Ambiente: recupero della Riserva naturale della Valle dell’Arcionello, Rigenerazione urbana e Piano Rifiuti

Stefano Stefanini

In coincidenza con la fine dell’anno,   chiesto al presidente della provincia di Viterbo, Alessandro Romoli, di fornirci un quadro complessivo dell’attività svolta e dei programmi elaborati per il nuovo anno dall’amministrazione  provinciale.

I temi trattati vanno dalla viabilita’ provinciale, all’edilizia scolastica, alla contrarietà ai siti di smaltimento di scorie nucleari nella Tuscia, il progetto di rigenerazione urbana di Palazzo Calabresi di Viterbo, il progetto Lingua dei Segni.

Cominciamo la pubblicazione dell’intervista con i temi ambientali in relazione al  recupero della Riserva naturale della Valle dell’Arcionello, del Piano cinghiali e del Piano Rifiuti.

 

Presidente Romoli, il recupero della Riserva naturale della Valle dell’Arcionello vi ha visti protagonisti di un progetto di valorizzazione dell’area verde. Ci vuole illustrare i particolari della strategia ambientale messa in campo negli ultimi mesi?

Uno dei primi progetti al quale abbiamo cominciato a lavorare come amministrazione provinciale di Viterbo è stato quello inerente alla valorizzazione e promozione della Riserva Naturale Valle dell’Arcionello di Viterbo. Si tratta di una straordinaria e ricca area verde di circa 438 ettari che dal Monte Palanzana si estende fino a raggiungere quasi il centro storico della e che presenta al suo interno boschi di castagni, querce, lecci, pareti in pietra vulcanica, sorgenti e corsi d’acqua che ospitano anfibi protetti dalla normativa comunitaria. Purtroppo quest’area è stata trascurata nel corso degli anni e l’incuria alla quale è stata abbandonata l’ha di fatto resa di difficile fruibilità per i cittadini.

Noi siamo invece convinti che non può esserci futuro senza attenzione per il patrimonio ambientale e, soprattutto, che è nostra responsabilità lasciare ai nostri figli un mondo più pulito e green di come lo abbiamo trovato. È per questo motivo che a marzo 2022 la Provincia di Viterbo ha avviato un tavolo di comunità permanente per la valorizzazione dell’Arcionello al quale hanno aderito una trentina di soggetti tra associazioni, comitati, enti e privati. A questo tavolo, ancora operativo, si progettano e si discute degli interventi necessari per ripristinare l’Arcionello e per mantenerlo fruibile nel tempo. Allo stesso tempo stiamo anche incentivando il “ritorno” della popolazione locale nell’area verde. Un esempio è stata la Passeggiata alla scoperta delle bellezze dell’Arcionello che la Provincia ha organizzato la prima settimana di giugno. In quell’occasione, oltre ai cittadini della Tuscia, abbiamo invitato tutti gli allora candidati sindaci di Viterbo (le elezioni si sarebbero svolte alla fine del mese). L’idea che abbiamo voluto lanciare in quell’occasione era che la valorizzazione e la cura della Riserva deve essere un tema trasversale alle opinioni politiche, un qualcosa che unisca tutta la popolazione. Un qualcosa su cui tutti devono essere d’accordo.

PIANO CINGHIALI. L’emergenza cinghiali ha condizionato negativamente le colture  ripetutamente danneggiate e la sicurezza della viabilita’ provinciale. Come Provincia avete  elaborato delle misure  emergenziali per la  gestione della problematica ?

Continua l’impegno della Provincia di Viterbo per arginare l’emergenza cinghiali. Purtroppo la mancata adozione di misure adeguate nel corso degli scorsi decenni ha trasformato la questione in un vero e proprio problema per l’incolumità dei cittadini. Sono infatti tante, troppe, le notizie di incidenti che avvengono lungo le strade del nostro territorio a causa dell’attraversamento improvviso di cinghiali. Spesso gli animali si trovano dietro una curva non lasciando a chi guida il tempo necessario per frenare, specie di notte. A questo si aggiunge poi il problema della devastazione delle colture. Imprenditori agricoli, coltivatori diretti e contadini sempre più spesso trovano i loro campi completamente rovistati dai cinghiali con il raccolto inutilizzabile e le infrastrutture danneggiate. Per questo motivo come amministrazione provinciale abbiamo sviluppato un Piano di gestione e controllo della specie cinghiale nelle riserve protette e aree verdi gestite dall’Ente (ovvero gli unici spazi verdi nei quali possiamo intervenire direttamente) e lo abbiamo presentato alla Regione Lazio. Siamo ora in attesa che venga approvato. Si tratta di un Piano di straordinaria importanza perché è la prima volta nella storia che la Provincia di Viterbo approva un documento sulla gestione e controllo degli ungulati. Tra le varie misure, il piano prevede anche la cattura con trappole mobili (previste dalla normativa), caccia di selezione, abbattimento e, se necessario, il trasferimento di esemplari in altre aree verdi meno popolate.

PIANO RIFIUTI. Un particolare impegno e’ stato profuso dall’Amministrazione Provinciale sul Piano Rifiuti. Ci vuole cortesemente riassumere i caratteri del nuovo Piano

A ottobre il Consiglio Provinciale ha approvato all’unanimità un nuovo Piano provinciale per lo smaltimento dei rifiuti. Con questo documento la Provincia di Viterbo estende a 3mila metri, rispetto ai mille attualmente previsti dalle normative, la distanza da mantenere obbligatoriamente tra gli impianti di smaltimento dei rifiuti e gli edifici sensibili (scuole, asili, Rsa, ospedali, presidi sanitari, strutture ricreative, impianti di depurazione, ecc.). Ovviamente il piano si riferisce agli impianti che verranno realizzati da oggi in poi. Insieme ai Comuni stiamo ora svolgendo un importante lavoro di mappatura degli edifici sensibili su tutto il territorio della Provincia di Viterbo. L’estensione della distanza tra gli impianti e gli edifici sensibili è una precauzione ulteriore che la Provincia di Viterbo ha voluto prendere a vantaggio dei propri cittadini.

CONTRARIETA’ ALL’INDIVIDUAZIONE DA PARTE DI SOGIN DI 22 SITI NELLA TUSCIA IDONEI AD OSPITARE IL DEPOSITO PER LO SMALTIMENTO DEI RIFIUTI NUCLEARE. In merito all’individuazione di 22 siti nella Tuscia condotta dalla Sogin ,siti idonei a ospitare il deposito per lo smaltimento dei rifiuti nucleari,  avete condotto come provincia una strategia di forte coinvolgimento di  comuni, di associazioni ed enti per la costituzione di un fronte comune contro un’eventuale soluzione nella Tuscia. A quali risultati sta portando tale strategia ?

Nel corso del 2022 l’amministrazione provinciale di Viterbo ha organizzato diversi incontri ai quali hanno partecipato anche Regione Lazio, Comuni della Tuscia e comitati di cittadini per ribadire convintamente tutti insieme il nostro “no” alla realizzazione nella Tuscia di un impianto per lo stoccaggio dei rifiuti radioattivi. Si è trattata, questa, di un’azione in risposta all’individuazione da parte di Sogin di 22 siti nella Tuscia considerati idonei ad ospitare il deposito nazionale di rifiuti radioattivi. Noi siamo invece convinti che la Tuscia non possa e non debba ospitare questo impianto. Innanzitutto perché da noi ci sono vincoli ambientali precisi, previsti anche dai piani regionali e provinciali per lo smaltimento dei rifiuti, che non posso in alcun modo essere aggirati. In secondo luogo perché il nostro è un territorio che trova la sua vera forza proprio nella piccola agricoltura di qualità e nel settore enogastronomico. Il deposito delle scorie causerebbe quindi danni inimmaginabili alla Tuscia dal punto di vista ambientale, turistico ed economico. Il nostro “no” è quindi irreversibile e su questo non faremo un passo indietro. Per questo motivo come Presidente della Provincia mi sono assunto la responsabilità di avviare una cabina di regia, alla quale partecipano anche la Regione Lazio e comitati di cittadini, il cui obiettivo è quello di favorire lo scambio di informazioni tra tutti gli enti coinvolti e allo stesso tempo coordinarli sulle misure da adottare per scongiurare la realizzazione di questo deposito nella nostra straordinaria e incontaminata Tuscia.

PROGETTO DI RIGENERAZIONE URBANA – PALAZZO CALABRESI Un impegno particolare della provincia si e’ incentrato sul progetto di rigenerazione urbana di Palazzo Calabresi a Viterbo, c’è ne vuole parlare?

Palazzo Calabresi è un bellissimo palazzo storico che si trova nel centro di Viterbo, proprio dietro Piazza del Plebiscito, che però da anni vive in uno stato di completo abbandono e degrado. Inutile dire che lo stabile merita di tornare a splendere come una volta e di diventare un punto di riferimento per la città e la Tuscia. È per questo che ci siamo attivati con un progetto di rigenerazione urbana che punta a recuperare Palazzo Calabresi per poi restituirlo ai cittadini. Nei mesi scorsi, infatti, come Provincia di Viterbo abbiamo stipulato una convenzione con la Regione Lazio per l’utilizzo dello stabile e siamo riusciti ad ottenere un finanziamento da 120mila euro. I lavori su Palazzo Calabresi sono già iniziati con un primo intervento di pulizia dell’area e di rimozione del guano dei piccioni. Nelle prossime settimane proseguiremo con l’affidamento dei lavori di progettazione tramite la realizzazione di uno studio di fattibilità. Seguiranno poi ulteriori e più complessi interventi per trasformare quello che ad oggi è un palazzo storico abbandonato in uno spazio aperto a giovani, associazioni e centri di formazione professionale.

LINGUA ITALIANA DEI SEGNI Il progetto della Lingua Italiana dei Segni da implementare nella Tuscia da voi intrapreso  quali risultati sta conseguendo ?

Per rendere la Provincia di Viterbo un territorio più inclusivo, aperto e accessibile a chiunque, come amministrazione stiamo lavorando a un elenco di tutti gli operatori LIS (Lingua italiana dei segni) residenti e/o attivi nella Tuscia. In questa fase stiamo raccogliendo i dati necessari per stilare l’elenco, da aggiornare ogni anno, da mettere poi a disposizione di scuole, associazioni, pubblica amministrazione, enti, cooperative, ecc, così che possano attingervi ogni qual volta dovessero avere bisogno di operatori certificati LIS.

PIANO CAVE Sul fronte ambientale del Piano delle Cave state elaborando un nuovo documento di programmazione?

Grazie al lavoro e all’impegno dell’attuale amministrazione, la Provincia di Viterbo è tornata a lavorare a un nuovo Piano Cave per la prima volta dopo dieci anni. Si tratta di un importante documento che verrà approvato a breve e che andrà a regolare l’attività estrattiva nel viterbese. Sono molte infatti le aziende che stanno aspettando da anni il nuovo Piano Cave per poter tornare a riprendere la propria attività anche nella Tuscia. Ovviamente sempre nel rispetto di tutte le normative vigenti, soprattutto ambientali.

CONSIDERAZIONI SULLA LEGGE DELRIO. Al termine di questa intervista vorremmo avere, presidente Romoli, un suo giudizio sulla Legge Delrio, che,  a suo tempo, ridimensiono’ gravemente la funzione amministrativa delle Province. Vede degli spiragli per una nuova valorizzazione dell’Ente Provincia e del suo ruolo ?

Le Province sono state ingiustamente indebolite e ridimensionate dalla Legge Delrio del 2014. In questi otto anni gli enti provinciali sono stati infatti colpiti da costanti riduzioni sia di personale che di finanze. Una situazione, questa, accompagnata anche dalla perdita di importanti competenze che fino ad allora le Province avevano sempre assolto con efficacia. Ritengo che questa legge abbia creato molti più problemi di quelli che si prefiggeva di risolvere. Come sappiamo tutti, la vera Italia è quella delle Province. È l’Italia dove ci sono importanti e non trascurabili specificità che cambiano da provincia a provincia, a volte persino da comune a comune. È per questo che la Provincia può e deve tornare ad essere al centro della vita amministrativa italiana, perché, se adeguatamente sostenuta dallo Stato, può avere maggiore contatto con il territorio e capacità operativa di tutti gli altri enti sovraordinati.

Per questo motivo sono molto soddisfatto della disponibilità mostrata finora dal nuovo governo e dal Ministro per gli affari regionali e le autonomie Roberto Calderoli a riformare il testo unico degli Enti Locali. Perché le Province devono tornare ad essere quelle di prima, devono tornare un punto di riferimento per il cittadino e per i comuni. Un’istituzione autorevole ed efficiente, ma vicina ai bisogni di tutti.