NewTuscia – VITERBO – La mercanzia piuttosto kitsch di Halloween invade come ogni anno negozi di ogni genere, dove trova un numero sempre crescente di acquirenti. Lontanissima dalle nostre radici culturali, questa festa ci è stata imposta dal mercato, mai sazio di trovare sempre nuove occasioni per relegarci al ruolo di passivi consumatori.
Nel nostro passato, a dire il vero non troppo lontano, la notte del 31 ottobre, lungi dall’essere notte di baldoria, è sempre stata una occasione particolare di raccoglimento nel quale coltivare la memoria di coloro che, vissuti prima di noi, ci hanno trasmesso la vita e modellato il mondo da noi ereditato.
Alla memoria si univa anche il sentimento di gratitudine, che si esprimeva simbolicamente con il lasciare sul tavolo della cucina un piatto con dolci e frutta per rinfrancare i morti che si credeva in quella notte tornassero nei luoghi dove erano vissuti.
Il legame affettivo verso gli antenati veniva anche espresso attraverso la preghiera di suffragio, con la recita del Rosario che doveva essere fatta prima dell’alba accanto al camino, simbolo dell’unità della famiglia e luogo privilegiato della permanenza degli avi.
Con il tramonto della civiltà contadina sono scomparse inevitabilmente alcune tradizioni legate alla memoria dei morti, ma non dovrebbe venir meno il ricordo riconoscente che purtroppo poco si concilia con gli strepiti carnascialeschi che attualmente pervadono l’ultima notte di Ottobre.
Mario Brizi
















