NewTuscia – Quando si gioca in coppia a Tresette, Scopone, Briscola o a qualsiasi altro gioco di carte tradizionale, si può comunicare con il proprio compagno di squadra?

La risposta è no. Le regole di questi giochi, infatti, vietano quasi sempre la comunicazione esplicita: non è consentito dichiarare cosa si ha in mano, suggerire una giocata o lasciar trapelare un’emozione, pena il rischio di fornire informazioni agli avversari o di incorrere in un’accusa di gioco scorretto.

Ma anche un’esitazione, un ritmo leggermente diverso dal consueto o la scelta di una carta al posto di un’altra possono comunicare qualcosa, soprattutto se la coppia di gioco è consolidata. La comunicazione silenziosa è un territorio ambiguo, in cui si gioca di tattica e di comunicazione non verbale. Ma cosa è consentito realmente e cosa no?

Cosa consentono le regole

Nella stragrande maggioranza dei giochi a coppie, l’unico modo per mandare un segnale “lecito” al compagno di squadra è mediante le proprie mosse. A Tresette, ad esempio, scartare un determinato seme o “chiamare” una carta specifica trasmette al compagno informazioni preziose sulla propria mano, in base a convenzioni tacite che i giocatori esperti conoscono e rispettano. Un meccanismo non dissimile, nella sostanza, da quello del bridge, dove intere convenzioni stabiliscono cosa una determinata chiamata o una specifica carta giocata debbano comunicare al compagno.

Le regole non prevedono invece i seguenti canali:

  • il tono di voce
  • il tempo di esitazione prima di giocare una carta
  • l’espressione del viso

La voce enciclopedica dedicata all’etica del bridge definisce qualunque informazione derivante da commenti, domande, manierismi o esitazioni come “informazione non autorizzata” che il ricevente ha l’obbligo di non utilizzare per orientare le proprie decisioni.

I segnali che il corpo manda senza volerlo

Il problema nasce quando, al di là delle regole formali, si instaura una comunicazione più sottile e fuori dal conrollo dei giocatori stessi. Stiamo parlando di quella che passa attraverso il linguaggio del corpo senza che i giocatori ne siano pienamente consapevoli. Uno studio pubblicato sulla National Library of Medicine sul linguaggio del corpo nello sport agonistico ha mostrato come i segnali corporei svolgano un ruolo tattico rilevante nella coordinazione tra compagni di squadra, contribuendo a comunicare intenzioni e stati emotivi anche laddove la comunicazione verbale risulti impossibile o vietata.

Traslando lo stesso concetto sulle dinamiche tipiche dei giochi di carte, lo studio ci porta alla conclusione che due compagni che si conoscono nelle abitudini di gioco apprendono nel tempo a leggersi non soltanto attraverso le carte giocate, ma anche attraverso segnali involontari:

  • la postura,
  • il ritmo con cui si giunge a una decisione,
  • il modo di raccogliere le carte prese.

Si tratta di un adattamento naturale che si costruisce partita dopo partita, motivo per cui una coppia consolidata tende a coordinarsi meglio rispetto a due ottimi giocatori messi insieme per la prima volta.

 

Dove nascono i fraintendimenti tra compagni

Proprio perché l’affiatamento si costruisce nel tempo, gli errori più frequenti nascono da un eccesso di fiducia in quella sintonia. Tre le dinamiche più ricorrenti:

  • l’interpretazione forzata, ovvero leggere nella carta giocata dal compagno un significato in realtà inesistente, magari perché ci si attendeva una certa mossa e si è individuato un segnale dove esisteva soltanto una scelta obbligata;
  • l’incoerenza nell’applicazione delle medesime convenzioni tacite, quando uno dei due compagni segue una logica differente senza che se ne sia mai realmente discusso, con un rischio di fraintendimento che aumenta proprio nei momenti decisivi;
  • il trapelare involontario di informazioni attraverso reazioni emotive, un sospiro dopo una carta sfortunata, un’esitazione di troppo prima di una decisione difficile, che il compagno può cogliere lasciandosene condizionare, anche senza volerlo, nella giocata successiva.

 

Razionalità, tattica e strategia nel modello virtuale

Ciò che rende questi giochi così interessanti sul piano psicologico è proprio la tensione tra due esigenze opposte: da un lato la necessità di coordinarsi, dall’altro il divieto di farlo apertamente.

È possibile vivere la stessa tensione, dunque le stesse “emozioni”, anche nei tornei online?

La risposta è ambivalente. Da una parte, ça va sans dire, si perde nel gioco virtuale gran parte della carica emotiva di una vera partita a carte, così come probabilmente si perde ogni altro aspetto sensoriale, virando verso un tipo di esperienza più astratta e concettuale.

Dall’altro, i regolamenti di alcuni giochi di carte nei cataloghi dei principali gestori offrono anche modalità di partita a coppia, con la possibilità per i compagni di giocare a carte scoperte. Risulta chiaro, in questo caso, che l’inibizione di ogni possibile segnale non verbale (esitazioni, piccole manifestazioni emotive involontarie etc.) conferisce ancora maggior importanza all’attenta osservazione delle strategie e tattiche di gioco del proprio compagno di squadra.

E se le scelte di gioco sono l’unico aspetto da poter prendere in considerazione, non può che aumentare l’importanza del lato strategico della partita. In questo caso, dunque, il messaggio passa necessariamente per le scelte pratiche e per il loro tempismo, con grande soddisfazione di tutti quei giocatori più inclini a un approccio razionale ed analitico.