ACQUA: DA BENE COMUNE A MERCE PER IL PROFITTO

NewTuscia – VITERBO – L’articolo sulla situazione della Società per Azioni “Talete”, del Corriere di Viterbo, merita alcune considerazioni, non tanto per una citazione un po’ ambigua di Rifondazione Comunista nella storia della costituzione della società, quanto per le gravi omissioni su ciò che è successo nel frattempo e l’esplicito sostegno della privatizzazione di un bene, che non può essere proprietà di qualcuno per trarne profitto.

La nascita della “Talete” come Società per Azioni, avvenne con una mediazione rispetto alla costituzione di un’Azienda speciale al riparo dal carattere privatistico. Anche nel nostro partito vi furono accese discussioni, che alla prova dei fatti danno totalmente ragione a chi vedeva nel carattere privatistico della Società, anche se formata da sindaci azionisti, il varco per l’ingresso di privati attraverso l’acquisto di quote.

Il quotidiano viterbese, che pure fa una carrellata storica delle cattive gestioni della Talete, dal 2003 ad oggi, non fa cenno ad un evento di enorme portata come fu il Referendum del 2011, quando a stragrande maggioranza gli italiani votarono per la gestione pubblica dell’acqua e il controllo democratico dal basso della sua gestione.

Il rilievo politico del Referendum fu tale che nel 2014 la Regione Lazio varò una legge all’unanimità che prevedeva al posto delle attuali ATO provinciali, bacini idrografici più piccoli ed omogenei per produzione, reti e capacità di erogazione dell’acqua, con un rigoroso controllo della cittadinanza: Mentre i sindaci hanno condiviso gli interessi dei privati, votando senza neanche sentire i propri Consigli l’ingresso dei privati per un 40% di quote nella Spa.

La legge n.5 del 2014 è rimasta chiusa nei cassetti delle amministrazioni di centrosinistra e di centrodestra, con la multinazionale ACEA che acquista sempre più spazio a livello regionale. Intanto per favorire l’operazione “Privato è bello” da parte di chi oggi governa Talete ( sindaci e Presidente della Provincia) si ricomincia a parlare di deficit, di problemi di bilancio, negati appena qualche mese fa.

Il “Corriere di Viterbo” fa eco agli allarmi, sostenendo chiaramente la campagna per l’ingresso dei privati, che dovrebbero risanare il bilancio di “Talete” con capitale fresco. Punteranno a risanare la rete colabrodo che trasporta acqua? Investiranno nella ricerca di nuovi siti per prelevarne a sufficienza per i problemi di approvvigionamento, stante il grave cambiamento climatico in corso? risolveranno il problema della presenza dell’arsenico nell’acqua di molti Comuni? O investiranno per ricavare profitti da ciò che per i Viterbesi diventerà sempre più caro?

Noi siamo prontissimi a scommettere sull’ultimo scenario, ma nel frattempo rilanciamo la necessità di una mobilitazione per l’attuazione della legge n.5 del 2014.

Loredana Fraleone – segretaria di Rifondazione Comunista della Federazione di Viterbo/Tuscia