di Simonetta Melinelli

NewTuscia – SUTRI – Nel suggestivo anfiteatro romano di Sutri, sabato scorso, 16 settembre, gli allievi della Casa del Musical sede della Artist Academy di Viterbo, hanno rallegrato e incantato il pubblico in un’esilarante riadattamento dell’opera di Shakespeare “Sogno di una notte di mezz’estate”, in una commistione di linguaggio arcaico shakespeariano e moderno gergo giovanile in cui il mondo naturale magico stravolge le vite e gli amori dei quattro amanti con insegnamenti rivolti ai giovani coinvolti dal gergo giovanile e le gags esilaranti.

Il sottile filo di un destino sempre complesso che incomprensibile agli esseri umani stravolge continuamente le loro vite, manovrato da forze magiche legate al mondo spirituale incarnato in fate e fauni dei boschi, nell’ideale e magnifico scenario naturale dell’anfiteatro di Sutri, lasciando sorpresi e incantati i numerosi spettatori.

Un classico Shakespeariano non ha bisogno di presentazioni. Questo adattamento – scritto e diretto dal giovane regista e coreografo Gabriel Glorioso, attore e docente di arti performative con curricula dal respiro internazionale ed esperienze nel West End Londinese – prende vita in una pièce ispirata e contaminata dall’omonima Opera di Benjamin Britten, dalla prolifera letteratura mitologica, fantastica e popolare che si diffuse in Europa a partire dal XIII secolo e dallo studio psico-pedagogico condotto dallo psicanalista statunitense Bruno Bettelheim nel saggio “il Mondo Incantato”.

La storia dei quattro amanti, giovani vittime dei giochi vezzosi del mondo degli spiriti che si intromettono in maniera invadente e maliziosa nelle vite di personaggi afflitti da dilemmi assolutamente ordinari, ha attraversato i secoli e continua a giungere ciclicamente nelle mani di giovani promesse, quasi come una tappa obbligata. Un rito di passaggio, per chi vuole conoscere Shakespeare e la sua potenza drammaturgica, che in questa commedia muove la sua agile penna creando mondi sfaccettati e profondamente simbolici ma dalla qualità ludica e quotidiana.

Un divertissement teatrale che ha sempre sollazzato il pubblico di ogni epoca, e nel corso dei secoli ha nutrito la fantasia di ogni artista che ha imboccato il sentiero di quel “bosco”. Un luogo apparentemente ameno ma profondamente oscuro, lontano da una Atene poco classica, che è la polis della convenzione e della routine adulta. Una sorta di labirinto degli specchi, questo paradosso della pièce, nel quale possiamo riconoscerci e grazie al quale sappiamo esorcizzare – e perché no, forse accettare? – l’assurdità dei nostri moti interiori. Il geniale intreccio meta-teatrale affronta in maniera parodistica la professione dell’attore ed è per novizi, mestieranti ed appassionati dello spettacolo un’occasione preziosissima di non prendersi troppo sul serio.

Del resto, chiunque pu immedesimarsi nel carismatico artigiano ateniese – o era viterbese? – Schiappa: tessitore per mestiere, teatrante per caso. Il ciucco che sa sfruttare le circostanze a suo favore nella follia di un gioco di seduzione – anzi, di potere ! – labile e completamente irrealistico. E per questo esilarante.

La dimensione dello spettacolo è onirica ma non languida. L’ambientazione è rarefatta ma i personaggi densi e presentissimi. Questo adattamento nella sua messa in scena non vuole per affatto “filosofeggiante” sulla celebre commedia, né imporsi come un borioso e dotto esercizio di stile. Non ha la pretesa di proporre un tipo di intrattenimento di élite, o di scardinare ogni singolo pentametro giambico finemente cesellato dal Bardo Inglese. L’obbiettivo non è quello di imboccare al pubblico – tantomeno ai giovani attori – una forzata riflessione o un senso di catarsi, alla greca.

Lo spettacolo vuole anzi tutto fuggire l’idea di una lectio magistralis, con l’intento primo di raccontare e intrattenere in modo snello e moderno. Vuole ammiccare al pubblico e stuzzicarne la curiosità. Gli avventori sono lasciati completamente liberi di ascoltare ed osservare, di ridere con leggerezza e – si spera – di applaudire.

Poiché nella brillantezza di questo intreccio Shakesperiano un sorriso influisce sulle nostre cosciente ben più di una lacrima.

Ogni gruppo di personaggi, si racconta attraverso codici ben definiti: gli adulti utilizzano un linguaggio pragmatico ed asciutto e si muovono sulla scena come pedine degli scacchi. Gli amanti usano un linguaggio semplice, mai sgraziato ma “rustico” e carico di emozione.

I quattro innamorati disfunzionali ci appaiono in fuga costante gli uni dagli altri, mentre ronzano sul palcoscenico come adolescenti nel corridoio di un liceo, che al suono della campanella si affrettano a uscire dalla classe per la ricreazione. Forse la bella Ermia è in realtà un’adolescente in salopette con qualche brufolo qua e la. Beata gioventù. E la sfortunata Elena recita il suo monologo con in mano uno specchietto per il trucco, attraverso il quale spia alle sue spalle Demetrio e trama vendetta, come se un amore non ricambiato fosse il peggiore dei crimini.

Gli spiriti parlano la lingua delle emozioni, la poesia. In un eccentrico e ricercato simposio di parole, spesso melodrammatico. Oberon è un’imperatore-fanciullo come ne La Storia Infinita e Titania sua sposa è un’eccentrica e teatrale signora ossessionata segretamente dall’invecchiamento. Puck si moltiplica e insieme a lui si moltiplicano i guai! Una gang di quattro folletti strafottenti che irrompe sulla scena esprimendosi rigorosamente in rima bacia non promette nulla di buono per chi si perde nella selva delle emozioni. E come disse il Ted Mosby di How I met your Mother: “Niente di buono succede dopo le 2 di notte”. I Quattro Puck sono cugini alla lontana dei dispettosi, maliziosi ed astuti Zanni della Commedia dell’Arte, tanto cari a Shakespeare.

La compagnia degli artigiani è invece un gruppo di boy-scout e Peter Quince o meglio Pietro Zeppa non è il capocomico, bensì un frustrato capo scout che tenta invano di mettere ordine nel caos di uno scalmanato gruppo di “giovani marmotte”, ed il “tardone” del gruppo, Schiappa crea ulteriore subbuglio mettendosi a gara con i più piccoli. Zeppa, una sorta Mary Poppins che ha decisamente bisogno di andare in ferie è l’occhio del regista sulla scena ed una sorta di narratore dietetico che trova pace alla sua isteria solo suonando un flauto traverso e componendo un interludio musicale “da lui stesso medesimamente in prima persona composto ed eseguito”, che sarà il leitmotiv di tutto lo spettacolo.

Una pièce con momenti dinamici e corali, esilaranti gag, momenti intimi e raccolti, scanditi dall’incalzante mantra di uno coro alla greca che si presenta così sulle note di un ritmo mistico e tribale:

< in nidi di onde e solerti faville, in bocche di donne con voci sibille

nei muri di pietra in fronde di rami noi siamo la voce segreta,

ancestrale, nascosta e profonda

di ci che in segreto più brami. >

La musica – come i personaggi – subisce nel corso dell’intreccio metamorfosi dai sapori swing o rock talvolta accompagnate dal canto notturno dei grilli. Mantelli colorati fluttuano avvolti dal silenzio del tramonto sulla Tuscia e creano forme irregolari, tetti spioventi, capanne e cerchi magici. Questo adattamento propone una visione ancestrale del racconto che pone in contrapposizione una città moderna dal gusto retr e un ensemble di quelle fate, anzi spiriti, che in questa cornice non vuole essere un regno fiabesco popolato da alate creature aggraziate, ma un sottosuolo mistico, buio, arcano e tribale in cui una megera mastica foglie di malva e sambuco e sputando in brocche di ruvido legno né interroga il contenuto per leggere il futuro, leggendo le rune sotto l’arco d’argento della luna.

La messa in scena mette in luce il talento di 18 giovanissimi artisti, dando loro l’opportunità di esplorare il mondo del teatro in tutte le sue sfaccettature attraverso l’utilizzo di tutti i codici delle arti performative.

Con grande emozione i giovani artisti hanno calcato il palcoscenico dell’Anfiteatro Romano di Sutri conservando preziosamente nello scrigno dei loro ricordi più sacri una preziosissima occasione di abitare attivamente i luoghi della Cultura del territorio e scoprire un rinnovato senso di appartenenza, cura ed orgoglio nei confronti delle inestimabile perle della Tuscia raccontando una storia da sempre amata, forse vissuta, da tutti.

< È solo lo specchio di storie già viste magari vissute tra equivoci e sviste

Ciucchi, regine, teatranti ed amanti rime forbite e folletti zelanti

Quel soffio divino, l’intuito mortale raccontano il senso di questa morale:

Noi ombre ubbidiamo soltanto alla forza del vento. >

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Regia, adattamento libretto e musiche di Gabriel Glorioso

Vocai Coach Laura Leo

Direttore di scena e Assistente alla Regia Emiliano Facchini

Costumi di Anna Libriani

Attrezzeria di scena e accessori di Ester Galli e Simonetta Celli

Sound Design di Filippo Moreschini di SBS Light and Sound di Stefano Berti. Video Maker Alba Frezza

Foto di scena Roberto Bellucci

Grafic Designer di Ester Galli per la Direzione Artistica di Laura Leo

CAST:

Aurora Anselmi, Gabriele Bellucci, Mirko Bernardini, Gioia Buzzi, Stefania Cortorillo, Francesco

Fabbri, Emiliano Facchini, Giulia Fiorani, Nicole Floccari, Ester Galli, Virna Galloni, Giorgia Mecarini, Sofia Poleggi, Elisa Proietti, Giorgia Reinkardt, Monia Riccetti, Noemi Correani, Daniele Turetta.

Con il Patrocinio del Comune di Sutri e della Soprintendenza ai Beni Culturali l’evento è andato in scena all’Anfiteatro Romano di Sutri il 16 Settembre 2023 per la regia di Gabriel Glorioso. Lo spettacolo è inserito nel cartellone dei festeggiamenti in onore dei SS. Patroni Dolcissima e Liberato, diffuso dall’Ufficio Turistico di Viterbo.

Il progetto Casa del Musical School di Viterbo nasce dal fortunato incontro col regista, drammaturgo e produttore teatrale Marco Savatteri – brillante professionista sul territorio nazionale già Direttore Artistico della fortunatissima Produzione siciliana con sede ad Agrigento – di investire sul territorio della Tuscia, e affidare la direzione della fucina di talenti viterbesi alla poliedrica Laura Leo, nota attrice, cantante ed eccellente docente con esperienza pluri-trentennale nel campo del Teatro, del Cinema e della Televisione.

Oggi Laura Leo, continua il suo percorso come Direttrice della sede Artist Academy di Viterbo, e con entusiasmo prosegue la sua missione, proponendo percorsi di formazione artistica ed iniziative culturali con i giovani talenti del territorio viterbese.

Tra i successi proposti nelle stagioni passate ricordiamo “La Meraviglia sta negli occhi di chi guarda” per la regia di Gabriel Glorioso, “Divini Frammenti” per la regia di Marco Grossi e Laura Leo già regista dello spettacolo “RispetTiamo” contro la violenza sulle donne.