“Fiaccolata in ricordo di Paolo Borsellino” per ispirarci il senso profondo della legalità e della giustizia fondamenta di un avvenire di libertà e progresso. Viterbo lo ricorda con una fiaccolata domenica 19 luglio nel 34 anniversario del sacrificio.

Stefano Stefanini

NewTuscia – VITERBO – In occasione del 34° anniversario della strage di via D’Amelio, il Comitato 19 Luglio promuove, come ormai avviene da diversi anni, una fiaccolata in memoria del giudice Paolo Borsellino e degli agenti della sua scorta, uccisi nell’attentato mafioso del 19 luglio 1992.

L’appuntamento è fissato per domenica 19 luglio, alle ore 21, in via Falcone e Borsellino, di fronte al murale dedicato ai due magistrati simbolo della lotta alla mafia.

La manifestazione rappresenta un momento di raccoglimento e di riflessione aperto a tutta la cittadinanza, per rendere omaggio al sacrificio di Paolo Borsellino e degli agenti Agostino Catalano, Emanuela Loi, Vincenzo Li Muli, Walter Eddie Cosina e Claudio Traina, che persero la vita nell’attentato di via D’Amelio.

“Ricordare Paolo Borsellino e gli uomini e le donne che hanno sacrificato la propria vita per lo Stato – sottolinea il presidente del Comitato 19 Luglio, Carlo Scipio – significa rinnovare ogni anno un impegno collettivo a favore della legalità, della giustizia e della memoria. La fiaccolata vuole essere un segno concreto di vicinanza ai valori che questi servitori dello Stato hanno difeso fino all’estremo sacrificio”.

“A trentaquattro anni di distanza sono vivi il ricordo e la commozione per il vile attentato di via d’Amelio, in cui hanno perso la vita il giudice Paolo Borsellino e gli agenti Agostino Catalano, Walter Eddie Cosina, Vincenzo Li Muli, Emanuela Loi, Claudio Traina”.

Queste le parole del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella il 19 luglio 2025: «La strage di via D’Amelio ha impresso un segno indelebile nella storia italiana. La morte di Paolo Borsellino e degli agenti della sua scorta – Emanuela Loi, Agostino Catalano, Vincenzo Li Muli, Walter Eddie Cosina, Claudio Traina – voluta dalla mafia per piegare le istituzioni democratiche, a meno di due mesi dall’attentato di Capaci, intendeva proseguire, in modo eversivo, il disegno della intimidazione e della paura.
La democrazia è stata più forte. Gli assassini e i loro mandanti sono stati sconfitti e condannati.
In questo giorno di memoria, la commozione per le vite crudelmente spezzate e la vicinanza ai familiari delle vittime restano intense come trentatré anni or sono. Il senso di riconoscenza verso quei servitori dello Stato che, con dedizione e sacrificio hanno combattuto il cancro mafioso, difendendo libertà e legalità, consentendo alla società di reagire, è imperituro.

Le vite di Paolo Borsellino e di Giovanni Falcone sono testimonianza e simbolo della dedizione dei magistrati alla causa della giustizia.
Borsellino non si tirò indietro dal proprio lavoro dopo la strage di Capaci. Continuò ad andare avanti. Onorare la sua memoria vuol dire seguire la sua lezione di dignità e legalità e far sì che il suo messaggio raggiunga le generazioni più giovani».

Il Capo dello Stato ha ringraziato “quanti una ferita così profonda hanno tratto ragione di un maggior impegno civico per combattere la mafia, le sue connivenze, ma anche la rassegnazione e l’indifferenza che le sono complici.

I nomi di Giovanni Falcone, Paolo Borsellino, Francesca Morvillo, Rocco Dicillo, Antonio Montinaro, Vito Schifani, Agostino Catalano, Walter Eddie Cosina, Vincenzo Li Muli, Emanuela Loi, Claudio Traina sono indimenticabili.

Nella loro disumanità gli assassini li hanno colpiti anche come simboli – a loro avversi – delle istituzioni democratiche e della legalità”. “Il loro sacrificio – ha aggiunto il Capo dello Stato in riferimento a Falcone e Borsellino – è divenuto motore di una riscossa di civiltà, che ha dato forza allo Stato nell’azione di contrasto e ha reso ancor più esigente il dovere dei cittadini e delle comunità di fare la propria parte per prosciugare i bacini in cui vivono le mafie”. La “riscossa – ha proseguito – ha già prodotto risultati importanti. Ma deve proseguire. Fino alla sconfitta definitiva della mafia”.

Nel commemorare queste figure, il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha più volte affermato che ogni anniversario di un omicidio di Servitori dello Stato “è un anniversario che interpella le coscienze di quanti hanno a cuore la difesa della nostra convivenza civile”.
Ed ha ammonito: “Onorare nel modo più concreto la memoria loro e dei tanti magistrati, appartenenti alle forze dell’ordine e singoli cittadini che hanno perso la vita per assicurare l’affermazione dei diritti e il rispetto delle regole, richiede l’impegno di tutti nel contrastare, rifiutare e denunciare ogni forma di infiltrazione e di ricatto criminale, di malaffare e di corruzione”.
Sergio Mattarella, primo presidente palermitano nella storia della Repubblica, ha sottolineato piu’ volte che “nell’agire quotidiano ciascuno deve saper rinnovare la propria ferma adesione ai principi di giustizia e di legalità, quale condizione essenziale per garantire la vita della nostra comunità e costruire un avvenire di libertà e di progresso”.

Un nostro commento

A fronte di episodi di illegalita’ e di corruzione deve prevalere il recupero di valori di onestà, solidarietà, di concordia civile e di vigilanza popolare sulla Legalità.

Per onorare adeguatamente la memoria di tanti “martiri della legalità” occorre ripartire, attraverso una duplice azione, con il recupero di “pratiche virtuose” dall’alto e dal basso.

Dall’alto da parte delle Istituzioni rappresentative, dagli organi centrali dello Stato, sino ai Comuni, alla scuola e agli enti educativi, all’apparato produttivo in tutte le sue forme e alla famiglia.

Gli organi istituzionali, fondati sull’elettività dei loro componenti dovranno attuare una esigente selezione dei candidati (le liste elettorali piu’ o meno bloccate con minime preferenze “scelte” dagli elettori faranno eleggere effettivamente i “migliori candidati per moralita’, capacita’ e autorevolezza rappresentativa e preparazione?): gli elettori da recuperare al voto dicono basta con gli amici degli amici, con fenomeni di consorterie di spartizione degli incarichi degli appalti edilizi o sanitari pilotati (non esclusa la pianificazione urbanistica) da comitati di affari, che con le pratiche corruttive sempre più sofisticate, si insinuano spesso nell’attivita’ amministrativa, aggravando le casse dello Stato, facendo pagare più tasse ai soliti contribuenti onesti.

Dal basso, qualora la classe politica dia reali segni ed esempi limpidi di recupero di onestà e servizio disinteressato alla collettività, i singoli cittadini, specie se giovani, dovranno curare, aiutati dai vari enti di formazione ed educazione sociale quali la scuola, la chiesa, le fedi religiose e le famiglie, i piccoli gesti di cura delle cose pubbliche, dei beni culturali, del verde pubblico, di buone pratiche civiche, con una lotta al degrado, alle sporcizia ed alle cattive abitudini, alla maleducazione ed al menefreghismo.

Un esempio tra tutti: un maggiore rispetto delle regole sulle nostre strade, con una guida responsabile dal veicolo piu veloce, ai motorini ai monopattini elettrici, al rispetto della quiete pubblica a fronte di “marmite” non sempre in regola.

Solo recuperando il rispetto e la correttezza nella gestione delle “piccole cose” attueremo un giusto recupero della civiltà e della legalità che determinano la vera libertà dei singoli ed il progresso generale del nostro Paese.

Lotta generalizzata alla corruzione dilagante, quantificabile in 60 miliardi all’anno, con forniture e appalti pubblici gonfiati sino al 40 % dei costi reali.

Purtroppo la dimensione della corruzione, spesso legata alla malavita ed alla criminalità organizzata, sembra insormontabile, si parla di un costo della corruzione quantificabile in circa 237 miliardi di euro l’anno (pari al 13% del PIL), con forniture e appalti pubblici gonfiati sino al 40 % dei costi reali.

In questo senso la punizione effettiva ed esemplare dei corrotti e dei dilapidatori delle risorse pubbliche, scoperti e giudicati in tempi ragionevoli, deve essere la giusta condizione per recuperare la fiducia del Popolo nello Stato. Altro capitolo da curare è l’effettivo e scrupoloso controllo di legittimità e di compatibilità di bilancio delle spese delle regioni e dei comuni: i Gruppi consiliari di opposizione e di maggioranza regionali e comunali devono poter sottoporre al vaglio della Corte dei Conti Regionale – o di un organismo di controllo dotato di poteri forti di controllo e repressione degli sperperi – spese abnormi, arbitrarie e di difficile sostenibilità con l’equilibrio di Bilancio.

In questo frangente di indeterminatezza economica internazionale va incentivato e premiato il recupero di una rinnovata fiducia nello sviluppo, credendo nelle proprie potenzialità, specie nei giovani, deve poter superare anche la diffusa quanto deleteria “miseria etico-morale e spirituale”, che crea egoismi delle classe più agiate, consumismo e materialismo sterili ed effimeri, spesso rendite parassitarie non fondate su un lavoro produttivo per il singolo e con valenza sociale per la collettività, nello spirito della Costituzione economica dell’Italia, oltre che una corruzione che appare di dimensioni sproporzionate .

Porre alla base del riscatto dell’Italia i Valori condivisi dei principi fondamentali della Costituzione.

Come più volte affermato dal presidente della Repubblica, i Valori condivisi racchiusi nei principi fondamentali della nostra Costituzione daranno modo di ricostruire una società dove la sobrietà e la solidarietà tra i soggetti economici, stato, impresa, famiglia ed enti intermedi, vissute in concreto, potranno far arretrare la miseria, e avranno la meglio sull’indifferenza e sull’egoismo, sul profitto e sullo spreco, e soprattutto sull’esclusione sociale, fenomeno da risolvere per recuperare le nuove marginalità: i senza lavoro, le famiglie con potere d’acquisto fortemente ridimensionato, i coniugi separati, i pensionati con trattamenti minimi, gli stranieri che non trovano lavoro in Italia.

Sulla legalità ed il senso della comunità l’Italia può ripartire sulla strada dello sviluppo.

Dal rapporto Censis sulla situazione sociale del Paese si possono trarre alcune indicazioni per il futuro, in quanto sono quattro le attenzioni mostrate degli italiani: la coesione nazionale, la famiglia, l’impresa e la formazione diventano i quattro nuclei da sostenere e incentivare, su cui investire perché l’Italia possa ripartire sulla strada dello sviluppo .

Il rinnovamento deve essere concretizzato non sull’età anagrafica ma sulla capacità di dare allo Stato, alle comunità di ogni livello un apporto superiore di idee, entusiasmo e concretezza che ispiri nel Popolo nuovi stimoli di crescere, non soltanto nell’economia, ma nel sociale, e nell’educazione, nella qualità della vita, nella cultura e nel saper vivere, nell’assistenza a chi ha veramente bisogno, per cui l’Italia, con la sua immensa tradizione storico-culturale e le sue eccellenze, può ancora incidere da protagonista nello scacchiere internazionale e nelle singole realtà territoriali, diverse ma sempre comunque unite sotto un’unica Bandiera.

Nelle scuole di ogni ordine e grado sono stati opportunamente programmati incontri formativi in ricordo del sacrificii di Falcone e Borsellino di dibattito sulla gestione rispettosa della Legalità dello Stato, per allenare i giovani ad appassionarsi alla cura della Repubblica a livello locale come nella dimensione centrale.

Su questi principi dobbiamo trovare ciascuno nel proprio ambito di azione – cittadini sovrani nell’espressione del Voto, autorità centrali e locali al servizio dei cittadini, politici, mondo dell’informazione, associazioni e movimenti, responsabili ed esponenti della produzione, del volontariato e del mondo dell’educazione – la forza di sensibilizzare il Popolo, specie i nostri giovani, su un nuovo Rinascimento morale, culturale e socio-economico, per riappropriare ai cittadini quella sovranità e quel protagonismo che la Costituzione repubblicana conferisce loro, come doveri e come diritti fondamentali.