Gaetano Alaimo

NewTuscia – VITERBO – Nostalgia, già nostalgia, tanta nostalgia. L’ultimo trasporto di Gloria sarà ricordato come uno dei momenti più belli ed al tempo stesso romantici e nostalgici degli ultimi decenni del Trasporto. Nei momenti subito precedenti il Sollevate e fermi lo si capisce dal più pasionario (e non potrebbe essere altrimenti, per il suo ruolo) del Trasporto, il capofacchino Sandro Rossi. Che non trattiene l’emozione ed è commosso ancora prima di cominciare.

La sindaca Chiara Frontini, poco prima di dire che il percorso è sgombro, guarda sempre lui, Sandro Rossi, memore di ciò che successe un anno fa con il quasi ammutinamento dei facchini per le norme di sicurezza considerate eccessive e la gente inibita e poi riammessa in alcuni punti laterali del percorso. Ma è storia antica, quest’anno già a giugno è stato concordato tutto tra Comune, Sodalizio e forze dell’ordine, la cui presenza è imponente ma discreta. Chiara abbraccia Sandro ed il trasporto da libro cuore può cominciare. Precedentemente il 7° trasporto di Gloria in 9 anni, saltando il 2020 e 2021 per la pandemia, era stato omaggiato dall’idea dell’ideatore Raffaele Ascenzi di estendere a tutti i viterbesi e non solo il ricordo dei defunti scomparsi, passando dalle targhette ai nomi scritti a mano e, ultima ipotesi, agli oltre 1000 nomi impressi e stampati, uno vicino all’altro, sulla base di Gloria.

Il via riesce solo alle 21.52 ma nessuno ha fretta: la voglia di rivedere Gloria per l’ultima volta rende l’attesa magica comunque. Si va lisci lisci fino a piazza Fontana Grande senza nessun problema. Pausa nei tempi standard e poi la lunga via Cavour per arrivare a piazza del Plebiscito alle 22.12. Stavolta la girata alle autorità è quella classica e con grande stupore delle autorità che la vedono per la prima volta. In particolare tanti ambasciatori ed esponenti internazionali Unesco sudamericani: c’è il legame di Viterbo con Santa de Viterbo in Colombia. Unesco, Macchina, Viterbo: “Viterbo è internazionale – ci confida al volo a piazza delle Erbe Massimo Mecarini, presidente del Sodalizio – ma è ancora poco conosciuta in tante parti d’Italia. Ci lavoriamo su…”. In effetti ha ragione ma i numeri possono aiutare e, quest’ultimo trasporto di Gloria, corrisponde con i 10 anni del patrimonio immateriale dell’Unesco per le Macchine a spalla (e il Trasporto, ovviamente), i 45 anni del Sodalizio ed i 20 della convenzione per il patrimonio immateriale. A breve il nuovo modello. Insomma, sembra l’anno giusto per traguardi di promozione consoni del prestigio dell’evento Macchina di Santa Rosa e, il Giubileo del 2025, dovrà essere il compimento.

Dopo la prima sosta lunga per il saluto alle autorità si riparte. Alle 22.51 e tutto è perfetto. Da piazza San Sisto a piazza delle Erbe orde di ragazzi ventenni incitano i facchini e tutti si abbracciano. Si arriva al Suffragio alle 23.09 e si riparte in pochi minuti. Qualche buontempone allunga un’asta da selfie da un balcone e viene redarguito, decine di persone dai balconi alti, malgrado sappiano che è pericoloso, allungano le mani e cercano di sfiorare Gloria. Ma tutto è ok e si arriva, dopo la sosta tecnica, a piazza Verdi alle 23.36. E’ il momento della sosta lunga e della ripresa delle residue energie: dalla sosta tecnica a piazza Verdi il passo è spedito e chi è davanti i facchini deve riprendere il ritmo ma tutto è ancora ristabilito.

Manca l’ultimo sforzo verso la salita di Santa Rosa e l’ultimo arrivo di Gloria. La Macchina guarda la basilica con una luna soffusa poco sopra il tetto del santuario che sembra la santa bambina che, come sempre, attende i suoi cavalieri per sentirsi amata. Come ogni anno. Da 800 anni. Ed il miracolo si ricompie, il punto più spettacolare è servito. I facchini con le corde tirano pieni di fatica e di fede, i facchini sotto con i volti al limite delle possibilità umane stringono i denti per gli ultimi metri: 13 minuti dopo la Mezzanotte l’ultimo volo della creatura di Raffaele Ascenzi finisce il suo ultimo volo come il nome che porta. E’ in gloria per sempre con le 5 mila preghiere e gli oltre mille nomi dei cari scomparsi impressi sulla base della Macchina.

Ci lascia una Macchina da record che, chi lo sa, potrebbe diventare la nuova Macchina più amata di sempre. Ciao Gloria e grazie di tutto!