NewTuscia – VITERBO – Alcuni destini apparentemente brillanti, vengono troncati con infinita ferocia e poi accantonati con negligenza e sciatteria. É  il caso di Attilio Manca, un giovane urologo trovato morto nella sua casa di Viterbo, la notte tra l’11 e il 12 febbraio 2004. Manca viene trovato riverso sul letto, seminudo con indosso soltanto la maglia e il viso intriso di sangue. Al medico legale accorso per constatare la morte, la dottoressa Dalila Ranalletta, non resta che accertare il decesso e appurare la motivazione: Attilio sembra esser morto di overdose. Dall’autopsia spuntano due fori sul braccio sinistro del medico e sembra davvero difficile credere che un mancino puro possa esserli procurati da solo. Le siringhe repertate dalla Polizia poi risultano essere corredate dal cappuccio protettivo, inserito correttamente, come se dopo essersi iniettato la dose, il dottor. Manca abbia anche avuto l’esigenza di richiuderle.
Tantissimi i punti oscuri di questo caso che, archiviato come suicidio, presenta senza alcun ombra di dubbio delle caratteristiche più vicine a un omicidio.
Le indagini finiscono nella mani di Salvatore Gava, l’allora Capo della Squadra Mobile di Viterbo e da lì incomincia un vero e proprio girone dantesco. In primis l’autopsia condotta da un medico che conosce personalmente Attilio, poichè risulta essere la moglie del primario di Urologia dell’Ospedale Belcolle, dove lavorava il giovane per l’appunto. Un’autopsia dove mancano degli esami fondamentali come la comparazione della temperatura rettale e della temperatura ambientale per constatare il preciso orario della morte.

Nel ricostruire le ultime ore di Attilio, la Polizia scopre un sedicente viaggio compiuto dal giovane il pomeriggio prima del suicidio, per andarsi a procurare la dose a Roma. Dose acquistata dalla pusher Monica Mileti, difesa dall’avvocato Cesare Placanica, che successivamente ribadisce la sua innocenza e che contesta la Procura di Viterbo asserendo a continue pressioni pur di confessare il fatto. La terza sezione penale della Corte d’Appello di Roma la assolverà nel 2017, “perché il fatto non sussiste”.

Ma in ogni mistero che si rispetti c’è un personaggio chiave, in questo caso Ugo Manca. Ugo è il cugino di Attilio, ha precedenti legati alla criminalità organizzata e nel giorno del ritrovamento del cadavere insiste per entrare nella casa dov’è avvenuto il fatto. L’uomo si reca addirittura in Procura per poter avere il permesso di accedervi. Fra le tante anomalie alle quali gli inquirenti non hanno saputo dare risposta c’è anche l’impronta digitale di Ugo trovata a casa di Attilio a Viterbo, su una piastrella del bagno vicino alla doccia nella stanza più umida della casa, quindi sul materiale e nelle condizioni più improbabili per la sua permanenza. Ugo insiste di averla lasciata nel dicembre 2003 quando, aveva pernottato all’interno della casa in previsione di un intervento chirurgico a cui si doveva sottoporre a Belcolle, per mano del cugino. Cugino che successivamente definisce “un eroinomane”. Davvero assurdo pensare di farsi operare da chi si definisce come un individuo schiavo delle sostanze.

Scavando a fondo di questa vicenda davvero singolare, c’è un piccolo tassello. Tassello composto da un’intercettazione che sembra poter dare una svolta al caso. Nella ristretta cerchia dei vicini a Provenzano si discuteva dell’esigenza di dover “fare la doccia al medico”.
Stando a quanto ricostruito, il boss aveva bisogno di un urologo a causa del suo tumore alla prostata e, prima del suo viaggio in Costa Azzurra dove sarebbe stato poi operato, i suoi uomini avevano chiesto la disponibilità di un dottore che però si rifiutò di aiutarli. Ora non è chiaro se il dottore a cui si riferivano fosse proprio Attilio, certo è che, sembra che il giovane urologo fosse per esigenze lavorative presente a Marsiglia nello stesso lasso di tempo.
Un giallo che a distanza di quasi vent’anni sembra non avere risposte. Risposte concrete ed estrapolabili solamente da un’indagine condotta in maniera più approfondita e dettagliata rispetto al passato.

Diletta Riccelli