Un gioiello del Rinascimento viterbese: occorre un impegno ulteriore per la loro ultimazione nel PNRR … eppur qualcosa …si muove

 Stefano Stefanini

Le Scuderie papali del Bramante di Piazza  Sallupara, un gioiello del Rinascimento viterbese: occorre un impegno ulteriore per la loro ultimazione… eppur qualcosa …si muove, non si possono perdere i finanziamenti per ultimarne il restauro e la destinazione a struttura dedicata alla Cultura e socializzazione dei giovani.

Il dibattito instaurato dopo l’opportunità  presa di posizione del consigliere comunale Laura Allegrini, ex assessore  di Fratelli d‘Italia, sulla mancanza dei lavori nel programma del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza di Viterbo  e delle dichiarazioni di risposta del sindaco Chiara Frontini, nonché le riflessioni e proposte, tra gli altri, di Giulio Marini,  che in qualita‘  di sindaco, nel giugno del 2012 acquisto‘ per conto del Comune l‘edificio e  firmo‘  nell‘ottobre  del 2012 la Convenzione,  stipulata da Banca Carivit (che metteva a disposizione un milione di euro per il restauro), la Fondazione Carivit (che ha donato il progetto esecutivo) e il Comune di Viterbo, che si impegnava a effettuare i lavori.

L’arch. Simonetta Valtieri così si era  espressa in un  articolo apparso su La Citta‘  nel luglio del 2021.

„In un periodo storico che si caratterizza per avere una memoria “breve”, reputo utile far conoscere ai Viterbesi la complessità del percorso che ha riportato in vita le Scuderie papali, un’architettura di Bramante – verso cui l’allora Amministrazione Comunale, e in particolare l’Assessore ai lavori pubblici Laura Allegrini, ( ndr nel luglio del 2021) aveva  mostrato  un’attenzione per renderle fruibili – e ricordare l’impegno profuso dall‘avv. Aldo Perugi, che nelle sue funzioni di Presidente della Fondazione e poi della Banca Carivit, ne ha reso possibile il recupero.

In qualsiasi intervento inerente il patrimonio storico è fondamentale il lavoro preliminare dello studio che indirizza le modalità di restauro, ma è indispensabile reperire i fondi perché il progetto venga  portato a termine.

Simonetta Valtieri

L’interesse nei confronti delle Scuderie bramantesche era iniziato dal 1970, quando insieme a Enzo Bentivoglio, ancora studenti di architettura, incuriositi dai fusti di due colonne con capitelli incassate nel muro di un edificio abbandonato, abbiamo cercato di guardare all’interno delle mura diroccate, scorgendo un’altra colonna con il capitello emergente tra una massa di rovi. In seguito a una istanza corredata da nostre pubblicazioni  che ne dimostravano il valore, la Soprintendenza dei Beni Architettonici e Paesaggistici del Lazio ha vincolato la struttura, destinata alla demolizione.

 

Aldo Perugi è stato stimolato dal progetto: Alla Riscoperta dello Stallonedel papa. Conoscenza, restauro e valorizzazione di una struttura rinascimentale bramantesca, presentato nel 2008 per il bando della Fondazione Carivit come direttore del Dipartimento Universitario PAU (Patrimonio Architettonico e Urbanistico dell’Università degli Studi di Reggio Calabria).  Avevo anche fatto predisporre un’animazione video 3D, esibita nel 2009 in occasione di una lezione tenuta per l’Università dell’Età Libera su invito del suo rettore, prof. Franco Cordelli, allora Presidente della Fondazione Carivit.

L’ avv. Aldo Perugi, credendo fermamente in questo progetto di recupero, ha finanziato la pubblicazione, in un numero limitato di copie, del nostro primo volume sulle Scuderie in occasione dell’incontro “Gli indirizzi della Comunità Europea a favore delle piccole e medie imprese e del Turismo”, con  l‘allora Vice Presidente della Comunità Economica Europea Antonio Tajani, tenutosi il 28 maggio 2010 presso la sede della Banca Carivit, invitandoci a presentare anche il video con la ricostruzione virtuale delle Scuderie.

L’anno successivo la Fondazione Carivit ha stipulato una convenzione con il Dipartimento PAU, dove mi è stato assegnato il ruolo di coordinatore scientifico in qualità di professore Ordinario di restauro, per la consulenza scientifica e tecnica  del progetto di recupero delle Scuderie, proprietà del Demanio, subordinando l’esecutività dell’accordo  al loro acquisto da parte del Comune di Viterbo e alla partecipazione economica della Banca Carivit per poter eseguire i lavori.

Il 15 giugno 2012 il sindaco Giulio Marini ha acquistato le Scuderie con fondi regionali e il 18 ottobre 2012 è stata stipulata una convenzione tra la Banca Carivit (che metteva a disposizione un milione di euro per il restauro), la Fondazione Carivit (che ha donato il progetto esecutivo) e il Comune di Viterbo, che si impegnava a effettuare i lavori secondo il progetto da noi elaborato.

Chi scrive, quando si affaccia dalla loggetta del palazzo che guarda specie al tramonto le Scuderie e la mole della Chiesa di  San Faustino, pensa e si augura che questa „incompiuta“, con l’impegno costruttivo di chi ama Viterbo debba essere assolutamente ultimata al più‘ presto, possibilmente prima del Giubileo del 2025 e del successivo  Expo Mondiale di Romandel 2030, per fornire ai giovani un luogo qualificato di aggregazione e di cultura,  onorato dal genio di Donato Bramante.

Il „genius loci“ di questo qualificatissimo sito, oltre a combattere il degrado,   ispirerà i giovani a consolidare  le migliore  radici per il costruire il loro futuro, già presente.

Cosa ne pensa il sottosegretario alla Cultura e assessore comunale alla Bellezza, prof. Vittorio Sgarbi ? Un suo costruttivo intervento potrebbe essere risolutivo !

Scheda tecnica  delle Scuderie papali del Bramante di Viterbo

Interno delle Scuderie, in una  ricostruzione progettuale.

“La Stalla che vien ammirata da tutte le nazioni Straniere e considerata per la più bella d’Italia”, così vengono definite le Scuderie papali di Viterbo in Sallupara, in una relazione inviata nel 1703 a papa Clemente XI Albani.

Con la donazione della Fondazione CARIVIT al Comune di Viterbo del progetto esecutivo di “Restauro e rifunzionalizzazione dei resti delle monumentali Scuderie papali di Viterbo” redatto con il coordinamento scientifico della prof. Valtieri, con l’autorizzazione della competente Soprintendenza e il contributo finanziario offerto dalla Banca  CARIVIT per la sua realizzazione, il Comune di Viterbo potrà avviare i procedimenti per bandire la gara per l’appalto dei lavori.

La consegna ufficiale effettuata il 4 luglio 2014 alla Fondazione CARIVIT del progetto esecutivo di “Restauro e rifunzionalizzazione dei resti delle monumentali Scuderie papali di Viterbo” e l’avvenuta autorizzazione della competente Soprintendenza per i Beni Architettonici e Paesaggistici ad effettuare i lavori scrupolosamente in conformità del progetto approvato, chiude un complesso e lungo iter teso a recuperare un importante monumento viterbese progettato da Bramante per papa Giulio II.

La “riscoperta” delle Scuderie papali di Viterbo è il risultato della ricerca applicata di un Dipartimento Universitario, il PAU, fondato lontano da Viterbo, in Calabria – con l’obiettivo dello “Studio e valorizzazione dei beni architettonici, urbani e ambientali, quali risorse potenziali di sviluppo culturale ed economico” – diretto nel corso di 25 anni da due viterbesi, Simonetta Valtieri e Enzo Bentivoglio.

La ricerca applicata su Viterbo ha visto attuata l’auspicata sinergia tra università-territorio-mondo bancario, essendo stata sostenuta dalla Fondazione CARIVIT e resa realizzabile con l’acquisto da parte del Comune dell’edificio e il contributo finanziario per il suo restauro offerto dalla Banca CARIVIT, che hanno creduto in un progetto che consegna a Viterbo  un importante “monumento” di cui si era persa la memoria, trasformando  la situazione di marginalità e degrado di una zona interna alla città in una nuova risorsa culturale, con evidenti “ricadute” anche  sul piano economico.

Sintesi storica:

Non si può comprendere l’importanza delle Scuderie senza conoscere l’ambizioso programma di trasformazione della Rocca Albornoz (che nel Rinascimento sostituisce la residenza papale presso il Duomo) intrapreso da papa Giulio II,  il quale, risiedendovi per oltre dieci giorni nel settembre 1505, constatato che l’edificio, nonostante gli interventi operati da Pio II, manteneva ancora un carattere medioevale per il suo impianto irregolare, si rivolge a Bramante, che ne trasforma  la corte interna apponendovi due nuovi fronti con porticati e logge e una fontana al centro.

Documenti del 1506 e del 1508 attestano la presenza di Bramante a Viterbo.

L’intervento  risale agli stessi anni che vedono l’avvio dell’ ”ammodernamento” della Basilica Vaticana con la conseguente progressiva distruzione dell’antica basilica paleocristiana, artefici gli stessi personaggi, Giulio II e Bramante.

A completare la funzionalità della nuova residenza papale, viene costruito all’esterno, in località Sallupara,  tangente alle mura urbane di Viterbo, l’imponente costruzione delle Scuderie, lunghe 63 metri, a tre navate con volte a crociera poggianti su 24 colonne monolitiche di peperino alte quasi 5 metri, e capitelli d’ordine tuscanico, simili a quelli delle logge dei fronti porticati interni alla corte della Rocca Albornoz.

La scala per raggiungere il fienile al piano superiore era di testata, verso S. Faustino, mentre dal lato opposto, verso la Rocca, si trovava l’ingresso originario (dove oggi sono visibili  due colonne inserite nel muro, a seguito della demolizione di una campata, avvenuta in tempi moderni).

L’edificio verrà trasformato in Carcere su progetto dell’Ing. Vincenzo Federici (1839) che ne riconfigura il fronte verso la piazza dotandolo di un portale bugnato e di una semplice intelaiatura architettonica.

Colpito dai bombardamenti del 1944, che hanno provocato il crollo parziale del piano superiore, con l’incuria e l’abbandono sono crollate le volte e le colonne, l’edificio, che appariva fino anni fa un cumulo di macerie invaso da una ‘foresta’ di rovi cresciuti al suo interno, stava per essere demolito e sostituito da una nuova costruzione.

Cronistoria del recupero delle Scuderie papali:

Al fine di far comprendere il reale valore dei resti della costruzione bramantesca (segnalata da E. Bentivoglio e S. Valtieri a partire dal 1971, in: «L’Arte», nn.15-16), dopo averla fatta vincolare dalla Soprintendenza, è stata presentata una proposta di “riscoperta” delle Scuderie nel bando della Fondazione CARIVIT 2008, settore ‘Arte, attività e beni culturali’, per avviarne un processo di restauro e di rifunzionalizzazione compatibile.

A seguito della presentazione dell’idea progettuale attraverso un’animazione tridimensionale del loro restauro virtuale – che ha consentito di comunicare con immediatezza i valori spaziali dell’impianto originario a tre navate su colonne – e della pubblicazione del volume di Bentivoglio-Valtieri, Le Scuderie della Rocca Albornoz trasformata da Bramante per Giulio II. La loro storia e un progetto di riuso, GBEditoriA 2010, la Fondazione CARIVIT nel gennaio 2011 ha stipulato una convenzione con il Dipartimento PAU dell’Università Mediterranea di Reggio Calabria, allora diretto dal prof. Enzo Bentivoglio, per il “Restauro e rifunzionalizzazione dei resti delle monumentali Scuderie papali di Viterbo”, designandomi come coordinatore scientifico, in quanto professore ordinario di Restauro architettonico.

La ricerca applicata era finalizzata a un’operatività concreta, subordinata all’acquisto del Comune delle Scuderie, proprietà del Demanio militare. La Fondazione CARIVIT avrebbe quindi donato il progetto di restauro elaborato dal PAU al Comune di Viterbo, e la Banca CARIVIT Spa avrebbe contribuito finanziariamente al loro recupero.

La consulenza scientifica e tecnica doveva quindi attuarsi in ogni fase di progettazione del restauro che si ponesse come modello, sia a livello conoscitivo che operativo nel rispetto delle normative vigenti, curando  le missioni degli operatori per le prospezioni, i rilievi con scanner laser 3D, il catalogo degli elementi delle colonne crollate per effettuarne una ricomposizione ‘virtuale’ tramite anastilosi,  le indagini diagnostiche, le analisi delle alterazioni, dei dissesti strutturali, dei degradi dei materiali, l’individuazione dei quadri fessurativi, le analisi chimico-fisiche e mineralogico-petrografiche effettuate dal Laboratorio M.A.RE del PAU su campioni di intonaci, malte e lapidei prelevati in situ.

In sintesi, la definizione di tutti gli interventi idonei sul piano scientifico per il restauro e la  rifunzionalizzazione delle Scuderie nel rispetto dei loro valori storico-costruttivi e formali, nonché la programmazione e il coordinamento di tutte le azioni relative alle indagini sulle strutture in elevato e in sedime, il coordinamento della sicurezza in fase di progettazione e tutto quanto utile per la buona riuscita della realizzazione, che prevede anche l’esperienza guidata di un cantiere-scuola applicato alla ricostruzione di due volte a crociera delle Scuderie in pietra (attraverso l’integrazione delle loro porzioni superstiti usando il materiale di crollo) come esempio pilota  per la formazione di giovani maestranze da specializzare nel restauro con tecniche costruttive antiche.

La possibilità di realizzare  il progetto ha acquistato concretezza nel giugno 2012, con l’acquisizione del complesso dal Demanio attraverso una decisa azione – usufruendo di fondi regionali – da parte del Comune di Viterbo e la partecipazione economica nella realizzazione delle opere da parte della Banca Carivit Spa.

Dopo la rimozione di uno strato di circa tre metri di macerie e la selezione dei materiali (ritardata dall’aver riscontrato la  presenza di ordigni bellici), è stato possibile eseguire i rilievi e le indagini previste.

Il  rinvenimento di tutte le 24 colonne (anche se alcune spezzate) dell’impianto originario bramantesco e di tutti i loro capitelli, ha indotto a riconfigurare il progetto originariamente proposto, intendendolo come un restauro di ricomposizione teso ad esaltare le parti autentiche e la fisionomia originaria del “monumento”,  limitando le aggiunte necessarie alla sua rifunzionalizzazione.

Il progetto prevede la ricollocazione in sito sulle loro basi originarie (ancora celate da una pavimentazione realizzata nel secolo scorso) di tutte le colonne antiche, preliminarmente ricomposte tramite anastilosi, e la riconfigurazione della spazialità originaria di 7 campate nella zona Sud  delle Scuderie, da ricoprire con crociere eseguite con tecniche e materiali moderni, lasciando la zona Nord scoperta, ma ricollocandovi le colonne, come in un sito ‘archeologico’.

E’ prevista la ricostruzione di una porzione del piano superiore delle Scuderie (utilizzando la notevole quantità di materiale lapideo derivato dai crolli) per ‘documentare’ l’altezza e la configurazione dell’edificio bramantesco, e offrire anche la possibilità di avere spazi utilizzabili per funzioni connesse all’uso del sottostante ambiente a tre navi, di cui viene recuperata la spazialità originaria.

Alla redazione del progetto esecutivo del restauro delle Scuderie, da me coordinato, hanno contribuito i  collaboratori del PAU con competenze specifiche, insieme agli Ingegneri Michele Candela  e Lorenzo Piacentini per specifiche competenze nella redazione tecnica, relativa ai calcoli delle strutture (in conformità con la normativa antisismica) e degli impianti, ai costi, al PSC, al Cronoprogramma, al Capitolato di  appalto.

Dopo il loro recupero, per le Scuderie, oggi  vincolate, si prevede una destinazione d’uso coerente con il loro valore di “monumento”  legato a Giulio II e Bramante,  e diversificata, per dare la possibilità di un loro uso continuo.  Lo spazio coperto della parte ricostruita delle Scuderie  si presta ad accogliere nelle navatelle laterali – le  cui colonne definiscono  spazi modulari – stand  per esposizioni e manifestazioni varie.  In occasione di particolari eventi questo spazio potrà essere collegato con la zona scoperta, che può essere fruita anche autonomamente per manifestazioni all’aperto.

Ai fini di una comunicazione esterna, oltre ad accogliere iniziative ed attività  giovanili nell’ambito artistico e culturale e allestimenti temporanei, potrebbe ospitare un punto web di conoscenza e irradiazione verso le notevole risorse materiali e immateriali di Viterbo e del suo territorio.

Per la gestione della struttura andrebbe avviata una cooperazione tra operatori diversi, elaborando un piano complessivo, che consideri le componenti relative agli strumenti finanziari e gestionali, nonché una strategia di comunicazione di un marketing territoriale, con la costituzione di un network e di percorsi che leghino insieme monumenti e tradizioni, in modo da collegare  diversi poli culturali.

Se il progetto di restauro e di valorizzazione delle Scuderie è stato fondato sul rapporto istaurato con la conoscenza dell’edificio (basato sulla capacità di riconoscimento dei ‘valori’), sarà soprattutto nella esecuzione, che presenterà i risultati visibili, che si renderà particolarmente necessaria una regìa in grado di armonizzare le soluzioni tecniche ed estetiche messe in campo