della norma. Per Barbacci, ascoltando le parole del ministro, l’obiettivo dichiarato è evitare eccessive concentrazioni di alunni con difficoltà linguistiche nelle stesse classi, favorendo così una migliore integrazione. “È un tema sul quale è giusto intervenire in maniera concreta”, riconosce la segretaria della Cisl Scuola.
Ma pochi giorni prima la presidente del Consiglio Giorgia Meloni aveva posto la stessa questione in termini diversi, sostenendo che non può accadere che in una classe italiana gli alunni italiani diventino minoranza. Per Barbacci le due impostazioni non coincidono: “Un conto è favorire l’inclusione, altro è considerare un problema la presenza numericamente prevalente di alunni stranieri”. Una distinzione che, secondo il sindacato, non è di poco conto, perché definisce lo spirito con cui la norma verrà letta e applicata nelle scuole.
Al di là delle intenzioni, la Cisl Scuola punta il dito su un problema molto concreto: la composizione delle classi dipende dalla realtà demografica dei territori, e in molte situazioni rispettare rigidamente il limite del 30% di alunni stranieri per classe rischia di essere estremamente difficile, se non impossibile.
Il timore del sindacato è che l’ennesima responsabilità finisca per ricadere sulle scuole e sui dirigenti scolastici, chiamati ad applicare una norma non sempre materialmente applicabile sul territorio.
Da qui la domanda che la Cisl Scuola pone al governo: serviva davvero una legge, o non sarebbe stato più efficace affidarsi all’autonomia delle scuole, sostenendola con risorse adeguate? Per il sindacato, se l’obiettivo reale è l’integrazione, gli strumenti da introdurre sono altri: più risorse per l’insegnamento dell’italiano, mediazione linguistica e culturale, organici adeguati e classi meno numerose perché l’inclusione non si costruisce fissando percentuali, ma mettendo le scuole nella condizione di realizzarla ogni giorno.
Anna Micozzi
Cisl Scuola Viterbo














