NewTuscia – VITERBO – Rinviata al 5 ottobre 2023 l’udienza che vede protagonisti i famosi “furbetti del cartellino” dell’ospedale di Orte.
Una storia inverosimile, un processo che si trascina dal 2018 e che non sembra vedere mai scritta la parola fine. Cinque gli indagati finiti sotto la lente d’ingrandimento della Guarda di Finanza e dei Carabinieri, che contestano dei fatti risalenti al 2014. Due degli indagati, intervistati dai nostri microfoni, ribadiscono la loro versione dei fatti e sostenuti dal loro legale Giuseppe Picchiarelli, tengono a precisare alcuni dettagli interessanti. I due tecnici esercitavano nella struttura e più volte a fronte della situazione spiacevole in cui erano incappati, avevano fatto presente alla ASL che non avendo a disposizione la strumentazione necessaria per gli esami, passavano la maggior parte delle ore a braccia conserte.

I due ribadiscono con convinzione che più e più volte avevano sollecitato gli organi superiori per eventuali trasferimenti in altre strutture per poter ricoprire il monte orario in maniera consona.
Quello che però rifiutano con tenacia è il ruolo della ASL viterbese che si è costituita parte civile nel processo, quando, secondo il legale, dovrebbe essere la principale indagata. Perché nonostante le insistenze dei due professionisti nel richiedere trasferimenti al fine di un rapporto di lavoro sereno, l’azienda se ne è letteralmente lavata le mani.
Al di là del singolo caso, quel che risulta davvero biasimevole è l’inefficacia della comunicazione nei vari compartimenti, e i continui tagli alla sanità non hanno che inasprito una situazione già complessa alla base.

Diletta Riccelli