Gaetano Alaimo

NewTuscia – “Il beneficio del dubbio” (Augh! Edizioni), scritto da Rudy Guede con il giornalista viterbese di Tv2000 Pierluigi Vito, sta avendo un grande successo perché esamina la vita e la vicenda di Guede in relazione al delitto Meredith Kercher, non dal punto di vista mediatico generale o delle semplici risultanze processuali, ma fa conoscere un Guede sconosciuto. La vita di Rudy, raccontata da lui stesso, la sua verità, sono elementi fondamentali e preziosi per farsi un’idea completa di ciò che successe a Perugia quel maledetto 1° novembre 2007 ma, anche, per capire il clima che si creò intorno ad un ragazzo finito in carcere appena ventenne e protagonista, suo malgrado, di una vicenda più grande di lui.

Rudy Guede ha voluto che una parte dei diritti d’autore del libro vadano a sostegno della Fondazione Ospedale “Bambino Gesù”.

1)    Come nasce l’idea di scrivere a 4 mani con Rudy Guede “Il beneficio del dubbio”? Come lo ha conosciuto?

Con Rudy ci siamo conosciuti per caso. Un amico, volontario al carcere di Viterbo ha fatto da tramite, in quanto seguiva da vicino il percorso che Rudy stava facendo a Mammagialla e, visto il mio mestiere di giornalista, mi ha proposto di incontrarlo per immaginare un’occasione in cui lui potesse ripercorrere la sua storia. E così abbiamo incominciato a parlare: io entravo in carcere con carta e penna, fissavamo ricordi, rileggevamo e aggiungevamo. E questo è andato avanti fino a che lui è rimasto in carcere. Finita di scontare la pena siamo andati più spediti…

2)    La vicenda dell’omicidio di Meredith Kercher è ancora irrisolta. Il libro lancia una sua ipotesi su come sarebbero andate le cose realmente?

Il giornalista e scrittore Pierluigi Vito

Certamente non c’è il nome dell’assassino della povera Meredith, la vera vittima di questa tragica storia che ancora non ha visto certezze da consegnare alla sua famiglia. Il libro vuole semplicemente restituire al pubblico la versione dei fatti come la racconta Rudy, senza aver la pretesa di convincere per forza il lettore, ma solo con l’intento di finalmente sfatare tante false narrazioni che si sono accumulate sulla pelle di un ragazzo trovatosi “nel posto sbagliato al momento sbagliato”.

3)    Rudy Guede ha avuto una vita difficile fin da giovanissimo. Quanto ha influenzato ciò, secondo lei, la vicenda di via della Pergola 7 a Perugia?

Certamente il suo passato, i traumi di abbandono da parte dei suoi genitori, il suo crescere senza punti di riferimento stabili ha costruito un ragazzo con delle fragilità che sono deflagrate in quella terribile notte. Ma di questo Rudy ne è ben cosciente e non mette in dubbio che la sua colpa è non aver fatto abbastanza per provare a salvare Meredith. Si è fatto sopraffare dall’orrore della situazione, senza avere la maturità di gridare aiuto, di chiamare soccorsi. Ma da qui a dire che lui è certamente un assassino ce ne corre… Come peraltro emerge anche dalla lettura delle sentenze, in cui non si afferma che sia stato lui a uccidere Meredith.

4)    A Viterbo Rudy ha ritrovato la libertà, il lavoro e si è laureato. Come potrebbe descrivere il “nuovo” Guede?

Un uomo che ha ritrovato la parte migliore di sé, le sue potenzialità e la capacità di provare in ogni momento a dare il meglio. Una persona che vuole contribuire con quello che ha a disposizione al bene comune, tessendo relazioni sincere e con grande umiltà.

5)    Secondo lei la stampa italiana ed americana hanno capito di avere esagerato nel merito e nel metodo per ciò che è stato scritto e detto su Rudy Guede?

Un momento della presentazione del libro “Il beneficio del dubbio” avvenuta sabato 1° ottobre scorso alle ore 17.00 al Bistrot del Teatro San Leonardo

Non si può generalizzare. Alcuni hanno cercato di raccontare con più o meno esattezza i fatti; altri hanno costruito una vera e propria macchina del fango contro Rudy. Chi si è sempre comportato correttamente ha continuato a farlo, chi lo ha bersagliato da principio non ha mai smesso.

6)    Quanto hanno influenzato gli affetti di Perugia e, poi, di Viterbo, nella rinascita di Rudy?

Tantissimo. Rudy è una persona a cui è difficile non affezionarsi, perché coi suoi pro e i suoi contro (che abbiamo tutti) è di una socievolezza estrema. E le persone che gli hanno voluto bene, nel corso degli anni, hanno cercato di stargli accanto con un affetto che lui ha sentito forte e gli ha permesso di riprendere in mano la propria vita.

7)    Secondo lei “Il beneficio del dubbio” sarà risolutivo per rivedere la narrazione ufficiale dell’omicidio Meredith Kercher? Come spiega che Rudy sia stato in carcere per “concorso in omicidio” quando da anni Amanda Knox e Raffaele Sollecito erano stati assolti?

Noi abbiamo scritto questo libro per lanciare un seme di pensiero nel cuore e nelle mente di chi vorrà accoglierlo. Certo, più si diffonderà più questo obiettivo potrà essere raggiunto. Staremo a vedere. Confidiamo sulla generosità dei nostri lettori che finora hanno espresso tanti apprezzamenti sul nostro lavoro. Sulla seconda parte della domanda, qui possiamo ricordare che Rudy è stato condannato, leggendo le sue sentenze, per “concorso in omicidio con Knox e Sollecito, poi assolti per insufficienza di prove in un altro procedimento. Questa incongruenza avrebbe potuto spiegarla la giustizia italiana se avesse accolto l’istanza di revisione del processo presentata dai legali di Rudy; ma evidentemente alla nostra magistratura (e forse a qualcun altro) andava bene così…