Nella Tuscia aperta al pubblico tra gli altri beni Villa Caviciana a Gradoli, affacciata sul lago di Bolsena
Simone Stefanini Conti
NewTuscia – VITERBO – Durante il fine settimana vengono proposte visite speciali, a contributo libero, in 700 luoghi straordinari in oltre 350 città, spesso inaccessibili o semplicemente insoliti, originali, curiosi, poco conosciuti e valorizzati.
Sabato 11 e domenica 12 ottobre tornano per la quattordicesima edizione le Giornate FAI d’Autunno, uno dei più importanti e amati eventi di piazza dedicati al patrimonio culturale e paesaggistico del nostro Paese, organizzato dal FAI. Da nord a sud della Penisola 700 luoghi straordinari, poco conosciuti e valorizzati oppure insoliti e curiosi, alcuni dei quali solitamente inaccessibili, apriranno al pubblico in 360 città (elenco dei luoghi aperti e modalità di partecipazione sul sito del Fai). Ad ogni visita si potrà sostenere la missione del FAI con una donazione.
Il programma dell’edizione 2025, una vastissima, variegata e curiosa mappa che illustra e racconta l’Italia, attraverso beni e paesaggi preziosi, tutti da scoprire,
Chiese, Palazzi, ville, castelli, aree archeologiche, musei, siti militari, parchi, giardini, esempi di archeologia industriale, luoghi dell’istruzione e centri di ricerca visibili per conoscere e promuovere l’immenso patrimonio culturale ed artistico del nostro Paese.

Le Giornate d’Autunno Fai sono organizzate nell’ambito della campagna di sensibilizzazione e raccolta fondi “Ottobre del FAI“, attiva per tutto il mese e assumono una valenza particolare poiché quest’anno si celebrano i 50 anni della nascita del FAI.
Le Giornate FAI d’Autunno vedono una speciale partecipazione dei giovani volontari del FAI, organizzati nei Gruppi FAI Giovani che, assieme a tutti i volontari della Rete Territoriale della Fondazione e agli “Apprendisti Ciceroni”, 9.000 in tutta Italia, con fantasia ed entusiasmo racconteranno l’Italia in due giorni di festa intitolata alla conoscenza del patrimonio di storia, arte e natura che è in ogni angolo del nostro Paese. Un patrimonio che non consiste solo nei grandi monumenti, ma anche in edifici e paesaggi sconosciuti, luoghi che custodiscono culture e tradizioni e che tutti siamo chiamati a curare e a proteggere per sempre e per tutti, come è nella missione del FAI, cominciando innanzitutto a conoscerli, per scoprirne il valore.
“Le Giornate del FAI rappresentano da decenni una sorta di alleanza esemplare e feconda tra cittadini virtuosi: quelli che hanno una sincera voglia di conoscere e approfondire la storia e le vicende di questo nostro straordinario paese, e gli altri loro concittadini – in questo caso le migliaia di ferventi volontari del FAI – che tali proposte immaginano e dispongono perché possano essere, due volte ogni anno, il contenuto di una civile e variegata offerta culturale.
Li unisce un comune progetto dove si semina assieme per un futuro migliore; dove sia chi dà che chi riceve – cioè entrambi – svolgono quel ruolo sussidiario a fianco a quello delle istituzioni pubbliche che fa bene a tutti, che fa bene al Paese. Il FAI offre un’opportunità di conoscenza e quindi di crescita; i cittadini, raccogliendo e accettando questa proposta, offrono con la loro partecipazione quella indispensabile forza per continuare a realizzarla, ma anche e soprattutto il sostegno necessario per portare avanti la nostra missione, in particolar modo scegliendo di iscriversi alla nostra Fondazione.
Le Giornate del FAI sono una buona novella che felicemente, tra tante notizie spaventose, si ripete. Non risolve certo i problemi del mondo ma lenisce il nostro dolore quotidiano e ci ridà un poco di speranza verso la possibilità di una convivenza civile; con un’alleanza tra simili che semina pace”, ha dichiarato il Presidente del FAI Marco Magnifico.
Elenco completo dei luoghi aperti nel LAZIO e modalità di partecipazione all’evento su:
https://fondoambiente.it/il-fai/grandi-campagne/giornate-fai-autunno/i-luoghi-aperti/?regione=LAZIO
Villa Caviciana a Gradoli è oggi una tenuta agricola nata dal sogno di Friedrich Wilhelm e Monika Metzeler, acquisita dal Fai.
L’avvocato di Dusseldorf e la collezionista d’arte, partiti per una vacanza sul Lago di Bolsena e tornati in Germania innamorati della zona. Fu così che dal 1989, anno dopo anno, acquisirono 144 ettari di colline, campi e boschi, tra i comuni di Grotte di Castro e Gradoli nella provincia di Viterbo, affacciati sulla sponda settentrionale del lago, davanti all’Isola Bisentina. Il luogo era ideale, con dolci declivi, terreno fertile di origine vulcanica e il clima mite del lago, tuttavia i terreni
Furono allora piantumati 7.000 ulivi, ossia 35 ettari di oliveto verde argenteo, cui se ne aggiunsero altri 20 di vigneto verde intenso, e tutte le sfumature dei boschi – pini, castagni, noccioli, querce e corbezzoli -, e di campi, pascoli e prati. Venne realizzata una tenuta moderna ed efficiente, precocemente biologica, con un frantoio e una cantina propri, costruiti dalle fondamenta, e dotata dei migliori macchinari oltre che di personale e degli spazi adibiti alla produzione di olio e vino, ma anche di miele, formaggi e carni, dall’allevamento, in origine, di pecore e maiali. All’efficienza teutonica di Friedrich, Monika aggiunse una precisa scelta di stile: furono assoldati due importanti architetti tedeschi, Bernard Korte e Wolfgang Doring.
A progettare rispettivamente gli spazi verdi e gli edifici. Frutto del progetto, è oggi la cantina che presenta un’architettura minimalista, dalle linee pulite e rigorose, ma con felici guizzi, come la lunghissima scala che sale dal seminterrato, e il sofisticato recupero delle materie locali, come il tufo morbido e poroso che scalda di giallo senape le geometriche facciate. Nelle forme si legge la ricerca di funzionalità, ma anche il desiderio di inserirsi discretamente nel territorio circostante, che è il protagonista assoluto di questo racconto: il panorama sul lago che si gode dalla cantina, incorniciato dal vigneto e da un prato ordinato, punteggiato di opere d’arte, che sfuma nell’oliveto, è un atto d’amore nei confronti del paesaggio. Villa Caviciana è oggi e continuerà ad essere una tenuta agricola produttiva: un modello in cui attuare e da cui promuovere principi e pratiche di coltivazione tradizionali ma anche innovative, che siano sostenibili dal punto di vista ecologico ed economico. La tenuta sarà affidata in gestione a professionisti, affiancati da un comitato di garanti scelti dal FAI tra i più esperti di agronomia, agroecologia, tecniche di coltivazione e di produzione biologica.
















