NewTuscia – ACQUAPENDENTE – Sotto la caldissima canicola aquesiana di Venerdì pomeriggio, la Casa di Hilde con le volontarie e i volontari dei propri gruppi Piancastagnaio Castell’Azzara Sorano Pitigliano Proceno ha portato quest’anno per la consueta iniziativa estiva il proprio igloo ad Acquapendente.

“Orgogliosissimi”, sottolineano, “di averlo esportato oltre il Nostro Comune, la Provincia a la Regione il progetto igloo. Tra donne ed uomini aquesiani accoglientissimi, che si sono adoperati insieme a Noi per inaugurarlo. La vietta in prossimità del Teatro Boni è diventata uno spazio raccolto intorno all’igloo, che ha ospitato l’esposizione en plein air di dipinti e creazioni, animata dalle artiste che generosamente ci hanno mostrato espressioni della propria sensibilità

Chi ci ha raggiunto da lontano, chi è stata con noi virtualmente, chi ci ha affidato la propria opera. Infinite grazie alle volontarie che hanno predisposto il buffet, al laboratorio Le Arti Hilde con i deliziosi lavori, agli uomini de La Casa di Hilde che ognuno a proprio modo ha impiegato molta energia e incredibili sforzi per realizzare lo spazi. . E tutti coloro che hanno collaborato e sono stati lì presenti, accanto nel nostro impegnativo percorso”. Artisti ed artiste creatrici dei lavori Michela Buttignon, Sylvie Enfroy, Carla Giustacori, Angela Romagnoli, Fausta Fano, Graziella Diaz, Rita Minestrelli, Cecilia De Simoni, Laura Baldoni, Eleonora Puggioninu, Elisa Belardinelli AMOMI’, Oreste Dall’Asta. La bomba d’acqua del tardo pomeriggio di Sabato cambia “last minute” la location incontro presentazione progetto. Si va al coperto del Teatro Boni. E sul palco la Dott la dott.ssa Paola Conti, Sostituta Procuratrice del Tribunale di Viterbo, la prof.ssa Raffaella Rumiati, di Neuropsicologia e Neuroscienze della scuola superiore di Studi Avanzati di Trieste e la moderatrice delll’incontro Dott.ssa Rita Burchielli Avvocato del Foro di Viterbo svelano il cuore di un progetto che si realizzerà in alto viterbese grazie alla Fondazione Luigi ed Anna Chiodo che metterà a disposizione due appartamenti.

Il progetto interno alla Misericordia di Piancastagnaio e nato il 10 Gennaio 2020 al termine di un’affollatissima assemblea di donne ritrovatesi appositamente per affrontare il tema della violenza di genere e sui minori, verrà portato avanti da oltre 100 donne e da un gruppo di uomini che si sono aggiunti in un secondo momento. Il coinvolgimento della parte maschile è per noi fondamentale, senza questo infatti non potremmo immaginarci quella generale evoluzione culturale che, unica, potrà forse consentire di passare dalla “normalità” della violenza di genere o sui minori alla normalità della non sopraffazione e della tolleranza. Il gruppo sarà sempre aperto a nuove iscrizioni, sia femminili che maschili, di volontari di Piancastagnaio ma anche degli altri paesi limitrofi.

Oltre all’inclusione degli uomini, altro elemento distintivo de La Casa di Hilde sarà il continuo e costante sforzo per lavorare con l’intera comunità. Sarà accolto con entusiasmo l’apporto – sia come fattiva collaborazione sia come contributo economico – di tanti cittadini, di tanti negozianti e artigiani, di tante aziende, realizzando con alcuni di essi anche iniziative congiunte. Nell’ambito di questo coinvolgimento collettivo in chiave strettamente aquesiano immediato riscontro da parte della Amministrazione Comunale, di varie Associazioni, Parrocchie nonché di medici di base e specialisti i quali, per quanto di loro competenza, si sono messi a disposizione dell’iniziativa. Due gli obiettivi: da un lato offrire nell’emergenza un’ospitalità temporanea e confortevole a donne rimaste vittime di violenza domestica, accompagnate presso la nostra struttura da Cav, Assistenti Sociali, Codice Rosa dall’altro promuovere in maniera quanto più possibile diffusa la sensibilizzazione sullo stesso tema, appunto, dei soprusi di genere e sui minori. Per quanto lunghissimo tempo la piaga della violenza contro le donne è rimasto un tabù da mantenere segreto e quanto più possibile nascosto all’interno delle mura domestiche. Si è pensato da parte di molti che così facendo sarebbe stata meglio tutelata la vittima, non la si sarebbe esposta al giudizio degli altri, fossero questi conoscenti, amici o parenti.

Forse, nulla di più sbagliato! Forse la donna in quello stato di soggezione, di smarrimento e dunque di profonda solitudine avrà invece un assoluto bisogno di sapere che fuori dalla porta della sua abitazione esiste una comunità consapevole, pronta a solidarizzare con lei e, in caso di bisogno, ad accoglierla. E forse, in senso opposto, il maltrattante potrà sentirsi meno sicuro di sé nel momento in cui le barriere del suo “regno-casa” cedano sotto il peso di un’opinione pubblica a lui contraria.