Incontro operativo presso il “campo catalogo” e presentazione del progetto scaturito dalla collaborazione tra l’Associazione Horti in Tiberi e l’Universita’ della Tuscia .

Stefano Stefanini

NewTuscia – ORTE – L’incontro operativo di oggi presso il campo catalogo e la  presentazione del progetto dalla collaborazione tra l’Associazione Horti in Tiberi e l’Universita’ della Tuscia sara’ dedicato al rilancio del Carciofo Ortano.

Ricordiamo che la Festa del Carciofo Ortano viene  organizzata ogni anno dall’associazione Horti in Tiberi in  collaborazione  con la Pro Loco, con il patrocinio  del Ministero dell’Agricoltura della Sovranità Alimentare e delle Foreste, del Consiglio Regionale del Lazio, del Comune di Orte e della Camera di Commercio di Rieti e Viterbo .

L‘ 11 febbraio 2021 si e‘  costituita  l’Associazione Horti in Tiberi, con l’elezione del presidente Franco Marzoli. L’associazione,  che organizza la Festa del Carciofo Ortano,  si occupa della valorizzazione e dello sviluppo della produzione del carciofo ortano, come valorizzazione delle tradizioni agricole e della produzione di qualità del territorio.

Il carciofo ortano come prelibata produzione tipica del territorio della città del fiume sta riacquisendo da qualche anno una posizione dominante, sia come produzione agricola che nella versione di dolce tipico.

<img decoding=”async” class=”size-medium wp-image-313180 alignright lazyload” src=”https://www.newtuscia.it/wp-content/uploads/2022/05/carciofo-ortano-1-300×214.jpg” alt=”” width=”300″ height=”214″ srcset=”https://www.newtuscia.it/wp-content/uploads/2022/05/carciofo-ortano-1-300×214.jpg 300w, https://www.newtuscia.it/wp-content/uploads/2022/05/carciofo-ortano-1.jpg 417w” sizes=”(max-width: 300px) 100vw, 300px” />Sono passati più di 5 anni da quando, su interesse della cittadinanza ortana, si è costituito il coordinamento per il recupero del carciofo ortano. Da allora è stata fatta molta strada, ma è soprattutto negli ultimi due anni che la collaborazione tra l’amministrazione comunale, la comunità locale, l’Università della Tuscia e l’ARSIAL ha prodotto notevoli passi in avanti.

L’indagine genetica condotta nella primavera 2018, oltre a restituire la varietà al territorio, ha avviato l’iter per l’iscrizione nel registro regionale delle biodiversità. Siamo oggi orgogliosi di annunciare che ci apprestiamo a presentare i risultati della seconda analisi genetica, la quale oltre a fornire ulteriori informazioni sulle peculiarità del carciofo ortano, ha anche permesso di effettuare una precisa mappatura delle quantità presenti nel territorio ortano.

Negli anni scorsi l’attività di ricerca, con l‘ausilio tecnico scientifico  dell’ARSIAL e il e del DIBAF dell’Università della Tuscia, ha portato un attento confronto con i produttori e le aziende locali, che  ha portato a stilare un disciplinare di produzione “tutto nostro”, con il fine di rendere sempre più unico e caratterizzato il carciofo ortano.”

Il comune di Orte – prima con l’assessore Daniele Proietti e oggi con il consigliere delegato all’Agricoltura, Sergio Peciarolo –  e l‘Associazione Horti in Tiberi hanno  affrontato un percorso difficile e molto impegnativo, che però, ha generato le condizioni imprescindibili per raggiungere l’agognata fase di reintroduzione del carciofo nel mercato ed il rilancio di una filiera di produzione e trasformazione.

Nel corso della conferenza del dicembre 2019 sono state presentate ufficialmente le caratteristiche genetiche del carciofo ortano, il disciplinare di produzione e le azioni che intendiamo porre in essere per la costituzione del campo catalogo, dove saranno messi a dimora i carducci recentemente raccolti, grazie anche alla collaborazione degli studenti dell’Istituto Omnicomprensivo di Orte. È questo un altro passo fondamentale per la successiva promozione della cultivar.

Il progetto di recupero e produzione del “carciofo ortano” delle produzioni storiche di qualità in UNIVERSITA’ TUSCIA, ARSIAL, SLOW FOOD

Più volte abbiamo trattato  delle produzioni tipiche di qualità, in particolare del “carciofo ortano”. Dopo i convegni dell’estate 2018,  di gennaio e dicembre  2019 sullo stato del progetto di recupero della coltivazione della produzione agricola di qualità del  Carciofo ortano, risalente a tempi immemorabili e, altrimenti, destinata ad estinguersi, ha preso il via la sperimentazione delle produzione locale.

Ricordiamo che grazie alla ricerca scientifica approntata dalla Facoltà di Agraria dell’Università della Tuscia di Viterbo, nella persona del prof. Mario CIAFFI, del Dipartimento per l’Innovazione nei sistemi Biologici, Agroalimentari e Forestali (DIBAF),  di alcune Aziende Agricole locali e di esperti e professionisti locali in collaborazione con  il dottor Stefano Paoletti dell’’Agenzia Regionale per lo sviluppo e l’innovazione in agricoltura del Lazio)  la produzione tipica “carciofo ortano” destinata all’ estinzione,   sta riacquisendo da qualche anno una posizione significativa, sia come produzione agricola, che nella versione di dolce tipico come prelibata produzione tipica del territorio della città del fiume.

Al livello locale stanno seguendo il progetto  Alberto del Lungo, Barbara Vitali e Daniele Proietti.

In particolare a partire dall’autunno dl 2015, attraverso la collaborazione tra gli attori del territorio, l’amministrazione comunale di Orte e il successivo interessamento dell’ARSIAL e dell’Università della Tuscia, nella primavera del 2016 a cura del dott. Stefano Paoletti si è proceduto alla raccolta di campioni di  piante presso diversi produttori locali, sui quali è iniziata l’attività scientifica di caratterizzazione morfologica per l’identificazione del Carciofo Ortano e, contemporaneamente attraverso l’indagine del prof. Mario CIAFFI del DIBAF dell’Università della Tuscia  è stata caratterizzata geneticamente la cultivar del carciofo coltivato nei terreni sabbiosi che declinano dalla rupe tufacea di Orte sino ai terreni limitrofi alle spiagge fluviali e alle Campagne di Molegnano tra il Tevere e la stazione ferroviaria.

Nel Convegno di presentazione delle ricerche e di avvio operativo della fase di ricostruzione della filiera di coltivazione del carciofo, era stata illustrata l’iniziativa della Condotta Slow food della Via Amerina, che si è adoperata per l’iscrizione del carciofo Ortano nell’Arca del Gusto, la lista di slow-food che elenca specie animali e vegetali a rischio di estinzione a causa di abbandono della produzione.

In sintesi il progetto ha un approccio scientifico – specificano i promotori dell’iniziativa – che prevede le  diverse fasi:

1) l’indagine di campo per individuare le cultivar sopravvissute; 2) la caratterizzazione morfologica e genetica; 3) la propagazione; 4) l’iscrizione al Registro Volontario Regionale delle risorse genetiche animali e vegetali d’interesse agrario e zootecnico autoctone del Lazio 5) la reintroduzione e diffusione della cultivar sul territorio ortano per favorirne la commercializzazione. Il progetto si avvale della collaborazione dell’ufficio Biodiversità dell’ARSIAL della regione Lazio, del Dipartimento per l’Innovazione nei sistemi Biologici, Agroalimentari e Forestali (DIBAF) dell’Università della Tuscia, di alcune Aziende Agricole locali e di esperti e professionisti locali .

Il progetto del carciofo è prerogativa del territorio ortano e la sua rivalutazione oltre che essere una opportunità di recupero delle radici e della storia della comunità, mira a contribuire allo sviluppo di indotti economici legati alle filiere agricole e anche alla cultura gastronomica e al turismo del comune di Orte.

Il cultore di storia locale, Vincenzo Cherubini ha individuato, tramite un istituto di ricerca di Terni, i blasoni delle varie cittadine del comprensorio umbro-laziale e per Orte è emersa sino alla metà del secolo scorso la produzione e la commercializzazione del carciofo e dei cocomeri sulle sponde sabbiose del Tevere.