NewTuscia – VITERBO – Giorno di S. Rosa all’insegna della pace sincera e concreta: ieri, 4 settembre 2026 il gruppo di “Piazza Palestina”, promosso dal Tavolo per la pace di Viterbo, ha tenuto il suo presidio settimanale in p.zza del Plebiscito dedicandolo a colei che ha rappresentato, tra l’altro, la figura di una giovane appassionata di Dio, dei poveri, della pace e che, per loro, si è battuta per tutti i pochi anni della sua vita, cozzando contro la violenza del potere e l’incomprensione delle stesse Clarisse cui voleva unirsi.
In una piazza gremita di gente (molta di passaggio) è stato ricordato che il presidio va avanti da settembre dello scorso anno per denunciare quanto sta avvenendo a Gaza dal 7 ottobre del 2023, quello che la Commissione internazionale indipendente d’inchiesta istituita dall’ONU ha definito esplicitamente genocidio e, successivamente, ha allargato lo sguardo agli altri conflitti che insanguinano il mondo e al vertiginoso aumento delle spese militari, alimentato da quello che papa Leone XIV ha definito «un falso realismo che riarma le menti, le parole e le nazioni».
E’ stato ricordato che all’iniziativa sono stati invitati a partecipare anche il vescovo (che ha apprezzato l’iniziativa ma si è detto occupato in impegni precedenti) e la sindaca di Viterbo, dalla cui segreteria non sono pervenute risposte e questo è stato un contrasto con la notizia pubblicata da un notiziario locale alla presenza a
palazzo Gentili, dell’ambasciatore di Israele in Italia Johnatan Peled, che il 3 settembre avrebbe seguito il trasporto della macchina, banchettando con gli altri Vip della politica nostrana.
L’introduzione è terminata con un omaggio a don Ivo Bruni, che fino al suo ultimo giorno ha sostenuto logisticamente e moralmente il Presidio.
Inframezzati da brani musicali dal vivo e registrati sono poi partite le testimonianze, la lettura di poesie e di appelli. Il primo intervento è stata la poesia-testimonianza di un palestinese attualmente a Viterbo.
Ha inziato Khaled, un palestinese che vive attualmente a Viterbo, che ha scritto una poesia, dal titolo “Il grido di Piazza Palestina” che racconta, tra l’altro, la sua tragedia. Alcune strofe:
“Ieri Viterbo era luce, per Rosa, la Santa che volò, oggi questa piazza, orfana di festa, un silenzio si portò.
Ma un silenzio che urla, che squarcia il petto e la mente, perché il dolore, amici, non ha colore, né fazione,
né gente.
… A Gaza ho perso mura, sogni, il lavoro di una vita intera, e due figli, le mie stelle, spente in una sera.
Ma il mio martirio non ha fine, il mio sangue non si posa: ho un altro figlio là, dove ogni ora è una minaccia
spaventosa.
…. Popolo d’Italia, a chi mi capisce e a chi la pensa diversamente: la morte non distingue, e le lacrime
bruciano ugualmente.
Qui mi avete mostrato il calore dell’umanità, sia questa piazza testimone di verità….”
Una tragedia presente anche nel testamento inviato al mondo a giugno del 2025 dal giornalista di al Jazeera Anas Al-Sharif, palestinese 28enne, pochi giorni prima di morire, ucciso nella sua tenda a Gaza City: “ho vissuto il dolore in tutti i suoi dettagli e ho assaporato ripetutamente il dramma e la perdita. Nonostante ciò, non ho mai esitato a trasmettere la verità così com’è, senza falsificazioni o distorsioni. “
E poi altre poesie di palestinesi, come quella di Ni’mla Hassan, 46 anni:
“Una madre a Gaza non dorme… Ascolta il buio, ne controlla i margini, filtra i suoni uno ad uno
… E dopo che tutti si sono addormentati, si erge come uno scudo di fronte alla morte
Nel Presidio si è parlato e dibattuto tante volte anche sulla guerra russo-ucraina, per cui sono state lette poesie degli ucraini Boris e Lyudmyla Khersonsky, “Nasconditi sotto la coperta e tiratela sulla testa“, e del russo Evgenij Evtušenko “Vogliono i russi la guerra?”.
A conclusione dell’iniziativa, un laico ha letto la lettera aperta dell’arcivescovo di Napoli, Mons. Domenico
Battaglia:
“E voi che sprofondate nelle poltrone rosse dei parlamenti, abbandonate dossier e grafici: attraversate, anche solo per un’ora, i corridoi spenti di un ospedale bombardato; odorate il gasolio dell’ultimo generatore; ascoltate il bip solitario di un respiratore sospeso tra vita e silenzio, e poi sussurrate – se ci riuscite – la locuzione «obiettivi strategici».
Il Vangelo – per chi crede e per chi non crede – è uno specchio impietoso: riflette ciò che è umano, denuncia ciò che è disumano. … Se una legge non protegge il debole, è disumana. Se un profitto cresce sul dolore di chi non ha voce, è disumano….
Quando i cieli si riempiono di missili, guardate i bambini che contano i buchi nel soffitto invece delle stelle. Guardate il soldato ventenne spedito a morire per uno slogan… Il Vangelo non accetta i vostri comunicati “tecnici”. Scrosta ogni vernice di patria o interesse e ci lascia davanti all’unica realtà: carne ferita, vite spezzate…
Come Rosa riuscì a ricomporre i pezzi della famosa brocca rotta, così vorremmo che dalle macerie di Gaza e di tutti gli altri teatri di guerra potessero risorgere case, scuole e ospedali; luoghi sicuri nei quali, prima di tutti, le bambine e i bambini possano crescere senza paura e costruire liberamente il proprio futuro.
Quest’anno le festività di Santa Rosa sono state ufficialmente dedicate alla pace: speriamo di aver fatto la nostra parte.
Piazza Palestina
















