Papa Leone e il suo messaggio „Semi di Pace e di Speranza”: Un’ecologia integrale di valori interiori e rispetto dell’ambiente per nuovi stili di vita
Stefano Stefanini
NewTuscia – Oggi ricorre la memoria di San Leone Magno, giorno dell‘onomastico di Papa Leone XIV che ha scelto questo nome non a caso.
San Leone salvo‘ nel 452 Roma e la Cristianita‘ dall‘invasione barbarica di Attila e mantenne salda la Fede, difendendo l’unità della Chiesa.
Oggi 10 novembre si apre in Brasile la 30ª Conferenza delle Parti (COP30), in programma a Belém, nel Parà, dal 10 al 21 novembre.
La città scelta, nel cuore dell’Amazzonia, fornirà al mondo un’occasione unica per discutere di soluzioni climatiche, rafforzare il multilateralismo e promuovere il consenso sugli obiettivi globali per ridurre le emissioni di gas serra.
A dieci anni dall‘istituzione della Giornata di preghiera per la cura del Creato, avvenuta in concomitanza con la pubblicazione dell’EnciclicaLaudato si’, celebrata lo scorso 1 settembre, nel vivo del Giubileo, “pellegrini di Speranza”. E proprio in questo contesto il tema acquista il suo pieno significato.
Il messaggio di Papa Leone “Semi di Pace e di Speranza” esorta a partire dalle risorse, dalla terra, dall’acqua, dall’agricoltura e dal cibo, quindi da un afflato ecologico che però immediatamente comprende anche l’uomo e non può più tollerare le ingiustizie che perpetriamo, tanto alla natura quanto ai nostri fratelli e sorelle.
Una nuova ecologia che parte da lontanissimo, anche dai testi biblici, e che oggi ci richiede una «conversione», come già ribadito da Papa Francesco nella Laudato Si.
Papa Leone rileva come oggi nel 2025, in diverse parti del mondo è ormai evidente che la nostra terra sta cadendo in rovina. Ovunque l’ingiustizia, la violazione del diritto internazionale e dei diritti dei popoli, le diseguaglianze e l’avidità da cui scaturiscono producono deforestazione, inquinamento, perdita di biodiversità. Aumentano in intensità e frequenza fenomeni naturali estremi causati dal cambiamento climatico indotto da attività antropiche (cfr Esort. ap.Laudate Deum, 5), senza considerare gli effetti a medio e lungo termine della devastazione umana ed ecologica portata dai conflitti armati.
Sembra che manchi ancora la consapevolezza che distruggere la natura non colpisce tutti nello stesso modo: calpestare la giustizia e la pace significa colpire maggiormente i più poveri, gli emarginati, gli esclusi. È emblematica in tale ambito la sofferenza delle comunità indigene.
E non basta: la natura stessa talvolta diventa strumento di scambio, un bene da negoziare per ottenere vantaggi economici o politici. In queste dinamiche, il creato viene trasformato in un campo di battaglia per il controllo delle risorse vitali, come testimoniano le zone agricole e le foreste divenute pericolose a causa delle mine, la politica della “terra bruciata”[1], i conflitti che scoppiano attorno alle fonti d’acqua, la distribuzione iniqua delle materie prime, penalizzando le popolazioni più deboli e minando la stessa stabilità sociale.
La giustizia ambientale non può più essere considerata un concetto astratto o un obiettivo lontano. Essa rappresenta una necessità urgente, che va oltre la semplice tutela dell’ambiente. Si tratta, in realtà, di una questione di giustizia sociale, economica e antropologica.
Per i credenti, in più, è un’esigenza teologica, che per i cristiani ha il volto di Gesù Cristo, nel quale tutto è stato creato e redento.
In un mondo dove i più fragili sono i primi a subire gli effetti devastanti del cambiamento climatico, della deforestazione, e dell’inquinamento, la cura del creato diventa una questione di fede e di umanità.
Lavorando con dedizione e con tenerezza si possono far germogliare molti semi di giustizia, contribuendo così alla pace e alla speranza.
Ci vogliono talvolta anni prima che l’albero dia i suoi primi frutti, anni che coinvolgono un intero ecosistema nella continuità, nella fedeltà, nella collaborazione e nell’amore, soprattutto se quest’amore diventa specchio dell’Amore oblativo di Dio.
Tra le iniziative della Chiesa che sono come semi gettati in questo campo – prosegue Papa Leone nel suo messaggio – desidero ricordare il progetto “BorgoLaudato Si’”, che Papa Francesco ci ha lasciato in eredità a Castel Gandolfo, come seme che può portare frutti di giustizia e di pace.
Si tratta di un progetto di educazione all’ecologia integrale che vuole essere un esempio di come si può vivere, lavorare e fare comunità applicando i principi dell’EnciclicaLaudato si’.
L’EnciclicaLaudato si’ ha accompagnato la Chiesa Cattolica e molte persone di buona volontà per dieci anni: essa continui ad ispirarci e l’ecologia integrale sia sempre più scelta e condivisa come rotta da seguire.
Sono trascorsi dieci anni dalla pubblicazione dell’enciclica Laudato si’ indirizzata ai Fedeli da papa Francesco il 24 maggio 2015, la “riflessione insieme gioiosa e drammatica” che ha segnato una svolta nella storia della Chiesa, non meno che nel pensiero ecologista.

ll richiamo incessante va alle parole cruciali della Lettera Enciclica che caratterizzerà universalmente l’epoca che stiamo vivendo:
“Non c’è ecologia senza giustizia e non ci può essere equità in un ambiente degradato”, scriveva allora Papa Francesco, esponendo in modo potente e chiaro i principi di un’ecologia integrale.
Carlo Petrini, fondatore di Slow Food, aveva predisposto nel 2015 una presentazione del testo della “Laudato si”, con riflessioni significative per inquadrare l’impatto individuale, sociale ed economico dell’Enciclica sociale di Papa Francesco, pietra miliare dei Valori universali di tutela della vita in ogni sua forma e dell’ambiente da tutelare in un’ottica di ecologia integrale uomo-natura.
Quella di Papa Leone oggi e‘ una lucidissima analisi di quanto danno abbiamo fatto alle cose e alle persone, impostando i nostri modelli di sviluppo in maniera dissennata, per cui abbiamo lasciato che la nostra politica soggiacesse all’economia e l’economia alla tecnologia.
Inquinamento e cambiamento climatico, la questione dell’acqua (l’accusa verso chi privatizza questa risorsa è senza appello, cfr n. 30), la perdita di biodiversità con le conseguenze del deterioramento della qualità della vita umana, il degrado sociale, il diffondersi dell’iniquità in un mare d’indifferenza e di presunta impotenza.
Così Papa Leone conclude il suo messaggio “Semi di Pace e di Speranza”:
„È ormai davvero il tempo di far seguire alle parole i fatti.«Vivere la vocazione di essere custodi dell’opera di Dio è parte essenziale di un’esistenza virtuosa, non costituisce qualcosa di opzionale e nemmeno un aspetto secondario dell’esperienza cristiana. Così si moltiplicheranno i semi di speranza, da “custodire e coltivare” con la grazia della nostra grande e indefettibile Speranza, Cristo Risorto“.
















