NewTuscia – ROMA – Riceviamo e pubblichiamo. L’incontro organizzato dalla Confcommercio, con 3 dei 5 candidati che concorrono per il rinnovo del consiglio regionale del Lazio, è stato l’occasione per ribadire l’urgenza di un intervento della politica nella questione che riguarda la balneazione. Riguarda i concessionari balneari e l’errata applicazione della Bolkestein, ma riguarda tutto il settore turistico del Lazio. È necessario ricordare i numeri del nostro patrimonio costiero che si estende da Montalto di Castro(nord-ovest) a Minturno (sud-est) per una lunghezza complessiva di 383.279 chilometri: circa 220 Km di questi sono di coste basse sabbiose che la collocano al quinto posto in Italia per km di coste sabbiose, dopo Sicilia, Sardegna, Calabria e Puglia, prima di Toscana ed Emilia Romagna.

I comuni costieri sono 24, l’offerta turistica del mare, sui 220 km totali di costa sabbiosa, insiste soltanto su 68 km chilometri di costa, il 30% dell’intero patrimonio, ove insistono 1055 concessioni demaniali ad uso turistico ricreativo, ma soltanto 613 come stabilimento balneare.

Da diverse indagini svolte anche del Centro Studi di Confcommercio (Confturismo e FIPE), emerge che nel nostro Paese il turismo dà lavoro, direttamente e indirettamente, al 15% della forza lavoro nel suo complesso, con previsioni di crescita (prima dell’attuale situazione) pari al 17%.

In particolare, agli inizi del 2019, le stime previsionali indicavano una maggiore propensione ad assumere nuova forza lavoro proprio negli stabilimenti balneari con una media dai 10 a 30 addetti, che, unito all’indotto, è pari al 15% della forza lavoro locale.

Come S.I.B. Lazio abbiamo consegnato un promemoria a tutti i candidati sulle urgenti questioni che riguardano la costa:

  • Servono certezze sulle concessioni per consentire alla categoria di investire e mantenere il patrimonio del turismo balneare che da solo muove il 30% di presenze in Italia.
  • È urgente l’avvio di un processo di pianificazione degli interventi di difesa sulla costa laziale, connesse all’esigenza di strategie coerenti con i numerosi interventi eseguiti e da eseguire, anche in unzione degli scenari che vengono prospettati dai cambiamenti climatici e dagli effetti delle attività antropiche.
  • I concessionari balneari sono diventati oggetto di studio da parte di avvocati e giudici a causa di un’errata applicazione della cosiddetta Direttiva Bolkestein che riguarda le concessioni di servizi e non di beni come sono le concessioni demaniali qualificate tali proprio dalla CGUE (v. Considerando nr. 9 della Direttiva e la sentenza CGUE 25 ottobre 2007 CO.GE. P.).

La direttiva Bolkestein, pertanto, meritava e merita una decisa iniziativa del Governo italiano in sede europea tesa alla sua completa revisione che ne escluda l’applicabilità alle concessioni demaniali marittime. Nelle more di siffatta doverosa e irrinunciabile iniziativa dello Stato italiano, la Direttiva medesima non può essere applicata dal nostro Paese se non attraverso l’esercizio puntuale delle facoltà previste dal par. 3 dell’articolo 12 (obiettivi di politica sociale, la salvaguardia del patrimonio

culturale, motivi imperativi d’interesse generale, ecc.) e sulla base dei presupposti chiariti dalla sentenza della CGUE Promoimpresa:

  1. a) solo laddove vi sia la cd scarsità della risorsa; b) tutelando il cd legittimo affidamento.

Dopo i diversi tentativi nelle scorse Legislature, la legge 30 dicembre 2018 nr. 145, la cosiddetta legge Centinaio prevedeva un percorso di riforma purtroppo successivamente non intrapreso (non è stato emanato il prescritto DPCM) e interrotto dalla cosiddetta legge Draghi che rischia di creare una situazione caotica in questo importante settore per la scadenza di tutte le concessioni vigenti al 31 dicembre di quest’anno, la mancata salvaguardia degli atti già rilasciati in forza della precedente legge; l’assenza di una disciplina transitoria a tutela delle aziende attualmente operanti.

Nel mentre sono assai discutibili le sentenze gemelle dell’Adunanza plenaria del Consiglio di Stato numero 17 e numero 18 del 9 novembre 2021, viziate da un evidente eccesso di giurisdizione, là dove hanno invaso una competenza esclusiva attribuita al Legislatore, che il Governo farebbe bene a sollevare davanti alla Corte Costituzionale in difesa delle prerogative del Parlamento e delle Istituzioni rappresentative.

La Regione Lazio dovrebbe intervenire nelle sedi appropriate per rappresentare le aziende balneari alla Conferenza unificata Stato-Regioni per rivedere il parere favorevole sul primo decreto attuativo della legge sulla concorrenza, che riguarda la mappatura di tutte le concessioni demaniali marittime attraverso un nuovo sistema informatico chiamato “Siconbep“. Il decreto attuativo era stato licenziato lo scorso settembre dall’ultimo consiglio dei ministri convocato dal premier Mario Draghi prima delle elezioni del nuovo parlamento.

S.I.B. Lazio

Il Presidente Marzia Marzoli