I comuni italiani dell’Anci sulla Legge di bilancio 2026: segnali positivi e criticità.

Stefano Stefanini

Legge di bilancio 2026, Direttivo Anci: segnali positivi e criticità, il Direttivo Anci chiede un incontro urgente con il ministro Giorgetti per individuare risorse adeguate per sicurezza, diritto alla casa e alcune voci in emergenza della spesa corrente, per arrivare ad un accordo complessivo sulla manovra.

L’Associazione dei Comuni italiani sostiene che il disegno di legge di Bilancio 2026 contiene segnali positivi e criticità. In partenza va registrato un dato: permangono i tagli istituiti con le ultime due manovre, ma quest’anno, a differenza di altri settori della Pubblica Amministrazione, il comparto dei Comuni non sarà colpito da ulteriori tagli e riduzioni di risorse.

Il Direttivo Anci evidenzia quindi gli altri segnali positivi presenti nel testo della manovra, in risposta alle proposte avanzate:

-un alleggerimento significativo del Fondo Crediti di Dubbia Esigibilità, richiesta storica dei Comuni;

– l’integrazione del fondo per i minori italiani, che sale a 250 milioni di euro;

– la stabilizzazione del fondo Centri Estivi a favore dei Comuni pari a 60 milioni;

– lo stanziamento di 500 milioni di euro per la Carta Dedicata a Te, prorogata anche per le annualità 2026 e 2027;

-un fondo per il personale con 50 milioni per il 2027 e 100 milioni per il 2028 per il rinnovo contrattuale 2025-2027, sul quale i sindaci precisano che si tratta di un primo passo, poiché l’adeguamento del trattamento accessorio del personale vale circa un miliardo e mezzo di euro, una cifra che i Comuni non sono oggi in grado di sostenere autonomamente.

Permangono però pesanti criticità finanziarie che mettono a rischio la capacità dei Comuni di garantire alcuni servizi essenziali ai cittadini. Per questo motivo, il Direttivo Anci chiede un incontro urgente con il Ministro Giorgetti per individuare risorse adeguate per sicurezza, diritto alla casa e alcune voci in emergenza della spesa corrente, per arrivare ad un accordo complessivo sulla manovra. “Le questioni evidenziate – sottolineano i sindaci – rendono difficile la gestione quotidiana dei Comuni. È necessario un confronto immediato per evitare che le attuali criticità si traducano in un rallentamento dei servizi e degli investimenti di Comuni e Città”.

Il nodo principale resta la spesa corrente, gravata da tagli e accantonamenti introdotti da precedenti leggi di bilancio, per un totale di circa 2,08 miliardi di euro fino al 2029, con un’ulteriore contrazione prevista di 460 milioni di euro nel 2026. Nello specifico preoccupano:

-l’aumento dei costi per l’assistenza ai disabili, che necessita di idonee risorse a copertura, in quanto non si ritiene adeguate, in ordine al quantum e alla complessità dell’applicazione, la norma sull’imposta di soggiorno, il cui gettito deve continuare a sostenere i costi derivanti dai flussi turistici;

-le criticità legate ai costi di gestione dei nidi, che richiedono una razionalizzazione dei fondi vigenti e ulteriori risorse;

-la situazione del trasporto pubblico locale, settore in forte sofferenza per l’aumento dei costi energetici, soprattutto nei piccoli e medi Comuni.

Restano inoltre totalmente inevase due questioni prioritarie per l’intero Paese, ovvero sicurezza e casa, sulle quali:

-si ribadisce la richiesta del raddoppio delle risorse del Fondo nazionale per la Sicurezza urbana per l’assunzione di personale, anche in deroga, necessario per colmare la perdita di operatori di polizia locale avvenuta negli ultimi anni;

-si sollecita l’avvio di un nuovo piano casa, con finanziamenti diretti e progetti flessibili e adattabili ai territori, accompagnato da una legge quadro nazionale che semplifichi le procedure. Inoltre, è necessaria una norma specifica per il fondo perequativo di Roma Capitale.

“Tutte le questioni poste – conclude il Direttivo Anci – sono in linea con la mozione approvata all’unanimità dalla Camera sulle necessità dei Comuni. Bisogna pertanto continuare un confronto vero e di soluzioni strutturali per garantire la sostenibilità dei bilanci locali e la qualità dei servizi ai cittadini”.

Approvati in Conferenza Stato-Regioni i nuovi livelli essenziali di assistenza che aggiornano quanto previsto dal DPCM 12 gennaio del 2017.

L’obiettivo dell’intervento è quello di eliminare prestazioni ormai obsolete, migliorare l’appropriatezza organizzativa e clinica e favorire una maggiore razionalizzazione prescrittiva, in linea con la riduzione degli oneri per il Servizio sanitario nazionale.

In particolare, le Regioni si sono espresse favorevolmente sul DPCM con impatto economico che prevede, a titolo esemplificativo, l’inserimento di:

– due nuove prestazioni relative alla terapia psicoeducazionale per disturbi dell’alimentazione e della nutrizione, sia per sedute individuali sia collettive;

– – tre nuove malattie croniche esenti dalla partecipazione del paziente al costo delle prestazioni, con l’indicazione della durata minima dell’attestato di esenzione: sindrome fibromialgica, idrosadenite cronica suppurativa e malattia polmonare da micobatteri non tubercolari;

– – prestazioni specialistiche per il controllo della gravidanza fisiologica.

– Parere favorevole delle Regioni anche sul secondo provvedimento, il Decreto del Ministro della Salute “isorisorse”, a neutralità finanziaria, che aggiorna, tra gli altri:

– – gli elenchi delle malattie rare che danno diritto all’esenzione dalla partecipazione al costo delle prestazioni correlate alla malattia;

– – le prestazioni di assistenza termale;

– – i Diagnosis Related Group (DRG) per i ricoveri in regime di degenza ordinaria ad alto rischio di non appropriatezza.

– La Conferenza della Regioni, inoltre, ha ricordato la necessità di garantire un’interlocuzione diretta e continuativa con la Commissione LEA del Ministero della Salute anche al fine di poter condividere tematiche e quesiti relativi all’aggiornamento e all’inserimento di altre prestazioni, ancora non previste.

– Condivisa, infine, l’osservazione relativa ai tempi di entrata in vigore dei due provvedimenti, che le Regioni chiedono siano portati a un termine non inferiore ai 30 giorni dalla pubblicazione in Gazzetta ufficiale, in modo da consentire anche l’adeguamento di tutti i sistemi centrali e regionali.