Sara Ronconi, Segretario Regionale del Lazio Siamo Esercito Lazio

NewTuscia – VITERBO – È di recente approvazione in Parlamento la legge di bilancio che prevede importanti modifiche inerenti le Casse di previdenza delle Forze Armate, più specificatamente è stato introdotto l’obbligo al versamento per la categoria Graduati a partire dallo scorso 1 gennaio.

Una misura questa che ha come scopo il parziale risanamento di un sistema in profonda crisi finanziaria e patrimoniale.

Lo strumento delle Casse di previdenza nasce con l’intento di maturare una sorta di “premio congedo” da affiancare alla liquidazione, come forma di previdenza complementare, che potrebbe essere auspicabile se strutturata e studiata in maniera pertinente e soprattutto in linea con i tempi.

Sarebbe in effetti auspicabile un intervento mirato e migliorativo che garantisse, caratteristiche diverse dalle necessità e possibilità di investimento attuali, considerando che le “Casse” si alimentano esclusivamente con i contributi a carico del personale militare senza alcun incentivo e apporto di tutte le persone giuridiche come il Ministero della Difesa.

Da qui nasce la volontà del S.I.A.M.O, di sostenere una linea di azione contraria al provvedimento, non ritenendolo adeguato alla categoria per cui è stato emanato, credendo fermamente che il sistema in essere vada rinforzato con significativi cambiamenti senza ledere sulla retribuzione del personale. Nello specifico con l’entrata in vigore del provvedimento, gli appartenenti alla categoria si vedrebbero costretti a versare una cifra media tra i 25 euro e i 30 euro mensili, per una punta annuale di circa 400,00 euro, per ottenere una somma al congedo, dal valore economico poco superiore a quanto versato. Da quanto sopra citato, è facilmente constatabile che la categoria dei Graduati, non beneficiando di un sostanziale miglioramento stipendiale negli anni, non vedrebbe assumere al progetto conformi profittevoli, il cui unico valore sarebbe quello di garantire un flusso entrante non sufficiente all’erogazione dei pagamenti delle indennità supplementari, spettanti in forma dignitosa e certa.

Il nesso giuridico che fonda il nostro intento di ricorso poggia sul non ritenere rispondente a norma di legge una trattenuta obbligatoria sullo stipendio, senza l’assenso del titolare della busta paga. Inoltre crediamo che un “prelievo forzoso” per contributi non obbligatori, debba prevedere un aiuto anche dal datore di lavoro, così come avviene dal pubblico impiego.

Per questo è stato avviato un ricorso con un primario studio di Roma, al quale può aderire tutto il personale iscritto al S.I.A.M.O., con un costo convenzionato di 50,00 euro ad personam, che coprirà tutte le spese vive dell’iter, fino all’ultimo grado di giudizio.

E’ consigliabile aderire quanto prima al ricorso, previa iscrizione al sindacato, sottolineando come le somme che saranno trattenute in busta (a partire dal prossimo mese di Febbraio n.d.r.) a seguito di una probabile vittoria in giudizio, verrebbero restituite con l’aggiunta degli interessi maturati. Il S.I.A.M.O. Esercito è l’unica voce levatasi contro l’istituzione coercitiva e coattiva della Cassa Graduati, vista la non curanza dei rappresentanti delle altre categorie dichiaratisi a favore di questa legge, nella ferma volontà di voler Essere anziché apparire, ci poniamo come strumento a tutela e sostegno di tutto il personale con le stellette senza alcuna distinzione di Ruolo né di grado.

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Sara Ronconi
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