NewTuscia – VITERBO – Una giornata triste per tutti, fedeli e non. Una giornata di lutto, per l’Italia e per il mondo intero. Perché il Papa Emerito Benedetto XVI non è stato “solo” un gigante della fede e della teologia, ma uno dei più grandi filosofi e intellettuali che il Novecento abbia mai visto.

Il suo pensiero è stato e sarà sempre fonte di ispirazione per tanti che, “vivendo in un mondo dispersivo e dai molteplici messaggi”, hanno trovato e troveranno sempre in lui un solido e fermo indirizzo. Proprio per questo motivo, tanti saranno gli studiosi che nei prossimi decenni, probabilmente anche secoli, si imbatteranno e dovranno misurarsi con il suo complesso pensiero. Un pensiero nato quando, ancora giovane, Benedetto XVI ha intrapreso una percorso nel solco della tradizione cristiano-cattolica, che ha poi sempre difeso e professato con tenacia per tutta la vita.

Benedetto XVI ha guidato il suo pontificato all’insegna della saggezza e dell’umiltà. Qualità dimostrate anche quando, nel febbraio del 2013, ha deciso di rinunciare al ministero petrino. Una scelta difficile e sofferta, che pure mostra la generosità e la forza di un uomo che ha scelto di lasciare il pontificato.
Dunque il papa, il teologo, il filosofo. Ma anche l’uomo e l’amico. Un uomo e un amico vicino all’Italia. Un uomo e un amico vicino anche alla Tuscia, come ha dimostrato con la sua visita a Viterbo e Bagnoregio il 6 settembre 2009. Nessuno potrà mai scordare quel giorno, scolpito ormai nella pietra della storia della nostra provincia.
A legare il Papa Emerito al nostro territorio anche gli studi da lui compiuti su San Bonaventura, nato proprio a Bagnoregio, sul quale Benedetto XVI nel 1955 scrisse la dissertazione “La teologia della storia di San Bonaventura”.
Alessandro Romoli
Presidente della Provincia di Viterbo