Stefano Stefanini

NewTuscia – ORTE – La raccolta  POESIE HAIKU in dialetto ortano 俳句 [häikɯ] di Vincenzo Cherubini,  verrà presentata al pubblico oggi lunedì 12 giugno alle ore 17 presso il Centro di Aggregazione Sociale Palazzo di Vetro di Orte Scalo, nell’ambito dei festeggiamenti patronali in onore di Sant’Antonio di Padova.

Link intervista   https://youtu.be/l3DwZMIxm1w

Con questa raccolta di POESIE HAIKU in dialetto ortano, Vincenzo Cherubini arricchisce di una nuova, preziosa, tessera il mosaico della lingua dialettale della città’ di Orte, delle sue tradizioni e origini sociali, culturali e  religiose, su cui si basa l’esperienza umana della nostra comunità e, ci auguriamo,  costituisca un prezioso bagaglio esperienziale per il futuro de nostri giovani.

Attraverso  le poetiche composte da Vincenzo Cherubini   il lettore scoprirà la forma  dell’Haiku, che  nella poesia popolare giapponese si articola  in 17 sillabe e su tre versi.

La forma  poetica Haiku,  e’ stata sperimentata da molti poeti, anche italiani, del calibro di Gabriele D’Annunzio, Giuseppe Ungaretti, Salvatore Quasimodo, e non ci risulta  sia  stata  sinora mai declinata nella poesia „in dialetto“.

Ciò che colpisce delle composizioni  in dialetto ortano di Vincenzo Cherubini e’ l’efficacia e profondità’ delle descrizioni,  pur nella brevità  e  nell’immediatezza di pochi versi.

La sinteticità dell‘espressione poetica dialettale Haiku, sucui si e‘ cimentato  con rara efficacia l’amico Vincenzo Cherubini,  lo ha portato a sublimare angoli caratteristici della Città di Orte come la Porta del Vascellaro…, o il Vicolo delle Baciafemmine, piazza Fratini, i fiori sul tufo, il Tevere e la campagna ortana con i loro panorami, ovvero la fontana ipogea di Piazza, con le giovani che riempiono delle limpide acque le loro brocche ..rivolte verso il  cielo .

Attraverso le poetiche Haiku,  l’autore riesce a descrivere con i repentini squarci del lirico linguaggio dialettale popolare il vivere, o meglio il “cambare”, la superstizione, i graffi della vita come dolori improvvisi nel petto, le alte bandiere dei Carabinieri, i ricordi  della messa beat suonata in chiesa dai “giovani capelloni” con la commozione degli anziani.

I repentini squarci descrittivi delle poetiche dell’autore attraversano letteralmente l’animo del lettore, lo inondano della luce  evocativa della poesia, ci  pervadono l‘animo e ci  invitano a vivere con pienezza la nostra esistenza, con tutte le vicissitudini felici e dolorose che comporta l’epoca presente.

In questo periodo storico in cui la comunicazione si e‘ fatta spesso  arida  e frettolosa, quasi imprigionata in freddi messaggini telefonici, le espressioni poetiche sintetiche  dell‘autore trasmettono fasci di luce    intrisi di senso, di interiorita‘, di affetti, di sentimenti, di profonda  descrittivita‘   dell‘animo umano.

Predisponendoci alla lettura meditata, soppesata, parola per parola, del testo    ci piace dedicare un riferimento  particolare  all’opera  del giovane intellettuale ortano don Pacifico Arcangeli, appassionato e raffinato sacerdote, educatore e cultore della lingua giapponese, che nel 1915, prima di immolare la sua giovane esistenza alla Patria sul Monte Grappa con tanti altri giovani nella Prima Guerra  Mondiale,  ci ha lasciato il limpido e qualificato saggio  „Letteratura e crestomazia giapponese“.

Nota Pacifico Arcangeli: “I poeti giapponesi hanno sempre cercato di ritrarre spontanei sentimenti di ammirazione e di affetto verso la natura e di cantare… la suggestiva malinconia di una notte lunare, il mormorio del vento tra i pini, il gemebondo trillo degli usignoli, lo strepito delle foglie che cadono… i profumi di prugno e di biancospino.

La descrizione che fa Pacifico Arcangeli della poesia popolare giapponese riassume esattamente i caratteri salienti delle poetiche di Vincenzo Cherubini:  “Per i suoi antichi distintivi di semplicità e di verismo, la poesia popolare giapponese deve essere essenzialmente gaia, snella, flessibile, epigrammatica… il più delle volte l’estrema concisione produce un’oscurità inesplicabile per chi non può comprendere di primo acchitto ciò che il poeta canta e gli affetti che il suo cuore sente”  (Letteratura e crestomazia giapponese pag. 45)

Vincenzo Cherubini ha saputo condurci, con  la sapiente concisione dell’Haiku, in un viaggio poetico negli angoli  più caratteristici  della nostra città, nella natura che ci circonda, come nella descrizione del tempo che scorre attraverso i mesi e le stagioni, le albe e le notti, l’amore è il bacio, l’affaccio delle  stelle in cielo, l’emozione  di attimi che catturano il lettore e lo rapiscono evocando ricordi, sentimenti, suggestioni  e la parte migliore dell’animo umano: l’amore per i propri simili, la natura e Dio.