NewTuscia – VITERBO  – Dalle prime luci dell’alba, i Carabinieri del Comando Provinciale di Viterbo sono impegnati su tutto il territorio Provinciale per l’esecuzione di un provvedimento cautelare emesso dal G.I.P. del Tribunale di Viterbo, su richiesta della locale Procura, nei confronti di sei persone indagate insieme ad altri soggetti non colpiti da misura restrittiva, oltre che per l’esecuzione di venti perquisizioni, tuttora in corso, in molteplici comuni della Tuscia.

L’ordinanza applicativa della misura cautelare personale (1 in carcere, 2 agli arresti domiciliari e 2 sottoposti all’obbligo di presentazione alla p.g.) scaturisce da un’indagine, convenzionalmente denominata “big family”, avviata nel mese di ottobre 2022 dal Carabinieri del Nucleo Investigativo del Comando Provinciale di Viterbo, coadiuvati dai colleghi della Compagnia del capoluogo e condotta sotto la direzione della Procura della Repubblica di Viterbo nella persona del Sostituto Procuratore Dott. Massimiliano Siddi.

Più nel dettaglio, l’attività investigativa ha preso le mosse da quello che, inizialmente, poteva apparire come un semplice spaccio da strada, scoperto nel corso di un’altra attività svolta dai militari, durante la quale era saltata agli occhi di alcuni di essi l’azione di un soggetto, da tempo finito nel tunnel della droga e che di lì a poco sarebbe stato sottoposto ad una misura cautelare per altri motivi. L’uomo, infatti, poco prima di essere arrestato, in preda ad una crisi di astinenza, era corso per le vie del centro storico ad acquistare l’ennesima dose di cui non poteva più fare a meno e la relativa cessione di stupefacente era stata come detto notata dai carabinieri.

Partendo da quei pochi elementi, si è invece disvelato un mondo parallelo caratterizzato da quella che, allo stato attuale, sembra a tutti gli effetti un’organizzazione quasi scientifica di questo mercato illegale della morte. La Procura ed i Carabinieri del Nucleo Investigativo, infatti, hanno in breve tempo scoperto un primo livello di spaccio che garantiva sia la vendita al dettaglio che il rifornimento all’ingrosso per altri pusher della provincia. Questo primo livello era costituito da una coppia, un’italiana ed un cittadino marocchino residenti nel comune di Vitorchiano, che, a quanto finora risulta, mantenevano attivo un fiorente mercato fatto di spacci al dettaglio sia direttamente sotto casa che mediante consegne a domicilio, grazie ad un vero e proprio servizio di delivery per gli acquirenti sprovvisti di mezzi di trasporto. Oltre a ciò, la loro rete si estendeva sia sul capoluogo che in diversi comuni della provincia, ove garantivano rifornimenti anche ad altri spacciatori locali, riforniti in taluni casi più volte al giorno.

Il prolifico commercio messo in atto dalla coppia, però, era talmente efficiente da non poter essere frutto della sola improvvisazione di una coppia di coniugi che voleva arrotondare gli incassi mensili, ma vi era qualcosa in più. E quel qualcosa non è sfuggito all’Autorità Giudiziaria ed ai militari che hanno fiutato la presenza di un livello superiore che, a sua volta, garantiva i rifornimenti dello stupefacente, svelato dopo solo poche settimane dall’inizio dell’indagine, grazie alla bravura degli investigatori che hanno scoperto una seconda base logistica di quella che iniziava a configurarsi, a tutti gli effetti, come una vera e propria capillare rete di spaccio e smistamento di droga.

Con una vera e propria organizzazione degna di una compagine militari, un’intera famiglia di origine marocchina aveva costituito la propria base operativa all’interno di un’abitazione sita nelle campagne del comune di Soriano nel Cimino (VT), adibendola a vero e proprio fortino della droga. Da qui, tutti i componenti della famiglia, anche alla presenza figli minori, tutti in tenera età, a quanto finora risulta spacciavano a ogni ora del giorno e della notte sia, soprattutto, davanti ed all’interno dell’abitazione, ma anche con consegne a domicilio agli acquirenti. Nei giorni di maggiore affluenza, addirittura, la via di accesso all’abitazione assumeva le sembianze di un vero e proprio “drive-in della droga”, in cui le auto degli acquirenti si incolonnavano lungo la via d’accesso in attesa del proprio turno.

Il luogo, sapientemente prescelto dalla famiglia per le caratteristiche topografiche del terreno ed ambientali, era addirittura sorvegliato da un articolato impianto di videosorveglianza grazie al quale, come è stato possibile accertare durante la fase delle indagini, i presunti spacciatori di origine marocchina avevano il controllo totale del perimetro e dell’unica via d’accesso, condizione che ha reso non poco difficile l’attività d’indagine.

L’esperienza nel settore dello spaccio da parte del secondo livello di questa rete emergeva anche dalle modalità adottate nell’approvvigionamento e nella conservazione dello stupefacente. Le serrate indagini, infatti, hanno consentito di rintracciare un ulteriore gradino organizzativo che garantiva la fornitura dei carichi di droga da destinare allo spaccio al dettaglio ed al rifornimento degli spacciatori ai vari livelli, a cominciare dalla coppia vitorchianese. Un canale di approvvigionamento proveniente dalla provincia di Brescia, infatti, assicurava rifornimenti periodici organizzati accuratamente sfruttando veicoli appositamente predisposti con vani/nascondiglio ricavati artigianalmente.

La droga trasportata veniva poi rapidamente sezionata in porzioni più piccole, che ne consentivano un migliore occultamento, e nascosta nelle campagne circostanti così da scongiurare il rinvenimento all’interno dell’abitazione nell’ipotesi di un controllo delle Forze dell’Ordine. Oltre alla droga, i terreni limitrofi fungevano da nascondiglio anche per gli ingenti capitali in denaro contante che il traffico di droga fruttava e che gli spacciatori, dopo un accurato confezionamento, con un vero e proprio metodo da narcos sudamericani, nascondevano sotto terra.

Diversi sono stati i riscontri effettuati nel corso dei mesi d’indagine da parte dei militari che hanno portato all’arresto in flagranza ed al fermo di indiziato di delitto di quattro persone, al deferimento in stato di libertà di diversi soggetti ed al sequestro di circa 800 gr. di cocaina. Allo stesso modo, il volume d’affari è testimoniato anche dal sequestro di un’ingente somma di denaro pari a 60 mila euro circa, provento dell’attività di spaccio, che uno dei compartecipi dell’attività illecita, vistosi scoperto, stava per portare all’estero.

L’esecuzione delle misure cautelari ha toccato tutto il territorio della Tuscia e la provincia di Brescia ove, come detto, era stato individuato il canale d’approvvigionamento del narcotico.

Presunzione di innocenza

Il soggetto indagato è persona nei cui confronti vengono fatte indagini durante lo svolgimento dell’azione penale; nel sistema penale italiano la presunzione di innocenza, art.  27 Costituzione, è tale fino al terzo grado di giudizio e la persona indagata non è considerata colpevole fino alla condanna definitiva.