NewTuscia – ROMA – “Le immagini del Grande Raccordo Anulare avvolto dal fumo, con automobilisti bloccati, traffico paralizzato e momenti di panico, rappresentano l’ennesima conferma di ciò che denunciamo da settimane. Purtroppo non eravamo pessimisti: eravamo realisti“. Lo dichiara Giovanni Barbera, segretario romano di Rifondazione Comunista e membro della Direzione nazionale.
“L’incendio divampato tra Laurentina e Pontina, che ha mandato in tilt una delle principali arterie della Capitale, non può essere archiviato come un semplice episodio estivo. È l’ennesimo tassello di una lunga sequenza di roghi che da settimane colpisce Roma, mettendo a rischio la sicurezza dei cittadini, la salute pubblica, l’ambiente e la mobilità.
Nei giorni scorsi abbiamo diffuso numerosi comunicati stampa, lanciando un allarme preciso: senza un piano straordinario di prevenzione, manutenzione del verde, bonifica delle aree a rischio e monitoraggio costante del territorio, Roma avrebbe continuato a bruciare. Purtroppo i fatti stanno confermando quelle preoccupazioni”.
“Non basta ringraziare, come è doveroso fare, i Vigili del Fuoco, la Protezione Civile e tutte le donne e gli uomini impegnati quotidianamente nello spegnimento dei roghi. La politica deve assumersi fino in fondo le proprie responsabilità. Continuare a intervenire soltanto quando le fiamme sono già divampate significa rincorrere le emergenze invece di prevenirle.
Ribadiamo la richiesta di istituire una Commissione speciale d’inchiesta sugli incendi che stanno colpendo Roma, affinché vengano analizzate le cause, accertate eventuali responsabilità, valutate le carenze nelle attività di prevenzione e individuati gli interventi strutturali necessari. Occorre inoltre rafforzare immediatamente la pulizia delle aree incolte, applicare con rigore il catasto delle aree percorse dal fuoco, intensificare i controlli nei punti più esposti e predisporre un piano permanente di prevenzione che coinvolga tutte le istituzioni competenti”.
“Ogni estate ci viene raccontato che gli incendi sono inevitabili. Non è così. Inevitabili, finché non si affronterà con serietà l’emergenza climatica, possono essere il caldo e la siccità; non l’assenza di prevenzione. Se ogni anno assistiamo allo stesso copione, non siamo di fronte a una fatalità, ma al fallimento di una programmazione che continua a rivelarsi insufficiente“.














