di Stefano  Stefanini

NewTuscia – VITERBO – Nei giorni dell’Epifania ci  immergeremo  nell’atmosfera  piena di  suggestioni dei nostri  centri  storici, trasformati in “Paesi presepio” della Tuscia: Corchiano, Sutri, Vetralla, Capranica, Caprarola, Carbognano, Nepi, Ronciglione, ma anche Civita di Bagnoregio, Tarquinia, Bolsena, Tuscania e nella stessa Viterbo ( oltre all’Esposizione dei Presepi nel Chiostro della basilica di Santa Maria della Quercia e nelle chiese della Città dei Papi, Vallerano, Vejano, Piansano, Grotte di Castro, Chia (Soriano nel Cimino) Celleno e Roccalvecce e nel resto dei 60 comuni della nostra provincia.

Papa Francesco, nella sua lettera apostolica “Admirabile Signum” promulgata a Greccio,  rievocando le origini della rappresentazione della nascita di Gesù,  ricorda, tra l’altro come  il presepe vivente voluto da San Francesco a Greccio nel Natale del 1223,  riempì di gioia tutti i presenti: “San Francesco, con la semplicità di quel segno, realizzò una grande opera di evangelizzazione. Il suo insegnamento è penetrato nel cuore dei cristiani e permane fino ai nostri giorni come una genuina forma per riproporre la bellezza della nostra fede, con semplicità”.

Il Papa ci  invita ad immaginare di toccare il Natale e l’Epifania, provando  stupore e commozione per il Dio che si fa bambino.

Anche nella solennità dell’Epifania, della manifestazione, il presepe “suscita tanto stupore e ci commuove” perché “manifesta la tenerezza di Dio” che “si abbassa alla nostra piccolezza”, si fa povero, invitandoci a seguirlo sulla via dell’umiltà per “incontrarlo e servirlo con misericordia nei fratelli e nelle sorelle più bisognosi, materialmente o spiritualmente”.

I Magi: i lontani, la scienza e la fede. Quando si avvicina la festa dellEpifania, si collocano nel presepe le tre statuine dei Re Magi che insegnano che si può partire da molto lontano per raggiungere Cristo”.

Dio vuole la felicità delluomo.

Nei Magi che rendono omaggio al Bambino nell’Epifania, la festa della manifestazione, possiamo identificare il dialogo proficuo tra la scienza e la fede. L’astro, la cometa  che guida i Sapienti, con i rischi di Erode e dei potenti di allora e di oggi (che spesso trasformano le scoperte scientifiche in strumenti di potere, di inquinamento e di morte e non di Vita e sviluppo equilibrato dei Popoli), sono le “discipline scientifiche” che avvicinano  l’uomo e la donna contemporanei che ricercano e studiano la natura al loro Creatore e, nel contempo fanno avvertire quanto la Pace e la Concordia tra i popoli sia connaturata con  l’autentico progredire della scienza, come testimoniato dal nostro astronauta Luca Parmitano, che guardando la terra dallo spazio ha affermato che «la speranza è avere sempre qualcosa da raggiungere».

Gli uomini di scienza, ma soprattutto i nostri giovani che si apprestano a studiare la realtà ed il mondo che li circonda, nel ricordo dell’insegnamento di Galileo devono sentirsi incoraggiati a proseguire la loro ricerca, sapendo che, in tal modo, “incontrano nella natura la presenza del Creatore”.

In Papa Francesco, l’universo è qualcosa di più che un problema scientifico da risolvere, è un mistero che contempliamo nella letizia e nella lode (cfr Enc. Laudato si’, 12). «Tutto l’universo materiale è un linguaggio dell’amore di Dio, del suo affetto smisurato per noi» (Laudato si’, 84). Nel contesto del dialogo interreligioso, oggi più urgente che mai in nome della Pace, la ricerca scientifica sull’universo può offrire una prospettiva unica, condivisa da credenti e non credenti, che aiuti a raggiungere una migliore comprensione religiosa della creazione e la messa a disposizione della crescita socio economico e medico-scientifica delle mirabili scoperte che la ricerca scientifica sta concretizzando in questi anni, non ultimi i vaccini per sconfiggere “questo e futuri COVID”.