Gaetano Alaimo

NewTuscia – VITERBO – Il respiro di una città intera si è fermato, ancora una volta, alle ore 21:00 in punto. Quando il buio ha avvolto San Sisto e il grido primordiale del capofacchino – «Sotto col ciuffo e… Fermi! Fissa! Avanti adagio!» – ha squarciato il silenzio, la meraviglia ha preso corpo. Il Trasporto della Macchina di Santa Rosa 2026 ha formalmente consacrato il debutto trionfale di “Dies Natalis”, la nuova imponente torre di luce che ha sfilato ieri sera, 3 settembre, per le vie del centro storico di Viterbo.

Oltre 30mila persone assiepate lungo il tradizionale e stretto percorso, centinaia di migliaia collegate da tutto il mondo tramite le dirette streaming e i maxischermi installati nelle piazze principali: la città dei Papi ha vissuto la sua notte più magica. L’evento, riconosciuto dall’Unesco come Patrimonio immateriale dell’umanità, ha confermato la sua immutata carica emotiva, unendo fede profonda, folklore e uno sforzo fisico che sfiora il prodigio. 

L’attesa per la nuova creatura artistica era altissima, specie dopo il responso ufficiale della pesatura avvenuta il 2 settembre: la struttura ha fatto fermare l’ago della bilancia a 50 quintali e 71 chilogrammi, distribuiti su quasi trenta metri d’altezza.

A sfidare questa maestosa mole di legno, cartapesta e metallo, illuminata da centinaia di fiammelle vive, è stata la formazione dei Facchini di Santa Rosa. Quest’anno la gloriosa formazione contava ben 170 uomini sotto la guida del capofacchino. Tra le loro fila si respirava un’aria di forte rinnovamento, ma anche di solida continuità generazionale: ben undici sono stati i facchini esordienti, affiancati da cinque nuovi “ciuffi” che hanno vissuto il loro emozionante battesimo sotto le travi della Macchina.
Il Trasporto del 2026 ha voluto lanciare un forte segnale universale, venendo esplicitamente dedicato al tema della pace. Il corteo di luce ha attraversato i passaggi storici più critici – da piazza delle Erbe alla sosta di piazza del Plebiscito, fino a piazza del Teatro – sorretto dalla perfetta sincronia degli uomini in divisa bianca e fascia rossa.

A rendere straordinaria la serata sono state due “sollevate e fermi” supplementari inserite lungo l’itinerario. La prima è stata pensata per celebrare una ricorrenza storica memorabile per la memoria cittadina: il ritorno dello storico trasporto dopo le passate interruzioni.

La vera prova di forza, come da tradizione, si è consumata nell’ultimo tratto: la micidiale salita verso il Santuario di Santa Rosa. Spinti dall’incitamento della folla e da una fede incrollabile, i Facchini hanno condotto “Dies Natalis” di corsa su per la via in pendenza, posandola sui cavalletti finali davanti al sagrato della chiesa tra gli applausi scroscianti e le lacrime di commozione dei presenti. A quel punto sembrava finita ma è stato il capofacchino Luigi “Gigi” Aspromonte a stupire tutti e, per ringraziare Santa Rosa per il miracolo che fece nel 1986 quando la Macchina stava quasi cadendo, ha ordinato ai suoi uomini il sollevare e fermi bis. Uno sforzo nello sforzo, voluto per fede e senso di sacrificio di tutti i cavalieri della santa viterbese. E tutto è stato bellissimo.

Al termine della sfiancante corsa verso il sagrato del Santuario, il Capofacchino, visibilmente commosso e circondato dall’abbraccio dei suoi uomini, ha rilasciato le prime dichiarazioni a caldo: “I ragazzi stasera sono stati monumentali. Portare cinquantun quintali dentro le mura strette di Viterbo non è mai una passeggiata, ma quest’anno c’era un’energia speciale. C’erano undici esordienti sotto le travi e si sono comportati da veterani. Dedichiamo questa fatica alla pace nel mondo e alla nostra città, che non smette mai di credere nel miracolo della sua Santa”.

Tra gli ospiti politici Maurizio Gasparri di Forza Italia, il presidente del consiglio regionale del Lazio Antonello Aurigemma, la vicepresidente del consiglio regionale del Lazio Roberta Angelilli e il segretario dell’Udc Lorenzo Cesa. In platea la vicepresidente del parlamento europeo Antonella Sberna e tutti i consiglieri regionali del Lazio,

Per l’architetto e ideatore della Macchina, Raffaele Ascenzi, vedere “Dies Natalis” sfilare per la terza volta consecutiva tra le vie medievali è stata una conferma artistica e spirituale; “Ogni volta che vedo i Facchini sollevare la mia creatura sento un brivido indescrivibile, anche perché quel passato da facchino non si cancella mai. “Dies Natalis” nasce per celebrare la luce e la rinascita; stasera, vederla scivolare a fil di tetti con una precisione millimetrica mi ha tolto il fiato. Il merito assoluto va a questi splendidi uomini che sanno trasformare il legno e la cartapesta in un’anima vivente”.

 La Sindaca di Viterbo Chiara Frontini ha commentato dal sagrato della chiesa: “Viterbo stasera ha mostrato al mondo la sua parte migliore. È stato un Trasporto perfetto, pulito, sicuro e profondamente inclusivo. Vedere la felicità nei volti dei cittadini e dei tanti turisti ci ripaga di mesi di lavoro logistico. Santa Rosa è il cuore pulsante di questa comunità”.

Il Presidente del Sodalizio dei Facchini Massimo Mecarini ha poi concluso, esaltando lo spirito di corpo: “La nostra forza risiede nella continuità. I cinque nuovi “ciuffi” e tutti i ragazzi della formazione hanno dato prova di un allineamento e di un passo cadenzato straordinari. Quando siamo lassù, sulla salita finale, le gambe non tremano perché è la fede del popolo viterbese a spingerci in alto”.

La macchina organizzativa coordinata dal Comune di Viterbo e dalla Prefettura ha risposto in modo impeccabile. Il piano di evacuazione, la chiusura anticipata delle mura e la gestione dei flussi pedonali hanno garantito uno svolgimento sereno della manifestazione.

Da sottolineare l’attenzione all’accessibilità: oltre alle pedane dedicate alle persone con disabilità a Piazza del Plebiscito, ha riscosso grande successo l’iniziativa dei kit “Sollevate e Freschi”, volti a mitigare le lunghe ore di attesa per le fasce più fragili della popolazione. 

Mentre i viterbesi si preparano a tributare i giusti omaggi alla Macchina che rimarrà ora esposta davanti al Santuario per i prossimi giorni, la notte del 3 settembre 2026 va in archivio come una delle più pulite, sicure e tecnicamente perfette della storia recente della Tuscia. Il legame indissolubile tra Viterbo e la sua piccola grande Santa si è rinnovato, ancora una volta, nel segno della luce.

Mentre la notte del 3 settembre 2026 va in archivio come una delle più fluide e tecnicamente riuscite della storia recente della Tuscia, la splendida torre di luce rimarrà ora esposta sul sagrato del Santuario. Viterbo si è risvegliata oggi ancora più unita, legata a doppio filo a quella piccola grande Santa protettrice che, ancora una volta, ha saputo compiere il miracolo di unire un popolo intero sotto lo stesso cielo di fiammelle.