Lasciamoci stupire dal Mistero della Mangiatoia, guardate l’umiltà di Dio e aprite davanti a Lui i vostri cuori

Stefano Stefanini

NewTuscia – ORTE – Un augurio natalizio nel segno di Francesco d’Assisi. L‘Ordine Francescano Secolare di  Orte ha offerto alla comunità  parrocchiale una meditazione molto particolare: „Lasciamoci stupire dal Mistero  della Mangiatoia, guardate l’umiltà di Dio e aprite davanti a Lui i vostri cuori!“

Con il grande aiuto di Don Giovanni e di Padre Renzo la riflessione e’ stata condivisa con tutta la comunità parrocchiale sul messaggio del presepe,  sempre attuale, con un messaggio di Pace anche oggi, a «terza guerra mondiale già dichiarata»

«Il mirabile segno del presepe, così caro al popolo cristiano, suscita sempre stupore e meraviglia». Da questa affermazione  della lettera apostolica Admirabile signum di papa Francesco si evincono i criteri dell’evangelizzazione del terzo millennio: a rimpiazzare il vecchio principio di autorità, oggi si comunica attraverso la via dello “stupore” e della “meraviglia”.

Emozioni con cui il presepe pervade ambienti comunali, scuole, luoghi di lavoro, ospedali, carceri, case.

Il presepe da rappresentazione sacra diventa messa in scena dei desideri dell’uomo di oggi: desideri di giustizia sociale, solidarietà, cura del pianeta e soprattutto pace.

Risulta prezioso, allora, lasciarsi condurre dall’incanto del presepe, dalla visione brulla, misteriosa e stellata, pulsante di luci e di emozioni sorgive, che danzano con i personaggi, trasportati dall’impetuoso annuncio che divide in due la storia ,avanti e dopo Cristo, dall’inedita notizia di un Dio che si fa carne nella povertà, per farla scintillare – la povertà – sui ruvidi pastrani dei pastori, sulle mani callose degli artigiani, sui grembiuli infarinati delle donne. Un brulicare di gioia che passa come un brivido tra voci e belati, per arrivare alla capanna del miracolo, dove la gioia si fa mistero tenerissimo, in fasce.

Dal primo preepe  di Greccio a ogni epoca e parte del mondo si replica ogni anno il presepe. Lo allestisce certamente Mosca, e forse anche Kiev, tra lacrime e bombe, in qualche angolo sommerso dei rifugi.

Quel presepe afferma che la guerra fallisce e la pace viene a salvarci. Utopia? Francesco d’Assisi non rinuncerebbe a questo sogno, affidato da Dio agli uomini.

Con il suo passo leggero e scalzo, oggi il Poverello condurrebbe di nuovo il bue e l’asino, cioè l’est e l’ovest del mondo, a rifocillarsi alla comune mangiatoia del bisogno reciproco, e a riconciliarsi nella cura di uno stesso cammino di salvezza, chiarissimo da individuare, nel comune Natale di Cristo.

Quanto vissuto da Francesco di Assisi a Greccio ci esorta alla gioia: „E giunge il giorno della letizia, il tempo dell’esultanza! Per l’occasione sono qui convocati…. uomini e donne arrivano festanti dai casolari della regione, portando ciascuno secondo le sue possibilità, ceri e fiaccole per illuminare quella notte, nella quale s’accese splendida nel cielo la Stella che illuminò tutti i giorni e i tempi. Arriva alla fine Francesco: vede che tutto è predisposto secondo il suo desiderio, ed è raggiante di letizia. Ora si accomoda la greppia, vi si pone il fieno e si introducono il bue e l’asinello. In quella scena commovente risplende la semplicità evangelica, si loda la povertà, si raccomanda l’umiltà. Greccio è divenuto come una nuova Betlemme. – Questa notte è chiara come pieno giorno e dolce agli uomini e agli animali! La gente accorre e si allieta di un gaudio mai assaporato prima, davanti al nuovo mistero. La selva risuona di voci e le rupi imponenti echeggiano i cori festosi.  Il Santo è lì estatico di fronte al presepio, lo spirito vibrante di compunzione e di gaudio ineffabile. Gesù veniva risuscitato nei cuori di molti, che l’avevano dimenticato, e il ricordo di lui rimaneva impresso profondamente nella loro memoria.

Terminata quella veglia solenne di Francesco, ciascuno tornò a casa sua pieno di ineffabile gioia.

Gioia che condividiamo oggi  augurandoci un Santo Natale !