A cura di Annunziata Staffieri

NewTuscia – Maternità: la lavoratrice dipendente  può rinunciare al congedo di maternità?

No, in quanto si tratta di un diritto indisponibile, come ricordato in più occasioni dalla giurisprudenza di legittimità (Cass. n. 10180/2013), che in nessun modo può essere oggetto di rinuncia , neppure a fronte di certificazione medica attestante le condizioni di buona salute della lavoratrice e del nascituro.

La dipendente  deve, perciò, obbligatoriamente assentarsi dal lavoro per un periodo di cinque mesi,  con conseguente divieto assoluto da parte del datore di lavoro di adibirla al lavoro in tale arco temporale.

Ciò chiarito, resta comunque ferma,  in caso di interruzione spontanea o terapeutica della gravidanza verificatasi in concomitanza al 180° giorno dall’inizio della gestazione (messaggio INPS 18 aprile 2011, n.9042), o successivamente al 180° giorno dall’inizio della gravidanza o, ancora, in caso di decesso del bambino alla nascita o durante il congedo di maternità, la facoltà della lavoratrice di riprendere in qualunque momento il lavoro, dandone un preavviso di dieci giorni al datore di lavoro.(circolare INPS, 27 ottobre 2011, n. 139).

Il congedo di maternità, tradizionalmente, viene fruito  due mesi prima della data presunta del parto e tre mesi dopo il parto; tuttavia, è consentita anche una distribuzione flessibile del congedo.

La lavoratrice può, infatti, posticipare l’inizio del congedo di maternità:

– a partire dal mese antecedente e nei quattro mesi successivi al parto, a condizione che tale opzione non sia pregiudizievole per la sua  salute e quella del nascituro ;

– esclusivamente dopo il parto, entro i cinque mesi successivi al parto stesso, sempre a condizione che tale scelta non sia pregiudizievole per la sua salute e quella del nascituro.

Giova inoltre rammentare che:

– in caso di parto avvenuto dopo la data presunta del parto stesso, si aggiungono i giorni compresi tra la data presunta e quella effettiva;

– in caso di parto avvenuto prima della data presunta del parto (parto prematuro o precoce) i giorni non goduti prima del parto vengono aggiunti al periodo di astensione obbligatoria dopo il parto, anche qualora la somma di tali periodi superi il limite complessivo di cinque mesi;

– in caso di parto gemellare il congedo in parola non raddoppia.

Durante il congedo di maternità alla lavoratrice viene riconosciuta un’indennità pari all’80% della retribuzione media giornaliera, calcolata sulla base dell’ultimo periodo di paga antecedente l’inizio della maternità.

Alcuni contratti collettivi, inoltre, possono prevedere l’integrazione al 100% dell’indennità di maternità da parte del datore di lavoro..

Per poter beneficiare di tale indennità la lavoratrice deve consegnare al proprio datore di lavoro e all’INPS il certificato medico di gravidanza indicante la data presunta del parto. L’art 31 del DL 69/ 2013 ha introdotto l’obbligo di trasmissione di tale certificazione all’INPS, direttamente da parte del medico del Servizio Sanitario Nazionale, prima della nascita del minore.

La mancata trasmissione del certificato da parte del sanitario può precludere alla lavoratrice di accedere a tale prestazione?

No, in considerazione della ricordata indisponibilità del diritto al congedo in commento.

Con il recente messaggio n.287/2024, l’INPS ha infatti rimarcato che il datore di lavoro non può precludere alla  lavoratrice il godimento  dell’indennità di maternità, nel caso in cui il medico non abbia inviato il certificato di gravidanza attraverso l’apposito canale telematico.

Nel citato messaggio l’istituto ha inoltre indicato alcune  soluzioni per colmare tale lacuna, precisando che anche in assenza di invio telematico del certificato sarà comunque possibile recuperare la data presunta del parto:

– dall’eventuale certificato di gravidanza cartaceo, rilasciato da un medico del Servizio Sanitario Nazionale, o con esso convenzionato, inviato dalla gestante;

– dall’eventuale provvedimento di interdizione anticipata dal lavoro adottato dalla ASL, ai sensi dell’art. 17 del d. lgls n.151/2001 (lettera a), per complicanze della gestazione e, aggiungerei, anche dal  provvedimento di interdizione “per lavoro a rischio”, rilasciato dall’ Ispettorato del lavoro  territorialmente competente, ai sensi dell’art. 17 del d’lgs n. 151/2001, lettera b e c.

In assenza di tale documentazione il congedo di maternità potrà essere determinato computando i due mesi di “ante partum” a ritroso, a partire dalla data effettiva del parto ricavata dalla piattaforma “ConsANPR” per la consultazione dell’anagrafe nazionale della popolazione residente.

avv. Annunziata Staffieri
capo processo e formatrice INL, Legal manager & advisor, esperta in Diversity, Equity & inclusion.

Si segnala che le opinioni espresse nel presente articolo sono frutto esclusivo del pensiero dell’autrice e non hanno carattere impegnativo per l’amministrazione alla quale appartiene.