NewTuscia – FIRENZE

Lorena Isceri, una donna di 45 anni, aveva deciso di porre fine alla sua relazione con il suo ex all’inizio di agosto. Il 3 settembre, la situazione prende una piega drammatica quando il suo ex decide di aspettarla, nascosto nel garage della sua abitazione a Firenze. Al ritorno dal lavoro, Lorena viene improvvisamente aggredita: il suo ex la colpisce, le lega i polsi con delle fascette e la chiude nel bagagliaio della sua auto. Successivamente, si dirige verso l’autostrada A1 con lei ancora prigioniera.

Questa triste vicenda evidenzia l’importanza di affrontare con serietà e tempestività i segnali di pericolo nelle relazioni, e l’urgenza di offrire supporto e protezione a chi si trova in situazioni di pericolo.

Lorena, con determinazione, riesce a trovare il telefono. Inizia contattando sua madre per rassicurarla e chiedere aiuto. Successivamente, chiama un amico fidato per informarlo della situazione e per ricevere supporto morale. Infine, riesce a mettersi in contatto con il 112. Per circa venti minuti, rimane in costante comunicazione con la centrale operativa, mentre la polizia si adopera per localizzare l’auto in movimento.

Dice  al telefono una frase che oggi è impossibile leggere senza sentire un peso allo stomaco:⁠ “Mi ha rapita. Mi vuole uccidere”.⁠

Non si trattava di una paura vaga. Non era un’esagerazione. Non era una sensazione da sminuire. Lorena stava descrivendo con precisione ciò che le sarebbe accaduto.

A un certo punto, l’uomo si accorge della telefonata, ferma l’auto sul viadotto Lora lungo l’A1 e apre il bagagliaio. Gli operatori continuano a sentire la voce di Lorena, ma poi la linea si interrompe. La Polizia Stradale riesce a raggiungere il viadotto, ma purtroppo arriva solo pochi istanti dopo: secondo la ricostruzione, l’uomo getta Lorena nel vuoto e,  dopo 40 minuti di trattativa con la polizia,  Federico Vella l’ex  fidanzato, si toglie la vita gettandosi nel vuoto .