Nuove notizie biografiche sui primi trentotto anni di vita di Casti a Montefiascone.
NewTuscia – MONTEFIASCONE – La lettera inedita, conservata nella biblioteca Provinciale Anselmo Anselmi (attualmente in ristrutturazione), mi è stata gentilmente fatta visionare dalla dottoressa Stefania Gatti, con intercessione dell’amico Paolo Pelliccia, Commissario straordinario della Biblioteca di Viterbo che qui ringrazio. L’acquisto è del 1972, presente in un catalogo di un antiquario di Bologna, che ne rilascia ricevuta.
È tutta su una pagina ne riporto una perfettibile trascrizione A:C
Pisa, li 6 maggio 1797
È stato da me il signor Av.to Luigi Raby Carosi, da voi raccomandatomi,
che io ho trovato molto composito e obbligato. Non l’ho potuto in nulla
servire, perché nulla gli occorreva, anzi si è offerto di favorirmi in qualunque
cosa potesse occorrermi da Torino, ed è molto probabile che all’occorrenza
io me ne prevalgo, perciò vi ringrazio di questa buona conoscenza che mi
avete procurato.
Riveritemi tutta la vostra Casa, unitamente al Sig.re Console. Io presentemente
mi trattengo in tutto questo mese in questi Bagno. Divertitevi, comandatemi,
salutatemi gli amici ….
V°ri serv° dicendo
Ab Casti
La lettera scritta da Pisa, dove Casti soggiornò nel periodo prima del suo trasferimento a Parigi, città che sarà sua ultima residenza, non è noto a chi è indirizzata; non compare nel quasi completo Epistolario di Giambattista Casti, a cura di Antonino Fallico, Viterbo 1984, contiene 371 lettere, in 1341 pagine, ne è contenuto nelle successive quattro lettere scoperte da Francesco Sorrenti e pubblicate nel 2019.
Questa da Pisa del 6 maggio, si colloca tra quella scritta da Firenze a marzo del 1797 (lettera a Marcellino Serpieri, Firenze 25 marzo 1797) e quella del maggio da Pisa del 1797, (sempre a Marcellino Serpieri, Pisa 22 maggio 1797); Casti si dice in procinto di trasferirsi a Parigi, dove intende mettere ordine e stampare tutte le sue opere, ne prevede 12 volumi.
Di particolare importanza è una delle quattro lettere pubblicate da Sorrenti, a Federico Manfredini, sempre lo stesso anno da Pisa, del 8 settembre 1797, dove Casti elencherà, in ordine cronologico, tutta la genesi delle sue opere a quella data, cominciando dalle sue due prime, I tre giuli, scritti prima del 1759 a Montefiascone e pubblicati a Roma, con il nome arcadico di Niceste Abideno, solo nel 1762, a spese dell’amico Giovan Battista Luciani, amico e abate montefiasconese come lui, segretario dell’economo del Papa, monsignor S. Canale.
Nella stessa lettera scriverà delle sue opere in latino (Latina Carmina), scritte quando insegnante di retorica nel seminario di Montefiascone negli anni 1759-60 e 61, prima del suo trasferimento a Roma del 1762.
A Montefiascone lascerà 72 dei sonetti non inseriti ne I tre Giuli, come ricorderà anche nella stessa lettera, che saranno poi ritrovati e stampati dalla Tipografia del seminario di Montefiascone nel 1843, con riedizione del 1844, e da un editore veneto che di passaggio, li raccolse e pubblicò nel 1844. I Latina Carmina saranno pubblicati, con alcuni brevi componimenti in italiano, dalla Passigli di Firenze solo nel 1833, e dalla tipografia del seminario di Montefiascone, con qualche variazione, nel 1859. Bisognerà attendere il 1995, per la completa traduzione in italiano, nel libro di don Domenico Cruciani, stampato sempre a Montefiascone, componimenti che saranno poi l’importante unica prosa del Casti, che scrisse sempre in poesia, se si esclude il giornalistico Viaggio a Costantinopoli.
SUL LUOGO E DATA DI NASCITA DI CASTI
Per tutto il secolo XVIII e XIX Casti risultava nato a Montefiascone nel 1721. Nel 1887, Teodorico Ruspantini pubblica a Montefiascone Giovambattista Casti-Discorso pronunciato da Teodorico Ruspantini… in Montefiascone il 22 Agosto 1866, nello scoprimento della lapide in onore del poeta, a cura della Società Operaia locale, Montefiascone, Tipografia del seminario – presso Leonardi,1887. Testo di notevole profondità culturale e civile, di sole 18 pagine, aggiunge in nota, nell’ultima pagina, l’estratto della nascita del poeta, dagli archivi dell’arcipretura di Acquapendente.
(pag.18-senza numero) NOTA (1) In tutte le storie letterarie. Enciclopedie etc., la nascita del poeta è il 1721: la correggiamo con la data che risulta dell’atto di nascita estratto dagli Archivi dell’Arcipretura di Acquapendente dove il Casti nacque, senza che perciò venga punto a menomarsi a Montefiascone onore, essendo il padre del poeta, cittadino di questa. Del resto la storia informi, Boccaccio, gloria di Certaldo è nato a Parigi e così per cento altri.
Die 6 septembris 1724. Reverendissimus Dominus Carolus Casti Canonicus Ecclesiae Catholicis S. Sepulcri S.N. Aquapendentis baptizzavit domi in casu necessitatis, ut mihi asseruerunt, infantem natum die 29 augusti proxime praeteriti nocte antecedenti hora 8 circ. ex Domino Francisco Antonio Casti quondam Persei de Montefalisco, et Domina Francisca Pegna quondam Domini Signiferi Francisci de civitate Cossae conjugibus degentibus Aquipendii de Par.a S. Michaelis Archangeli de Mercato, cui impositum est nomen – Joannes Baptista Marianus Bartholomeus – et ego Leonardus Taurellus de Salimbenis Archipresbiter prefatae Ecclesiae Catholicis supplevi solemniter eidem infanti solemnitates et cerimonias Ecclesiae, in quibus solemnitatibus Patrini fuerunt Dominus Bartholomeus Specchio isvera Generalis in praesidio dictae civitatis Cossae, in cujus nomine et in vim mandati etc. Dominus Jacobus Cerrus levavit infantem et Domina Barbara uxor ejusdem Domini Generalis, in cujus nomine et in vim mandati etc. Domina Cherubina Floriani, uxor Domini Antonio Roli ab Aquapendente de Par.a S. Angeli de Mercato levavit infantem. Ita est Leonardus Taurellus de Salimbenis Archip.r. ANTONUZZI D. ANTONIO
Ruspantini si preoccupò poi di pubblicare la notizia nella introduzione che fece per una edizione de Gli animali parlanti, pubblicata a Roma nel 1893, con breve nota: «G. B. Casti nacque in Acquapendente nel 1724 ». Nascita rilevata da alcune delle successive biografie del poeta, fino alle più recenti.
Nel 1975-76 il prof. Pietro Volpini e Antonietta Scoponi, pubblicano a Montefiascone, in 21 inserti sul mensile locale La Voce, Giovanni Battista Casti, Vita e Opere, testo fondamentale per le notizie biografiche riportate, poi pubblicato in libro nel 2024, a cura di Paolo Bologna. È anche una pregevole sintesi di tutte le opere del poeta e letterato che visse a Montefiascone quasi la metà della sua vita. Ma rimasta affatto sconosciuta, proprio per il suo carattere di pubblicazione in rivista locale. Ma il libro in 21 inserti, è una diretta, anche se garbata risposta al libro, al loro dire, pesantemente falsificatorio, circa la vita e la cittadinanza di Casti, Giovanni Battista Casti, poeta aquesiano, di Giorgio Lise, Acquapendente, 1972, dove l’autore definisce il poeta e fratelli, di tipica mentalità aquesiana.
Volpini, affiancato da Antonietta Scoponi, neo laureata alla Sapienza di Roma con una tesi su Casti di trecento pagine (1972-73), indagano a fondo negli archivi della Cattedrale delle nascite di Montefiascone, sia sul padre ed i fratelli di questo, che sui fratelli di Giovanni Battista. Per primi dedurranno che Giovanni Battista, primogenito, era rientrato con la famiglia a Montefiascone all’età di soli tre anni, visto che il quarto fratello, Giuseppe Antonio, nascerà a Montefiascone nel 1728, e battezzato dallo stesso fratello del padre, Carlo Casti, ora coadiutore della Cattedrale di Santa Margherita a Montefiascone, che prima era ad Acquapendente, canonico della cattedrale del Santo sepolcro, e che aveva procurato il lavoro e la trasferta ai fratelli Francesco Antonio, padre di Casti e Giovanni Nicola, quindi, anch’egli rientrato nel paese d’origine. Battezzerà anche i 6 fratelli successivi, Angelo Emanuele, Maria Angela, Gaspare, Filippo; Francesco ed infine Persio. Dieci fratelli in tutto, con riportate date nascita e chiesa, nella Cattedrale e a San Flaviano. Tre erano nati ad Acquapendente, ma il terzo morto dopo due giorni, come riporta Fallico.
Antonino Fallico, nella sua ricca e documentata Introduzione a Giovanni Battista Casti, pubblicata insieme all’Epistolario del 1984, in edizione locale a Viterbo, a cura dell’Amministrazione Provinciale, ne riporterà solo 7 e con date di nascita apparentemente errate.
La famiglia del padre Francesco Antonio, figli di Perseo Casti e Francesca Cordini erano ugualmente dieci, riportati da Volpini e Scoponi con nomi e date. Fallico riporta ancora d’avere indagato presso archivi di Acquapendente e Montefiascone, ma attribuisce alla famiglia di Casti padre, essere composta da soli tre fratelli, quelli presenti nel periodo di trasferimento ad Acquapendente.
“… Il nonno di questo, Perseo, romano, sposò Silvia Francesca Cordini di Montefiascone, dove nacquero anche i loro tre figli: Carlo, Francesco Antonio (3.10.1698) e Giovanni Nicola”.
E ancora “ A seguito della nomina del giovane prete Carlo a rettore della parrocchia di S. Angelo del Mercato di Acquapendente, avvenuta anteriormente al 1713, tutta la famiglia lo seguì…”
I fratelli Casti erano dieci, non tre, e non tutta la famiglia seguì Carlo, ma solo due fratelli dei nove, tre in tutto dei dieci: Margherita Angela, Carlo Faustino, Giovanni Stefano, Giovanni Battista, Anna, Maria Antonia, Anna, Francesco Antonio (padre del poeta), Giovanni Nicola, Giuseppe Antonio.
Nel libro di Volpini-Scoponi, sono riportate anche per questi le date di nascita. Il padre di Giovanni Battista era di Montefiascone e la madre di Cossa (antica Cosa-poi Ansedonia , GR, come riportato da Volpini-Scoponi e poi lo stesso Fallico), che il padre conobbe probabilmente ad Acquapendente.
Dal certificato di nascita di Giovanni Battista, tradotto da Antonietta Scoponi nella sua tesi di laurea del 1972, pagg. 25,26.
“Il giorno 6 settembre 1724, 1l Rev.mo Carlo Casti, canonico della Chiesa Cattedrale del S. Sepolcro ad Acquapendente (VT), battezzò in casa e in caso di necessità, come egli mi asserì e come altri mi confermarono, un bambino nato il 29 agosto u.s., durante la notte, verso le otto, dal Sig. Francesco Antonio Casti figlio del fu Perseo di Montefiascone e dalla Sig.ra Francesca Pegna, figlia l del fu Signiferi Francesco della città di Cossa, dal momento che i genitori si trovavano ad Acquapendente nella Parrocchia di S. Michele Arcangelo, vicino, al mercato, il bambino fu chiamato: Giovanni, Battista, Mariano, Bartolomeo. Io poi, Leonardo Taurello de Salimbene, arciprete della suddetta Chiesa Cattedrale, supplii pubblicamente a questo fanciullo le cerimonie solenni prescritte dalla Chiesa e i padrini furono in queste cerimonie: il Sig. Bartolomeo Specchio, Generale del presidio della città di Cossa, ma in rappresentanza di questi e in forza di una delega, tenne il bambino il Sig. Giacomo Cerro romano e madrina fu la Sig.ra Barbara, moglie del Generale, in sua rappresentanza e in forza di una delega Cherubina Floriani, moglie di Antonio…(Roli di Acquapendente della Parrocchia di S.Angelo al Mercato, che sollevò il bambino.) Segue poi la firma: Leonardo Taurello de Salimbene Arciprete.r. “
Si legge che, il battezzante era il fratello del padre, Carlo, lo stesso che procurò la momentanea trasferta dei tre fratelli Casti ad Acquapendente, il padrino e madrina di battesimo erano di Cossa, come la madre di Giovanni Battista, il bambino lo tenne in delega Giacomo Cerro, romano, Cherubina Floriani, che sollevò il piccolo, era moglie di Antonio Roli di Acquapendente.
Questo spiega perché Casti non riconobbe mai la sua nascita ad Acquapendente, del quale lui primogenito, non poteva avere ricordo alcuno, né lui e la famiglia avevano legami di parentela in Acquapendente. Non citò mai il paese di nascita effettiva in vita sua, nemmeno, come rilevano Volpini-Scoponi, quando vi passa davanti con la carrozza, nella famosa sua prima lettera di viaggio all’amico abate, montefiasconese come lui, Giovanni Battista Luciani, del 22 settembre 1763, dall’Epistolario inedito, G.B. Casti, Montefiascone, 1921, pubblicato a dal prof. Quirino Ficari, gruppo di lettere avute dalla famiglia Ricca del paese, che le conservava.
Nella precedente lettera a Giuseppe Barbieri, del 3 settembre 1763, chiamerà Montefiascone «Mia patria…». Ugualmente chiamerà, in lettera allo stesso Luciani, per Montefiascone « Nostra patria…», usata come introduzione alla prima edizione Romana del 1762 de I tre Giuli, data e luogo, Montefiascone 25 marzo 1762.
Nel suo ultimo scritto montefiasconese in latino del 1761, De Modicarum Urbium Incommodis (Sui disagi delle piccole città), chiamerà Montefiascone, in procinto di trasferirsi a Roma
«…il mio paese natio […] Lì dove nacqui.».
Pertanto per Casti, lui stesso era nato a inequivocabilmente a Montefiascone, così poi come veniva identificato nelle incerte, spesso fantasiose biografie fino a tutto l’800 ed oltre.
Questo ultimo componimento è importantissimo, poiché termina con una frase, che è un chiaro progetto di vita futura, perseguito con gaudio, che caratterizzerà la sua lunga esistenza
«Non sarò mai in nessun luogo fisso.» Così fu.
In una lettera da Vienna del 20 aprile 1786, a Paolo Greppi
“Siccome peraltro io non posso per molti anni gettar le radiche in un luogo, che lo spirito ambulante mi predomina, così ho fissato di fare quest’anno una corsa in Italia per vedere gli antichi i miei amici e conoscenze, e qualche resto ancora esistente della mia razza […] Circa a me che sono un essere scioperato, vagabondo, un po’ letterato, un po’ libertino, un po’ più nel gran mondo, e non radicato in un angolo d’Europa”














