Articolo di Simonetta Melinelli
NewTuscia – VITERBO – Fabio Canessa, consulente letterario del Festival della Tuscia del comune di Viterbo, Festival realizzato e sostenuto dall’Assessorato alla Bellezza di Vittorio Sgarbi, introduce questa serata dedicata al cinema di Pupi Avati, per coniugare letteratura, musica, teatro e cinema, ricordando i film girati a Viterbo come i Vitelloni e Il Vigile, oltre a tanti film ambientati nel quartiere medievale.
Vari registi hanno amato e scelto la Tuscia.
Avati ne ricorda alcuni famosissimi, Fellini che girava tantissimo nella Tuscia, perfino film horror, ed anche Monicelli, Pasolini, inoltre anche molti attori hanno girato film nella Tuscia, e alcuni vi si sono stabiliti incantati dalla bellezza ed unicita’ di questo territorio, tra questi Corinne Clery, presente in sala, che ha scelto di vivere a Tuscania appunto nella Tuscia.
Pupi Avati ricorda come su questo territorio e a Viterbo stessa, vi siano edifici ben preservati, risalenti a epoche diverse, percio’ come questi rappresentino un set ideale per girare film.
Pupi Avati racconta inoltre tanti aneddoti della sua vita, con incontri con personaggi famosi, divertendo e sorprendendo il pubblico con la sua ironia, sagacia e acume, con un eloquio divertente e accattivante, tra gli applausi del pubblico.
Pupi Avati sottolinea poi con una riflessione personale, parlando del rapporto con sua moglie, e dei rapporti di coppia in generale, sul quanto sia diversa la morale amorosa per gli uomini e le donne, e su quanto il tradimento affettivo sia ben piu’ grave di qualunque tradimento fisico.
Fabio Canessa ricorda i bellissimi film sulla memoria, ma anche comici, storici, biografici, horror di Pupi Avati, grande regista e maestro di vita. Canessa chiede a Avati come scelga le location dei suoi film.
Avati risponde che nel copione ci sono delle descrizioni di luoghi particolari, allora il regista inizia una incessante ricerca di tali luoghi, fino a scoprirli.
La scrittura dei luoghi e dei personaggi, avviene in una passivita’ totale, dice Avati.
Una condizione tra la veglia e il sonno, il momento prima di addormentarsi, dei volti, dei luoghi, delle cose, c’e’ un giacimento di storie e pensieri a cui attingere, che arrivano in tale momento nelle menti dei registi, di musicisti come Mozart, di cantanti come Lucio Battisti, e ricorda: ” lui vedeva un mio film e mi diceva delle cose, in uno scambio creativo”.
Ricorda l’Italia in cui e’ cresciuto, povera, dove i giovani erano denutriti, una foto della sua famiglia gli ricorda che all’epoca ognuno si vestiva con quel poco che aveva, percio’ nemmeno riesce piu’ a ricordarsi la stagione in cui questa foto venne fatta.
Avati dice : “Credevo che a Bologna le ragazze fossero bruttissime, perche’ denutrite, come tutti i giovani all’epoca”, invece poi ricorda che un suo amico di Ferrara gli disse che li’ erano ancora piu’ brutte! E in effetti ricorda che quando lo ando’ a trovare, riconobbe quanto avesse ragione!
Avati ricorda quanto fosse timido da giovane, ricorda il suo primo incontro con la futura moglie, furante un fortuito passaggio in auto che ebbe l’opportunita di darle, in 5 minuti in auto doveva conquistarla, ma non gli veniva in mente niente, e come sempre chiedeva a Dio e ai suggeritori dall’alto una ispirazione, ma proprio non riusciva a venirgli in mente nulla, poi lui per bloccarla all’arrivo, gli mostro improvvisamente il suo orologio al poldo, era quello di suo padre, lei penso’ indubbiamente che fosse pazzo e divento’ accondiscendente, lui sottolineo’ argutamente che era il suo compleanno e che purtroppo nessuno dalla mattina gli avesse fatto gli auguri e tantommeno avesse ricevuto un bacio, ed erano le ore 23,55. Allora lei penso’ ai costi e benefici e infine si protese verso di lui e gli dono’ il suo bacio. Ma era febbraio ed invece .il suo vero compleanno era in novembre! Percio’ sicuramente dall’alto gli era stato davvero suggerito un bel escamotage veramente arguto!
Da alcuni anni Avati dice di avere ereditato dalla madre un culto della memoria delle persone care ed importanti della sua vita, che ricorda con affetto e simpatia , pregando per loro. Ogni sera, ogni nome che legge dal suo computer, gli si presenta con il suo volto, Fellini, Antonioni, immagini indelebili, cosi’ li sente vicini allontanando da lui ogni tristezza.
Una volta i contadini lo facevano la sera nelle stalle ricordando i loro morti.
Nei suoi film anche da giovane lui ha sempre trattato il tema del ricordo, mantenendo il legame con il passato.
Avati lo ritiene fondamentale, perche’ esprime riconoscenza verso chi ci ha preceduto.
Essendo nato quando ancora c’erano re, duchi, nobili, poi la guerra, la ricorda come una cosa insopportabile, indescrivibile, tremenda.
Ricorda la felicità della Festa della Liberazione, quando arrivarono gli alleati, ogni piazza e cortile era a Bologna una sala da ballo.
Percio’ oggi una guerra in Ucraina e’ intollerabile.
Oggi I giovani sono bloccati, senza speranza in un futuro, all’epoca erano piu’ timidi ma piu’ audaci.
Ricorda quando fece da giovane il venditore della findus dei bastoncini di pesce, e dovette un giorno trascorrere due ore prima di un appuntamento, e lo passo’ in un cinema a vedere un film sul cinema, “Otto e mezzo”, mi piacque talmente tanto che costrinsi tutti i suoi amici a vederlo eppoi tutti affascinati, decisero di provarci, a fare un film tutti insieme, erano tutti artigiani, il falegname divenne scenografo, e cosi’ via,
Scrivessero a tutti i registi, poi infine con loro enorme sorpresa Ennio Flaviano il regista piu’ famoso del periodo, gli rispose e loro tutti eccitati al bar Margherita lessero con grandi aspettative tutti insieme la lettera, che diceva ” Non scrivetemi piu’!”.
Avati parla della lettera alla montagna di
Gesu’ Cristo, come della sua piu’ grande ispirazione, come un punto di arrivo nella coscienza umana, avere fiducia nel proprio prossimo.
Mentre invece ci hanno educato alla diffidenza, alla separazione, per interessi di controllo sugli esseri umani.
Non si parla piu’ della morte, mentre una volta se ne parlava per esorcizzarla, essendo parte integrante della vita, cosiccome la nostra immagine e corpo che cambiano ci abituano alle varie stagioni della vita.
Fellini aveva, come Avati, una concezione del presente che riassumeva e rappresentava passato e futuro in modo completamente indifferente, cosiccome anche Bergman, nel presente ricordavano il passato, essendo il presente frutto del passato.
Infine Avati in una breve riflessione di tre minuti, conclude con una pillola di saggezza, l’unica cosa eterna e’ la morte e solo da bambini e anziani si pensa in termini di eternità, e la vulnerabilita’ del bambino e dell’anziano li accomuna sviluppando grande empatia e sensibilita’, riuscendo a fare loro vedere la vita come un continuo spazio temporale in cui i genitori rappresentano l’immortabilita’ e la felicita’ totale nella mente che vive quel presente, passato e futuro in un attimo eterno appunto.
Ogni altro momento dell’esistenza dell’uomo appare temporaneo ed effimero.
Grande serata piena di autoironia e riflessioni profonde, dove tra racconti di vita vissuta, si racconta un grande regista ed uomo, fragile nelle sue umane contraddizioni, ma profondamente aperto e disponibile ad esporsi in tutta la sua profonda morale religiosa , che ha contraddistinto la sua grandissima opera creativa.
E’ stato per me un onore avere assistito alle sue profonde riflessioni sulla vita.













