NewTuscia – In molte zone della Toscana, dell’Umbria e in parte del Lazio si continua a parlare di cultura della Tuscia, che richiama subito alla mente il vecchio nome attribuito all’Etruria, precisamente al termine del dominio etrusco. Oggi è possibile distinguere tra diversi tipi di Tuscia: quella “romana” è evidentemente quella riferita al Lazio, quella ducale comprende anche l’Umbria, mentre quella longobardia è legata alla Toscana. Ancora oggi c’è chi utilizza questo termine per indicare soprattutto i territori in provincia di Viterbo, dove sorge non a caso la famosa Università degli Studi della Tuscia. Forse non tutti sanno che il folklore generato da questi luoghi si è tradotto nel tempo anche con delle curiose forme di intrattenimento ludico, che hanno portato alla luce giochi dall’elevato valore tradizionale.

Alcune attività per ragazzini venivano persino proibite in passato, in quanto considerate addirittura pericolose. Si parla nella fattispecie della ruzzola e delle piastrelle. Nel primo caso bisognava lanciare lungo un determinato percorso una specie di cilindro di legno, nella speranza di farlo arrivare a destinazione con il minor numero di lanci possibili. Nel secondo, invece, si lanciavano delle mattonelle in direzione di una pila di monete al fine di conquistare quelle che sarebbero cadute sulla propria mattonella o vi sarebbero comunque entrate in contatto. Una regola curiosa consisteva nella possibilità di appropriarsi anche delle monete apparentemente già conquistate dagli altri, colpendo le loro ruzzole in modo da rovesciare eventualmente la situazione.

Meno problemi si riscontravano invece per quanto riguardava l’utilizzo all’aperto dell’arco o della balestra. Particolarmente gettonati tra i giochi tipici della Tuscia erano la morra o altri che potevano promuovere la socializzazione: anche di questi tempi infatti a Viterbo si sono organizzati incontri pubblici per giocare scacchi o ai giochi da tavolo. Due erano invece le attrazioni storiche che riguardavano nello specifico i dadi. La zara consisteva nel cercare di ottenere con il lancio di tre dadi un numero che si era indicato in precedenza. Per non rendere il gioco troppo complicato, non erano accettati però quei punteggi conseguibili con una sola combinazione, vale a dire 3, 4, 17 e 18. e quindi di rara uscita, erano considerati non validi. Così Jacopo della Lana commenta questa regola. Molto simile era il sanzo, nel quale era previsto però un differente sistema di punteggi.

In tempi recenti si è registrato un particolare interesse della Tuscia verso i giochi di carte. I più diffusi e praticati sono quelli che richiedono l’utilizzo dei mazzi regionali. Da qualche anno a questa parte, però, si fa anche un gran parlare di “The Game, il primo gioco di carte della Tuscia”, che omaggia nella fattispecie Viterbo. Attraverso disegni e simboli, le carte tradiscono una notevole forza evocativa, considerata fortemente rappresentativa della Tuscia. Si gioca con 28 carte, divise in tre tipologie: borghesi, poeti e venditori, ognuno con un suo punteggio. Chi conosce il regolamento del Sette e Mezzo potrebbe trovarsi più avvantaggiato nel districarsi tra le meccaniche di “The Game”: i partecipanti, infatti, sono chiamati a calare le carte e prevalgono semplicemente quelle con i punteggi superiori.  Ad ogni mano si ottiene una delle lettere che compongono la parola “Tuscia” e a vincere è di conseguenza chi riesce a conquistarle tutte.