Barbara Aniello

NewTuscia – VITERBO – Ancora una volta il quartiere medioevale di San Pellegrino si anima.

Due autori espongono i loro lavori, esprimendosi con due stilemi alternativi alla fotografia iconica e di impronta: si tratta di una nuova categoria estetica, lo SpazioTempismo, capace di un dinamismo nuovo, avvolgente, che rievoca nella figura o nel frammento della una vita nascosta, insospettata per il visitatore. La sfida è quella di evocare e ri-evocare civiltà sepolte o semplicemente frammenti architettonici e statuari che, grazie a questo nuovo strumento, divengono coevi a chi le guarda.

 

Enzo Trifolelli  e gli “Etruschi”

Non v’è nulla al mondo che non ambisca a diventare qualcosa di più, e la fotografia in FoTotempismo si pone come il risultato di tale aspirazione da parte dell’immagine fissata su una superficie piana. Ecco dunque la formulazione di un concetto e di una tecnica di ripresa che consentano di restituire in fotografia sia l’effetto di profondità della terza dimensione spaziale che quello di scorrimento di un determinato flusso temporale. Si riesce così a narrare una storia Spazio-Temporale che lega il popolo Etrusco con gli “ultimi Etruschi” viventi, evidenziando le profonde differenze tra le generazioni antecedenti a quelle “digitali attuali”. Si può affermare che i “riti” tradizionali andranno persi e rimarranno solo nelle  documentazioni storiche.

Vibrazioni è una ricerca fotografica avviata organicamente nel 2009. Le vetrate dei grattacieli che ci circondano creano un universo parallelo di astrazioni geometriche e informali. E’ un universo apparentemente virtuale, ma in realtà sempre lì. Siamo noi che gli scorriamo accanto inconsapevoli. Ma basta fermarsi un attimo e – come ci hanno insegnato Alexandr Rodchenko, Marcel Proust e Franco Fontana – “Saper Vedere e non solo Guardare”, per cogliere queste immagini pittoriche reali, prodotte dai riflessi delle vetrate. Questo progetto si pone concettualmente – attraverso la scelta dei soggetti, il taglio delle inquadrature e, talvolta ma non sempre, la saturazione dei contrasti di luci e dei colori – al confine tra fotografia e pittura.