NewTuscia – ACQUAPENDENTE – Condannato a 3 anni e 4 mesi di carcere senza sospensione condizionale della pena, un rappresentante di aspirapolvere che quindici anni fa era stato accusato di violenza sessuale.
Ora 48enne, l’uomo, residente a Soriano nel Cimino, il 4 agosto del 2010 era stato accusato da una giovane allora diciasettenne che lavorava nel negozio della madre. Il rappresentante sarebbe passato il 2 agosto 2010 per una dimostrazione dei prodotti che vendeva e poi sarebbe tornato il 4 trovando la ragazza da sola.
Durante l’interrogatorio, ha fornito la sua versione del fatti. Rientrato in Italia nel 2018 dopo essere stato in Spagna per lavoro, avrebbe affermato di aver saputo solo allora di essere ricercato. Poi parlando dei fatti accaduti prima della sua partenza ha continuato spiegando come, secondo lui, dopo la prima presentazione dei prodotti fatta alle due donne nel 2010, si fosse creato “un bel clima”. Pensando che la madre fosse interessata a comprare si è nuovamente recato nell’esercizio due giorni dopo, trovando però soltanto la figlia. “La signorina lavorava, pensavo avesse 22/23 anni. Le ho fatto dei complimenti che ha mostrato di gradire e ci sono stati un paio di baci che lei ha ricambiato. Nel negozio sono rimasto circa una ventina di minuti per aspettare la madre e nel frattempo non sono stato né respinto né scacciato; me ne sono andato io perché il negozio aveva le vetrate e mi sentivo a disagio.”
Per l’accusa, sostenuta dalla pm Mariotti invece il rappresentante avrebbe afruttato la scusa degli aspirapolvere per tentare un approccio sessuale. Nel corso del procedimento ha sottolineato la minore età della giovane senza riconoscere all’imputato la lieve entità, concedendo solo le attenuanti generiche.
La vittima, che oggi ha 32 anni, ha testimoniato dunque dopo diversi anni dall’accaduto davanti al collegio dei giudici presieduto da Francesco Oddi. Ha affermato di essere stata spinta contro il bancone e palpeggiata su seno e cosce per poi sentirsi premere la propria mano sulle parti intime dell’imputato. Sulle prime, dallo shock sarebbe rimasta come paralizzata, poi avrebbe spinto via il rappresentante riuscendo a raggiungere un bar per chiedere aiuto.
















