NewTuscia – VITERBO  – Riceviamo e pubblichiamo. Sapevamo della notevole carriera da cantante lirico dell’assessore Antoniozzi. Ci fa piacere scoprirlo anche ballerino. La piroetta sulla gestione del Teatro dell’Unione è degna di Roberto Bolle.

Fuor di metafora: leggiamo con un certo stupore la recente intervista rilasciata alla stampa in cui si annuncia, dopo aver sostenuto il contrario dai banchi dell’opposizione e durante la recente campagna elettorale, che, per la gestione del Teatro dell’Unione, la Fondazione di cui si è a lungo parlato non è una prospettiva praticabile e che va invece rafforzato il rapporto con Atcl, pena la chiusura del Teatro.

Ora, in questi giorni abbiamo avuto modo di dare uno sguardo alla proposta di bilancio avanzata dalla Giunta Frontini e al Duo allegato e abbiamo letto che per quanto riguarda il Teatro si ribadisce la scelta del Teatro di produzione.

Cosa dobbiamo pensare? Che il Duo non corrisponda ai reali obiettivi della Giunta? Che forse qualcuno avrebbe dovuto rileggerlo e aggiornarlo ai nuovi obiettivi dell’assessore? Che siano bastati pochi mesi al governo della città per tornare indietro su tutte le promesse fatte in campagna elettorale con lo scopo di racimolare consenso e che ora non si sa come venirne fuori? Eppure l’assessore Antoniozzi il mondo del Teatro lo conosce e anche bene.

Quando in Consiglio Comunale, dai banchi dell’opposizione, attaccava la maggioranza sulle scelte di politica culturale e in particolare sulla gestione del Teatro, l’allora consigliere Antoniozzi di cosa parlava? Sulla base di quali dati sosteneva i progetti che lui stesso oggi dichiara impossibili da realizzare?

Noi, come sempre, condurremo la nostra battaglia perché Viterbo abbia un Teatro aperto e in grado di offrire una stagione di grande livello e ci apprestiamo a proporre di emendare il bilancio nell’unico interesse della città.

Città che non merita davvero uno scempio come questo: perché cambiare idea è spesso segno di intelligenza ma sostenere tutto e il contrario di tutto senza una sia pur minima riflessione in mezzo è segno di confusione. Grande confusione.

Luigi Maria Buzzi

Responsabile Circolo FDI