NewTuscia – VITERBO – Nei giorni scorsi, presso la sala conferenze dell’ospedale di Belcolle, si è svolto un incontro – confronto tra i professionisti viterbesi per fare il punto circa le ultime linee guida sulla gestione dell’Ictus ischemico acuto.

L’iniziativa ha visto la partecipazione delle équipe delle unità operative di Radiologia vascolare e interventistica, Neurologia/Utn, Diagnostica per immagini e del Pronto soccorso.

Attraverso la condivisione con tutto il personale coinvolto nel percorso multidisciplinare di presa in carico dei pazienti che sono colpiti da un evento cerebrovascolare acuto (medici, infermieri, tecnici di radiologia), l’obiettivo principale dell’incontro è stato quello di definire e perfezionare le azioni coordinate e multiprofessionali, al fine di garantire la migliore e tempestiva presa in carico di questo specifico bisogno di salute.

“L’azione coordinata – commenta il coordinatore del Centro per le malattie cerebrovascolari dell’ospedale Belcolle, Alessandro Valenza – inizia già in pronto soccorso, tra il personale infermieristico incaricato del triage, il personale medico e paramedico della sala rossa e quello della radiologia tradizionale e interventistica, tramite un’attività di team leader da parte del neurologo di guardia (affiancato dall’infermiere di Stroke). Il neurologo, infatti, deve poter essere allertato quanto prima (dal 118 o dal triage in caso di arrivo tramite mezzi propri) dell’accesso in pronto soccorso di un paziente con deficit neurologico acuto“.

I percorsi, condivisi e standardizzati, sulla base delle linee guida internazionali, permettono inoltre di mettere in atto, quando indicato, un trattamento di rivascolarizzazione farmacologica e/o tramite interventi di trombectomia o tromboaspirazione personalizzati prima di tutto sul tempo trascorso tra l’esordio dei sintomi e l’arrivo del paziente in pronto soccorso.

“Durante l’iniziativa formativa – prosegue il direttore dell’unità operativa di Radiologia vascolare interventistica, Fabrizio Chegai – è stato inoltre sottolineato come anche un attacco ischemico transitorio (T.I.A.), in cui la sintomatologia regredisce spontaneamente dopo un intervallo di tempo (solitamente entro le 24 ore), debba essere considerato come un fattore di rischio in più per un successivo evento ischemico che potrebbe non essere transitorio. Tale condizione deve quindi mettere in atto un percorso diagnostico-terapeutico per ridurre quanto più possibile i fattori di rischio secondari (dalle terapie farmacologiche fino agli interventi di STENT o TEA carotideo nelle stenosi più gravi).

“Far sì che un gruppo multidisciplinare metta in pratica i giusti percorsi – conclude il direttore dell’unità operativa di Neurologia, Nicola Falcone -, nel minor tempo possibile, è la chiave vincente per poter ridare ad un numero sempre crescente di pazienti una chance di riprendere in mano la propria vita dopo essere stati