NewTuscia – VITERBO – Riceviamo e pubblichiamo.
Al convegno dello scorso 7 ottobre “Acqua senza arsenico: possibili prospettive per la Tuscia – che si è svolto preso la sala consiliare del Comune di Viterbo, grazie al patrocinio gentilmente offerto dal Comune stesso – sono emersi alcuni fatti nuovi, non conosciuti da parte del “Comitato non ce la beviamo”, che ci inducono a sensibilizzare le amministrazioni pubbliche della Tuscia, dell’ATO 1 e della Regione attraverso i seguenti tre specifici quesiti:
- è stata accertata la disponibilità di acqua con tracce minime di arsenico, bel al di sotto della soglia di attenzione, in vari filoni acquiferi superficiali alle quote più alte della catena dei monti Cimini, che secondo una prima stima teorica potrebbero soddisfare i bisogni idrici di circa 50.000 persone. Chiediamo all’ATO1 di prendere in esame questa opportunità offerta dal territorio, per verificare attraverso appositi studi un progetto di fattibilità per la possibile utilizzazione di queste fonti al fine di una significativa riduzione del rischio sanitario di contaminazione da arsenico e fluoruri oggi esistente per la popolazione.
- approfondendo la problematica della disponibilità dei corpi idrici sotterranei sia della Tuscia che della Regione in generale è venuto fuori che neppure a livello regionale esiste una mappatura dei siti acquiferi sotterranei e che manca un monitoraggio sia quantitativo che qualitativo dell’utilizzazione di quelli in uso. Chiediamo perciò alla Regione di provvedere alla stesura di questa mappatura regionale e alla creazione del monitoraggio delle relative risorse impiegate.
- la disponibilità del quadro conoscitivo di cui sopra appare preliminare a un’ attività di programmazione territoriale che in modo razionale e sostenibile provveda al soddisfacimento delle necessità d’acqua delle popolazioni della Tuscia e dell’intera Regione. Chiediamo pertanto ala Regione di motivare ed eventualmente ripensare, alla luce di questi nuovi elementi di conoscenza del territorio, l’indispensabilità del progetto del raddoppio del Peschiera. Chiediamo in sostanza alla Regione una risposta al legittimo dubbio che sia possibile rinvenire risorse idriche alternative, localmente diffuse sul territorio, più facili da raggiungere, più veloci e molto meno costose del progetto del Peschiera, sia sul piano finanziario che su quello ambientale.
E pertanto chiediamo all’autorità Distrettuale di Bacino dell’Appennino Centrale e alla Regione Lazio di elaborare e finanziare il progetto da realizzare in collaborazione con l’Università degli Studi della Tuscia che ha espresso la propria disponibilità.
Nel contempo e fino alla soluzione della problematica, ribadiamo anche la necessità di un contributo pubblico per sostenere le alte spese per la dearsenificazione che attualmente sono completamente a carico dei cittadini della Tuscia.
Chiediamo infine alla Conferenza dei Sindaci dell’Ato 1 di Viterbo di deliberare in favore delle suesposte richieste.
Al fine di ottenere un riscontro agli interrogativi aperti dal convegno del 7 ottobre, il Comitato Non ce la beviamo ha deciso di inviare ai Comuni della Tuscia, alla presidenza dell’ATO1 e alle competenti autorità della Regione e del Bacino dell’Appennino Centrale il documento che vi alleghiamo.















