Gaetano Alaimo

NewTuscia – VITERBO – Benvenuto Monsignor Orazio Francesco Piazza! La comunità di Viterbo e della sua Diocesi la abbracciano oggi come nuovo Vescovo (con inizio della cerimonia alle 15 presso la cattedrale di San Lorenzo) dopo 11 anni di episcopato di Monsignor Lino Fumagalli, che resterà a Viterbo come sacerdote presso la Basilica della Madonna della Quercia.

Le sfide che l’attendono sono tante in una terra, quella di Viterbo, che non a caso si chiama città dei papi per i profondi legami storici, religiosi e di tradizione con la Chiesa, fino ad essere parte di uno Stato che traeva il nome proprio da San Pietro e dal Vaticano.

Viterbo, Sua Eccellenza, l’attende carica di speranza. Siamo stati, come tutti gli altri Italiani, colpiti da anni difficili, molto duri. Crisi economica, pandemia, guerra, caos sociale, pessimismo diffuso, difficoltà di avere quella giustizia sociale che è sempre di più un miraggio. Ma non sono qui per portare, nel giorno del suo insediamento, pessimismo, anzi.

Lei viene dopo 11 anni di guida evangelica di Monsignor Lino Fumagalli, che ha guidato la Diocesi di Viterbo proprio nelle congiunture dei problemi che le ricordavo. Lo ha fatto con grande senso di responsabilità e, soprattutto, di partecipazione. Ora tocca a lei, che viene da una terra ricca di storia e bellezza com’è la Campania ed il territorio di Sessa Aurunca. Conosce, per la sua provenienza, le difficoltà che sono proprie di chi cerca un lavoro, che è sinonimo di speranza concreta di riscatto della gente. Soprattutto quella gente che non cerca altro che la propria serenità personale e/o familiare.

Lei ha un’esperienza incredibile sia accademica che di pastore delle anime. Ha avuto incarichi delicati in tutti i settori chiave del mondo cattolico, dall’Università alle istituzioni fino ad essere membro della Congregazione delle cause dei santi. A mio giudizio è l’uomo giusto al posto giusto.

La Diocesi di Viterbo e la Tuscia in generale guardano a lei con speranza per l’esperienza che ha e, me lo permetta, anche per la sua spiccata esperienza come uomo di comunicazione. Già, la comunicazione. Nel senso cristiano, come nel suo senso etimologico, comunicare è mettere in comune, parlare per la comunità, rendere qualcosa da uno a tanti. Ecco, caro Monsignor Piazza, forse tanti questa parola non la usano più o, meglio, pensano che parlare sia comunicare. In tempi di individualismo sfrenato, indifferenza verso il prossimo e del “mors tua vita mea”, noi abbiamo bisogno di persone come lei. Di comunicatori veri, con un obiettivo chiaro: parlare per unire, condividere, avvicinare, lenire le sofferenze. E’ in questo che la parola comunicazione si sublima e ha la sua profonda essenza e funzione cristiana e cattolica.

Noi saremo qui a disposizione, umilmente, per aiutare in questi obiettivi con i nostri mezzi, al servizio della comunità. Se anche lei lo vorrà!

Benvenuto Eccellenza!