Gaetano Alaimo

NewTuscia – ROMA – La storia di Cinecittà tra propaganda di regime, sogni ed industria mai davvero “esplosa” in Italia. Tutto questo è il nuovo libro dal titolo “Cinecittà la pupilla del Duce” dell’instancabile Mario Pacelli.  Si tratta di un saggio storico con la prefazione di Giancarlo Governi ed edito da Graphofeel Edizioni. “Mario Pacelli, che è studioso, professore, esperto di istituzioni e di diritto – spiega Stefano Rolando nel suo articolo su Il Mondo Nuovo – , ogni tanto è tentato a mettere il naso in questa epica controstoria del cinema italiano fatta dall’infinita sequenza delle cose più o meno dicibili a cui può arrivare lo stravagante popolo del cinema”. Il testo di Pacelli è “un appassionato testo interpretativo che racconta una monumentale storia italiana del ‘900, quella di un’industria che non è mai stata veramente tale, di una professione che quasi nessuno ha studiato per farla, di soldi raramente immaginati come investimenti ma abitualmente divisi tra costi coperti pari a fallimenti e ricchezze carsiche accumulate da alcuni produttori, nella quasi certezza di diventare prima o poi rovine personali (dalle vicende della Cines di Pittaluga a Vittorio Cecchi Gori)”.

Potete approfondire nell’articolo originale: https://ilmondonuovo.club/voluta-dal-fascismo-massacrata-dalla-guerra-rifiorita-nella-repubblica-arrancante-dopo-le-privatizzazioni-la-storia-di-cinecitta-e-della-fabbrica-dei-sogni-di-mario-pacelli-con/


Abbiamo fatto una breve intervista a Mario Pacelli sul suo nuovo libro

1) Come nasce il volume “Cinecittà la pupilla del Duce”?

“Il libro nasce da alcuni miei ricordi di gioventù: la visita a Cinecittà da poco realizzata, accompagnato da mio nonno che lavorava al suo interno, la partecipazione alla lavorazione di alcuni grandi film del Dopoguerra, la mia passione per il cinema in cui pensavo di lavorare in futuro, il fascino, non solo giovanile, dello schermo cinematografico…”.

2) Può riassumerci il contenuto?

“Nel libro traccio una storia del cinema italiano, dall’epoca dei film muti ai giorni nostri. In questo contesto racconto la realizzazione di Cinecittà, voluta da Mussolini per tentare di dare vita ad un’industria cinematografica nazionale uscendo da una produzione semiartigianale: il capo del fascismo vedeva nella cinematografia uno strumento valido per aggregare comunque il consenso degli italiani al regime anche con film di mera evasione che mostrassero gente felice, come nel caso dei film dei “Telefoni bianchi”, simboli di un benessere che sarebbe stato presto di tutti gli italiani”.

3) Che rapporto c’era tra il Duce ed il Cinema e quale reale ruolo aveva, secondo lei, la pellicola nelle convinzioni di Mussolini?

“Mussolini amava il cinema: ognisera a casa sua, a Villa Torlonia, assisteva alla proiezione di un film e spesso incontrava personaggi dello spettacolo cinematografico come Gioacchino Forzano e Carlo, l’industriale che realizzò Cinecittà. Mussolini aveva ben presente la forza persuasiva dell’immagine cinematografica e l’importanza del cinema nel sostegno del regime ma non volle mai un cinema di Stato come aveva scelto di fare Hitler in Germania. Fissò il perimetro ideologico entro il quale i produttori cinematografici dovevano muoversi, favorì anche finanziariamente la produzione di alcuni film di propaganda come “Scipione l’Africano” ma non andò oltre. La risposta dei produttori, o pseudo tali, fu molto carente”.

4) Quanti anni di ricerche sono servite per realizzare il testo?

“Per scrivere il libro sono stati necessari circa tre anni ma molto materiale era già stato acquisito”.