Di Stefano Stefanini

NewTuscia – ROMA – Le risorse di 5,9 miliardi per quattro ambiti d’intervento per 480 progetti presentati dai territor. Il Lazio è stata la prima regione in Italia ad aver approvato in gennaio il Piano regionale di Transizione Ecologica (PTE).

Ricordiamo che il Piano regionale di Transizione Ecologica programma la spesa pubblica per il raggiungimento degli obiettivi globali di sostenibilità nei prossimi anni, sino all’arco temporale del 2050 per un totale di 5,9 miliardi complessivi, di cui 4,6 miliardi della programmazione del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza e Piano Nazionale di Coesione (PNRR-PNC) e 1,3 miliardi di fondi europei (FESR, FEASR, FSE+).

Gli ambiti d’intervento individuati dal Piano  e su cui si sta lavorando sono quattro: Transizione energetica, transizione agricola, uso efficiente delle risorse e territorio sostenibile.

A questi si aggiungono due chiavi abilitanti: trasformazione culturale e trasformazione digitale, quali settori trasversali e funzionali allo sviluppo dei primi quattro.

 


Il Piano tiene insieme le sfide gemelle della transizione ecologica e trasformazione digitale, considerando come condizione abilitante del processo di cambiamento complessivo, non solo gli aspetti tecnici e settoriali, ma anche stili di vita, organizzazione delle città, trasformazioni della mobilità, relazioni di comunità, e riguarda direttamente abitudini e mentalità dei singoli individui e i processi partecipativi.

Il PTE regionale è stato inoltre sottoposto in via preliminare alla prima Assemblea Civica del Lazio, organizzata dall’ong ‘Rinascimento Green’ e altre associazioni ambientaliste e sigle della società civile, le cui osservazioni sono state poi recepite nel provvedimento approvato ieri dall’Istituzione regionale.

Il PTE delinea il contesto delle norme nazionali e internazionali sulla transizione ecologica coniugandolo con le esigenze e competenze presenti sui nostri territori censite grazie al Bando di idee “Lazio in Transizione”, che ha raccolto 479 proposte progettuali in otto macro aree tematiche: idrogeno; smartgrid, mobilità elettrica e accumuli; gestione della risorsa idrica; economia circolare; patrimonio naturale/biodiversità; cura del territorio, aree dismesse e aree a rischio; comunità energetiche; agrifotovoltaico, la cui attuazione si sta sviluppando in questi mesi.

Tra le macro aree tematiche assumono una particolare rilevanza strategica  Le Comunità Energetiche Rinnovabili.

Le fonti energetiche rinnovabili sono prodotte da elementi naturali e non sono soggette a esaurimento. Le energie rinnovabili offrono vantaggi per la salute dell’ambiente e dell’uomo.

Al contrario di quelle fossili, che rilasciano emissioni di CO2 nell’atmosfera e altri gas climalteranti, contribuendo ad accelerare il processo di riscaldamento globale, le fonti rinnovabili sono sostenibili e permettono di produrre elettricità in maniera pulita.La normativa italiana definisce energie rinnovabili, la transizione verso modi di produzione e consumo di energia più sostenibili è diventata una delle grandi sfide di oggi.
Cogliendo le opportunità offerte dalle nuove tecnologie, molte persone in tutto il mondo si stanno già unendo, partecipando ad azioni dirette che mirano alla costruzione di una società più sostenibile ed equa.

Attraverso la Comunità Energetica Rinnovabile, infatti, ogni cittadino, unendosi con altre persone o altri soggetti giuridici (aziende, Enti locali, scuole, parrocchie ecc.), può rendersi attivo protagonista nella gestione dei flussi energetici e può beneficiare non solo di una relativa autonomia, ma anche di vantaggi economici.
Tutte diverse e uniche, adattate su misura al territorio e ai bisogni dei suoi membri, le Comunità Energetiche Rinnovabili hanno un obiettivo comune: fornire energia rinnovabile a prezzi accessibili ai propri membri, combattendo così la povertà energetica, invece di dare la priorità al profitto economico come una società energetica tradizionale.

Famiglie, esercizi commerciali, imprese, comuni, chiunque può prendere parte a questa associazione.
Chi possiede già un impianto, chi è intenzionato a costruirlo e chi, invece, non ne ha la possibilità per mancanza di spazi adatti. L’unico requisito richiesto è la volontà di prendere parte attivamente alla transizione energetica del nostro Paese, riducendo allo stesso tempi i propri costi in bolletta.