Victoria Salvati
NewTuscia – VIGNANELLO – Si è svolto ieri, domenica 9 agosto, alle ore 19, il secondo appuntamento della rassegna culturale “L’Alloro”, promossa dal circolo ARCI Il Cantinone di Vignanello e nata da un’idea della prof.ssa Ascenzioni Fiorentina, docente presso l’Università La Sapienza di Roma. L’iniziativa, nata con l’obiettivo di dare spazio ai giovani laureati e alle loro ricerche, ha visto protagonista al Museo Divino di Vignanello il dott. Marco Canali, giovane di Vallerano affetto da cecità sin dalla nascita.
Canali, laureatosi nel febbraio dello scorso anno in Tecnologie e culture digitali (LM-91) presso l’Università degli Studi della Tuscia, ha presentato la propria tesi dal titolo “L’intelligenza artificiale applicata ai non vedenti”, concentrandosi sulle possibilità offerte dalle nuove tecnologie alle persone con disabilità, con particolare attenzione alla disabilità visiva.
Ad aprire l’incontro è stata la prof.ssa Fiorentina, che ha spiegato come è nata la rassegna e quali obiettivi si propone. «Invitiamo i ragazzi a presentare il loro lavoro di tesi», ha raccontato, spiegando come l’iniziativa sia partita nel periodo successivo alla pandemia. Un progetto che assume anche un particolare valore sociale, considerando che durante il Covid molti giovani avevano discusso la propria tesi esclusivamente in modalità virtuale, da casa, senza avere davanti familiari e amici.
L’idea è quella di offrire a tutti i giovani laureati la possibilità di raccontare il proprio lavoro, indipendentemente dall’argomento affrontato e dal suo eventuale legame con il territorio. I partecipanti vengono individuati anche grazie al passaparola e alla rete di conoscenze del circolo ARCI, che ha accolto e fatto propria la proposta della docente.
Dalla ricerca alla vita quotidiana
«L’intelligenza artificiale fa ormai parte del nostro pane quotidiano», ha spiegato Marco Canali nel corso della serata. La sua ricerca si è concentrata sulle applicazioni dell’IA non soltanto per le persone non vedenti, ma più in generale per le diverse forme di disabilità, da quella visiva a quella motoria e uditiva.
Nel suo racconto, Canali ha illustrato alcune delle applicazioni che già oggi possono rappresentare un supporto concreto nella vita quotidiana. Tra queste c’è Seeing AI, sviluppata da Microsoft, che permette alle persone non vedenti di ottenere informazioni visive attraverso la fotocamera dello smartphone. L’applicazione può riconoscere e leggere documenti e fotografie, fornendo una descrizione di ciò che viene inquadrato.
«L’applicazione che utilizzo di più è Seeing AI», ha raccontato Canali, spiegando di averla utilizzata anche recentemente per leggere alcuni biglietti del treno e ricavare tutte le informazioni relative alle fermate e agli orari. Tra le funzioni disponibili c’è inoltre quella dedicata al riconoscimento dei volti, attraverso la quale l’applicazione può fornire informazioni sulla persona inquadrata, compresa una stima dell’età.
Un altro strumento citato durante l’incontro è Be My Eyes, nato per mettere in contatto le persone non vedenti con volontari vedenti attraverso una videochiamata. A questa modalità si è aggiunta Be My AI, una funzione basata sull’intelligenza artificiale che permette di analizzare ciò che viene inquadrato dalla fotocamera e descriverlo senza dover necessariamente ricorrere all’intervento di un volontario.
L’intelligenza artificiale può così essere utilizzata per leggere e spiegare un documento, riconoscere prodotti ed etichette, oppure descrivere vestiti e colori. «Mi è capitato di essere a casa da solo e di utilizzarla per capire come ero abbinato, come ero vestito», ha raccontato Canali.
Tra le altre applicazioni citate ci sono Envision AI, utilizzata soprattutto per la scansione e la lettura dei documenti, anche con riconoscimento della scrittura a mano, e Be Specular, che consente alla persona con disabilità visiva di scattare o caricare una fotografia, aggiungere una domanda tramite testo o voce e ricevere una risposta da un volontario vedente.
Spazio anche a Lazarillo, un’applicazione che utilizza il GPS per fornire informazioni sul luogo in cui si trova l’utente e sulla strada che sta percorrendo.
La dimostrazione con i biglietti del treno
Nel corso dell’incontro Canali ha mostrato concretamente al pubblico il funzionamento di alcune delle tecnologie di cui aveva parlato. Dopo aver sbloccato il proprio smartphone attraverso il riconoscimento dell’impronta digitale, ha utilizzato Seeing AI per analizzare la fotografia di un biglietto del treno.
La scansione ha permesso all’applicazione di riconoscere progressivamente le informazioni presenti nell’immagine e di leggerle ad alta voce, compresi gli orari e l’elenco delle fermate. Una dimostrazione concreta di come uno strumento di questo tipo possa trasformare un’informazione esclusivamente visiva in un contenuto accessibile a una persona non vedente.
Tecnologia e autonomia
Il discorso si è poi allargato alle altre forme di disabilità. Per quanto riguarda la disabilità motoria, Canali ha citato le protesi intelligenti e le carrozzine motorizzate, ricordando anche l’esperienza di un suo amico tetraplegico che riesce a spostarsi utilizzando una carrozzina controllata attraverso un joystick.
Per le persone non udenti ha invece parlato degli apparecchi acustici collegabili tramite Bluetooth, che permettono di migliorare l’ascolto e supportare la comprensione di ciò che viene detto.
«Tra pochi anni ulteriori applicazioni»
Nonostante i progressi compiuti, secondo Canali esistono ancora diversi aspetti da migliorare. Rispondendo a una domanda del pubblico sulla sua soddisfazione rispetto agli strumenti oggi disponibili, ha spiegato che alcune applicazioni non sono ancora completamente compatibili con le esigenze delle persone con disabilità e che gli sviluppatori stanno lavorando per migliorarle attraverso patch e aggiornamenti.
Lo stesso vale per gli strumenti destinati a supportare la persona non vedente negli spostamenti. Alla domanda sulla possibilità di utilizzare un’applicazione capace di descrivere l’ambiente circostante e aiutare a evitare gli ostacoli, Canali ha spiegato che in questo campo i progressi sono ancora limitati e che attualmente utilizza soprattutto Be My Eyes.
Il suo atteggiamento, però, rimane fiducioso: «Sono ottimista e penso che tra pochi anni usciranno ulteriori applicazioni che aiutino le persone non vedenti a camminare, sostituendo completamente il cane e il bastone».
«All’inizio, quando queste app erano appena nate, incontravo maggiori difficoltà», ha ricordato, citando tra gli altri problemi la disponibilità iniziale soprattutto in lingua inglese e alcune difficoltà nel funzionamento degli assistenti vocali. «Ora sono state implementate e mi sono davvero utili».
L’ARCI e l’impegno per la comunità
A raccontare il percorso dell’associazione è stato anche il presidente dell’ARCI Il Cantinone di Vignanello, Angelo Anselmi. «Quest’anno abbiamo fatto due incontri di questa rassegna, ma questo è il quarto anno che la portiamo avanti», ha spiegato, sottolineando la continuità di un’iniziativa ormai consolidata.
Il circolo, attivo sul territorio con diverse attività culturali e sociali, ha fatto della costruzione della comunità uno dei propri obiettivi. «Il nostro è un lavoro sociale che serve a ricostruire comunità», ha raccontato Anselmi, ricordando in particolare il progetto realizzato nel 2021, dopo la pandemia, che coinvolse circa 40 ragazzi tra i 12 e i 19 anni in un percorso dedicato alla cucina del territorio.
Un’esperienza pensata per riportare i giovani alla socialità, attraverso un’attività svolta insieme e capace di coinvolgere anche le loro famiglie. «Il rischio era che i ragazzi anche dopo il Covid si sarebbero fermati dentro casa, invece in questo modo si sono riuniti», ha ricordato Anselmi, sottolineando il valore di un’esperienza condivisa dopo il periodo di isolamento.
Oggi il Cantinone continua a proporre attività culturali e sociali con l’obiettivo di favorire l’incontro e la partecipazione. Un impegno che, nella serata dedicata a Marco Canali, si è tradotto anche nella possibilità di portare al pubblico una riflessione concreta sulle potenzialità dell’intelligenza artificiale come strumento di autonomia e inclusione.






















