NewTuscia – Affezionati/e alla Graforubrica osservando la grafia del signor Olindo Romano si possono cogliere analogie con i “segni grafologici” appartenenti al signor Gabriele Bianchi: medesime affinità grafologiche che individuano delle analogie criminali del comportamento che, a mio avviso, vanno portate all’attenzione e alla luce. La conoscenza fornisce sempre strumenti migliori in ambito di prevenzione criminale.

Sono caratteristiche che danno vita ad un quadro particolare di aggressività, di violenza e soprattutto di “fuga dalla realtà”.

Entrambe le grafie sono “adolescenziali”, poco evolute e poco spontanee, esercitano un controllo rispetto alla forma grafica (personalità rimaste bloccate ad un periodo della loro vita che possono nascondere repressioni e/o nevrosi), possiedono i segni dell’aggressività, irascibilità e astuzia più o meno conclamata (trattini delle lettere “t” lunghi, marcati e aggressivi, lettere “m” e “n” a forma angolosa di dente di pescecane) con tendenza alla collera e all’instabilità (aste curve alternate a dritte per Olindo Romano con gesti assertivi nella punteggiatura che risultano essere più marcati e “neri” della grafia dove scarica l’energia brutale mentre in Gabriele Bianchi abbiamo lo stesso alternarsi delle aste tra curve e dritte e la punteggiatura più marcata, ma la grafia riporta la pressione calcata e inchiostrata denotando più coerenza dell’essere, ancorché con aspetti sensoriali violenti, e meno camuffamento rispetto ad Olindo Romano).

 

Entrambi i soggetti applicano il trattino acuminato finale che va in alto e che esprime la tendenza a fissarsi sopra un’idea, a inventare episodi immaginari e a dare un’interpretazione soggettiva a eventi reali che loro reputano essere assolutamente veritiera, anche davanti a constatazioni che la smentiscono.

Il loro tratto è pastoso con infangamenti: la loro energia psicomotoria non fluisce facilmente, dandoci l’informazione del ristagno nelle passioni, nella difficoltà ad esprimere un’affettività sana con la tendenza invece a cadere preda di influenze nefaste e negative che possano derivare sia dall’interiorità che da stimoli esterni.

Interessante notare anche la modalità formativa della lettera “p” che genericamente individua, insieme ad altri elementi, il rapporto con il padre: entrambi la vergano in modo essenziale come fosse un fuso, Olindo la arricchisce di un occhiello superiore, pertanto esteriormente più garbata, ma l’informazione risulta essere speculare. Il rapporto con la figura paterna si estrinseca in una conformazione essenziale tendente verso tutto ciò che è materialità e con aspetti freddi e rigidi.

Lyndon Baines Johnson affermava: “il problema non è fare la cosa giusta. È sapere quale sia la cosa giusta”, una frase che rispecchia molto queste due personalità grafiche che hanno molti punti di contatto nonostante la differenza di età, anche sicuramente rispetto al substrato familiare in cui sono cresciuti e nell’incapacità di riuscire ad emergere da una realtà percepita solo in base al loro sentire.

Due vite, un unico destino.