Maurizio Fiorani

NewTuscia – Ieri sera come un fulmine a ciel sereno è arrivata la notizia della scomparsa del leggendario campione di calcio brasiliano Pelé (al secolo  Edson Arantes do Nascimento) all’età di 82 anni: era nato il 23 ottobre 1940 nella piccola cittadina del Brasile Três Corações.

Pelé campione del mondo col Brasile nel 1970 dopo avere sconfitto 4-1 l’Italia

In questi ultimi anni molti ex campioni di calcio ci hanno lasciati: il 25 novembre 2020 è morto quello che, insieme a Pelé, è considerato il giocatore di calcio più forte di sempre, Diego Armando Maradona, mentre il 9 dicembre 2020, pochi giorni dopo, è scomparso Paolo Rossi, bomber della Nazionale italiana ed eror del Mundial 1982 in Spagna.
Due modi d’interpretare il calcio molto diversi quelli di Diego e Paolo, sia dentro il rettangolo di gioco che fuori: l’argentino come condottiero e personaggio trascinatore, mentre Rossi  in modo meno  eclatante ma garbata e con classe.

Insieme a loro se n’è andato pochi giorni fa, il 16 dicembre, anche Sinisa Mihajlovic, campione serbo che ha militato in molte squadre italiane oltre ad allenarle.

Un periodo nero per il calcio. Il fuoriclasse brasiliano  ci ha lasciato per gravi complicanze cardio-respiratorie, di cui già da tempo soffriva, ma negli ultimi tempi i problemi si erano acuiti.

Se ne va una delle leggende del calcio del nostro tempo secolo che, durante la sua straordinaria carriera, ha conquistato ben tre titoli mondiali (unico giocatore al mondo) con il Brasile (nel 1958 in Svezia all’età di appena 18 anni mettendosi in evidenza per la sua classe cristallina e la tecnica calcistica  fuori dal comune, nel 1962 in Cile e nel 1970 in Messico, in quest’ultimo caso battendo 4-1 l’Italia dei Riva, Rivera e Mazzola).

Oltre che con la nazionale brasiliana il fuoriclasse si è imposto alla ribalta mondiale con la maglia del Santos di cui era diventato il leader e l’uomo di punta e l’immagine pubblica.

Dopo l’esperienza con la maglia del Santos  Pelé  ha lasciato il Brasile per intraprendere l’esperienza sportiva negli Usa con la maglia dei Cosmos in cui sono poi approdati campioni affermati come Giorgio Chinaglia, ex attaccante della Lazio nello scudetto del 1974 ed il tedesco Franz Backenbauer.

Il gol di Pelé nel film “Fuga per la vittoria”

Tra i record che questo campione può vantare c’è quello di avere segnato 1281 reti in 1393 partite disputate con una media gol a partita tra le più alte al mondo.

Finita la carriera agonistica ha svolto diversi ruoli come quello di commentatore televisivo sportivo presso varie televisioni brasiliane ed ambasciatore del calcio per conto della Fifa nel mondo, oltre ad aver interpretato il ruolo di attore nel celebre film “Fuga per la Vittoria”, pellicola ambientata durante la Seconda guerra mondiale. Qui Pelé ha interpretato il ruolo di un prigioniero di guerra alleato che fa parte di una rappresentativa di calcio: internato in un campo di prigionia entra a far parte di una squadra che, in una partita al cardiopalma, sfidava la nazionale tedesca. Rimarrà negli annali dei film il gol del pareggio, 4-4, con una mitica rovesciata che dà poi il via all’invasione di campo da parte del pubblico festante e quindi la fuga.

Negli anni ’90 Pele’ ha ricoperto l’incarico di ministro dello sport in Brasile, portando anche novità in materia di tesseramento dei giocatori dal punto di vista normativo.

Con la sua morte il mondo del calcio perde una delle sue ultime icone storiche di un periodo in cui il calcio, oltre ad essere un affare di soldi, era un evento che coinvolgeva le masse nella sua autenticità.